23 Settembre 2026
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Crollo palazzina a Lamezia Terme, l’inchiesta della Procura “entra nel vivo”: ci sono tre indagati

Si tratta del committente dei lavori, dell’escavatorista e del responsabile tecnico. Episodio avvenuto il 2 settembre a Sambiase. Accertamenti in corso su lavori di scavo e possibili responsabilità penali. L’area resta sotto sequestro

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Sono tre gli indagati nell’inchiesta aperta dalla Procura di Lamezia Terme sul crollo della facciata laterale di una palazzina in via Galluppi, nel quartiere Sambiase, avvenuto lo scorso 2 settembre. Nella tarda mattinata, una porzione dell’edificio di quattro piani è venuta giù improvvisamente, senza coinvolgere persone solo per una concatenazione di circostanze favorevoli. Un evento che ha imposto l’immediata messa in sicurezza dell’area e l’evacuazione degli occupanti, estesa anche agli stabili vicini.

Le indagini e gli indagati

Dopo quasi quattro mesi di accertamenti tecnici e ricostruzioni, i magistrati hanno formalizzato le accuse nei confronti del committente dei lavori, dell’escavatorista e del responsabile tecnico del cantiere. L’ipotesi di reato contestata è quella di “crollo di costruzioni o altri disastri dolosi”. Al centro dell’inchiesta vi sono i lavori di scavo in corso nella zona al momento del cedimento, eseguiti con mezzi meccanici, che potrebbero aver inciso sulla stabilità della struttura.

Il cantiere e la sicurezza

Subito dopo il crollo, l’area è stata transennata, posta sotto sequestro e affidata alle operazioni di sicurezza dei vigili del fuoco. Solo in un secondo momento, e per il tempo strettamente necessario, è stato consentito ai residenti di rientrare per recuperare gli effetti personali indispensabili. Un nucleo familiare che abitava nello stabile colpito è stato temporaneamente ospitato in un appartamento messo a disposizione dalla ditta impegnata nei lavori, secondo quanto si apprende.

L’edificio “sventrato”

A distanza di mesi, la palazzina si presenta ancora svuotata e recintata. Le immagini della facciata crollata hanno mostrato gli interni degli appartamenti esposti come in una vetrina sospesa: cucine, soggiorni e camere da letto improvvisamente a vista, insieme allo scheletro dell’edificio fatto di travi, impianti e muri divisori. Una rappresentazione plastica della gravità dell’accaduto, che ha segnato profondamente il quartiere.

L’allarme e i minuti decisivi

Determinante, quel giorno, è stato l’allarme lanciato da un ragazzo di 17 anni, che si trovava a casa dei nonni e ha notato la caduta di calcinacci. A intervenire è stata la madre, che ha fermato l’operaio al lavoro nell’area sottostante e ha messo in salvo i figli, impedendo anche al proprio genitore di rientrare nell’abitazione. L’operatore, impegnato nello scavo delle fondamenta di un nuovo edificio, non si sarebbe accorto delle crepe che iniziavano a manifestarsi, complice il rumore dell’escavatore e la polvere. Pochi istanti dopo si è udito il boato e la facciata è crollata sulla piazzetta sottostante, solitamente molto frequentata.

Attesa per le perizie

L’inchiesta, con l’iscrizione dei tre indagati, entra ora in una fase decisiva. L’area resta sotto sequestro e i proprietari attendono gli esiti delle perizie sull’agibilità degli appartamenti. Gli accertamenti dovranno chiarire la dinamica dei fatti e l’eventuale nesso causale tra le attività di scavo e il cedimento strutturale, nel rispetto delle garanzie difensive previste dalla legge.

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