Un’alleanza che avrebbe superato confini, appartenenze e storiche differenze criminali. Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra capaci, secondo l’impianto dell’inchiesta Hydra, di sedersi allo stesso tavolo quando in gioco c’erano gli affari in Lombardia. A raccontare dall’interno quello che gli investigatori hanno ribattezzato “consorzio” o “sistema mafioso lombardo” è ora uno degli uomini che quel mondo sostiene di averlo conosciuto direttamente. Davanti ai giudici dell’ottava sezione penale del Tribunale di Milano è iniziata la deposizione di Francesco Bellusci, collaboratore di giustizia ed ex esponente della locale di ’ndrangheta di Lonate Pozzolo, nel Varesotto. Bellusci testimonia dietro un paravento nel processo con rito ordinario a carico di oltre 40 imputati, nato dalla maxi inchiesta coordinata dai pm della Dda di Milano Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane e condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo.
Il pentito e il presunto “sistema mafioso lombardo”
Al centro del procedimento c’è la tesi investigativa dell’esistenza di una struttura criminale composta da esponenti delle tre principali organizzazioni mafiose italiane, capace di creare una sorta di alleanza operativa per gestire interessi e affari sul territorio lombardo. Bellusci era stato già condannato a 4 anni e 6 mesi nel filone celebrato con rito abbreviato, nel quale sono state pronunciate oltre 60 condanne, in quanto ritenuto esponente della locale di ’ndrangheta di Lonate Pozzolo. Successivamente ha deciso di collaborare con la giustizia, come hanno fatto anche altri imputati dell’inchiesta. La sua testimonianza assume quindi un peso particolare perché punta a ricostruire dall’interno rapporti, gerarchie, rituali e dinamiche del sistema finito sotto la lente della Dda milanese.
Dall’affiliazione ai riti, fino alle armi
La deposizione è partita dalla sua “prima affiliazione” al clan Rispoli. Il collaboratore ha raccontato ai giudici i riti e le gestualità che avrebbero scandito la vita dell’organizzazione, comprese quelle utilizzate all’interno delle carceri. Il racconto si è poi spostato su aspetti ancora più pesanti: il “traffico di armi e azioni violente” e i nomi di coloro che, secondo Bellusci, avrebbero fatto parte “dell’associazione mafiosa Hydra”. Una ricostruzione che la Procura sta portando davanti al collegio giudicante per sostenere l’esistenza di quella rete criminale trasversale che rappresenta uno degli elementi centrali dell’intera inchiesta.
Il racconto sui rapporti con la politica
Nelle dichiarazioni rese in precedenza, Bellusci ha affrontato anche un altro capitolo delicato: i presunti rapporti tra il “consorzio” mafioso e la politica locale. Lo scorso 2 settembre il collaboratore aveva parlato di “un tizio di Buscate”, comune dell’hinterland milanese, indicandolo come un consigliere comunale di maggioranza e descrivendolo come “molto amico” di Giacomo Cristello, condannato a 11 anni nel procedimento abbreviato. Secondo il racconto del pentito, il politico avrebbe svolto una funzione di “tramite” o di “ponte” tra Cristello e alcuni esponenti della famiglia Rispoli, evitando che questi ultimi avessero contatti diretti. “Per non essere intercettati, per non avere collegamenti, sempre per i soliti fatti di indagine”, aveva spiegato Bellusci.
L’“ambasciatore” e i soldi destinati al boss al 41 bis
Il consigliere, sempre stando alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, avrebbe agito anche come una sorta di “ambasciatore”, incaricato di trasmettere messaggi. Non soltanto parole. Bellusci ha riferito anche di somme di denaro, nell’ordine di “1000/2000” euro, che sarebbero state veicolate dalla cosca in favore di Vincenzo Rispoli, detenuto in regime di 41 bis. Dichiarazioni che dovranno naturalmente essere vagliate nel contraddittorio processuale e sulle quali saranno chiamati a pronunciarsi i giudici.
Hydra torna in aula il 23 e il 30 settembre
Il processo proseguirà nelle udienze del 23 e del 30 settembre, che saranno celebrate nell’aula della Corte d’Assise d’appello. Il cambio di sede si è reso necessario dopo il crollo del controsoffitto nell’aula bunker di piazza Filangieri, avvenuto nei giorni scorsi. Intanto, attraverso la deposizione di Bellusci, il processo entra nel cuore della tesi accusatoria: l’esistenza in Lombardia di un sistema nel quale uomini riconducibili a Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra avrebbero scelto di cooperare, mettendo da parte le rispettive appartenenze quando queste rischiavano di diventare un ostacolo agli affari.












