Si chiude con una riduzione delle pene il giudizio d’Appello per Giuseppe Mario Fazio e Francesco Serra, i due uomini di Strongoli accusati di tentata estorsione ai danni di un imprenditore edile. La Corte d’Appello di Catanzaro ha definito oggi il procedimento sulla base del concordato raggiunto tra accusa e difese.
Per il 56enne Fazio, noto con il soprannome di “Peppe a mafia”, la pena è stata fissata in 5 anni di reclusione, contro i 6 anni stabiliti in primo grado con rito abbreviato.
Per il 33enne Serra, invece, la condanna scende da 4 anni a 3 anni e 4 mesi di carcere.
L’inchiesta partita dalla denuncia di un costruttore
La vicenda giudiziaria aveva preso avvio dalla denuncia presentata dal titolare di una ditta di costruzioni di Strongoli. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 26 novembre e il 12 dicembre 2024.
Secondo la ricostruzione investigativa, i due imputati avrebbero cercato di ottenere denaro dall’imprenditore in relazione ai lavori che la sua azienda stava eseguendo. L’inchiesta è stata coordinata dalla Dda di Catanzaro e ha portato all’arresto di Fazio e Serra il 31 gennaio 2025, eseguito dai carabinieri.
Gli accertamenti avrebbero consentito di ricostruire tre episodi nei quali sarebbero state avanzate richieste di denaro comprese tra 1.500 e 3.000 euro.
Le richieste di denaro e il ruolo contestato a Serra
Nell’impianto accusatorio, sarebbe stato soprattutto Fazio a rivolgersi direttamente all’imprenditore per ottenere le somme. Il denaro, secondo quanto avrebbe riferito agli investigatori, sarebbe stato destinato al pagamento di spese legali.
Serra, invece, avrebbe avuto un ruolo di supporto, fungendo secondo l’accusa da “facilitatore” e autista di Fazio nelle circostanze ricostruite dagli investigatori.
Un ulteriore episodio sarebbe avvenuto negli uffici dell’impresa. Fazio, sempre secondo quanto riferito nella denuncia, si sarebbe presentato dopo aver saputo che l’imprenditore aveva deciso di rivolgersi ai carabinieri.
Le immagini delle telecamere tra gli elementi dell’indagine
Per ricostruire la sequenza degli episodi, gli investigatori dell’Arma avrebbero utilizzato anche le immagini degli impianti di videosorveglianza.
Il materiale acquisito avrebbe contribuito agli accertamenti relativi agli incontri e agli spostamenti dei due imputati nel periodo preso in esame dall’inchiesta.
La contestazione iniziale comprendeva anche l’aggravante legata alla presunta agevolazione della cosca Giglio di Strongoli. Tale aggravante, tuttavia, era già venuta meno nel giudizio di primo grado.
La difesa in Appello e il nuovo quadro sanzionatorio
Il procedimento è approdato davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro con il concordato tra pubblica accusa e difese, che ha portato alla rideterminazione delle pene.
Fazio è assistito dall’avvocato Gianni Russano, mentre la difesa di Serra è affidata all’avvocato Giovanni Mauro.
Con la decisione odierna, la pena per Fazio viene quindi ridotta di un anno rispetto alla sentenza di primo grado, mentre per Serra la diminuzione è di otto mesi.













