Passa dal carcere agli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico Carlo Francesco Procopi, 60 anni di Catanzaro, imputato per usura, estorsione, autoriciclaggio ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria, nell’ambito dell’inchiesta Dio Denaro. Lo ha deciso il Tribunale collegiale di Catanzaro, presidente Beatrice Fogari, a latere Marilena Sculco ed Elisa Fabio, che ha sciolto la riserva sulla richiesta di sostituzione della misura cautelare avanzata in aula dagli avvocati difensori Salvatore Staiano, Marta Staiano e Antonio Lomonaco, sul presupposto che l’imputato durante gli otto mesi di detenzione in carcere “ha dato dimostrazione di aver intrapreso un percorso orientato al recupero personale mediante iniziative assunte su base volontaria indirizzate al reinserimento sociale (attività lavorativa e offerte reali alle persone offese)”. Elemento idoneo e sufficiente, insieme al fatto che si tratti di persona, prima dell’arresto, incensurata, per accordare a Procopi un credito fiduciario, che gli consente l’applicazione di una misura cautelare più gradata: quella appunto dei domiciliari con braccialetto elettronico, con divieto di comunicare con terzi diversi dai familiari.
Secondo le ipotesi accusatorie, l’imputato avrebbero, a vario titolo, approfittato di imprenditori, commercianti, in difficoltà economica, sull’orlo del baratro, con esposizioni debitorie importanti prestando danaro e pretendendone la restituzione a interessi vertiginosi, ricorrendo anche alle minacce costretti a privarsi di tutti i beni pur di aver salva la vita e a volte pronti a farla finita di fronte a persone senza scrupoli pronte ad approfittare dello stato di bisogno delle vittime, soggiogandole (LEGGI).









