31 Agosto 2026
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Inchiesta “Doppia Curva”, l’ex ultrà rossonero Lucci punta al patteggiamento. Sullo sfondo i legami con la ‘ndrangheta

Accordo a 8 anni in appello per la gestione della Curva Sud. Intanto il suo vice confessa il tentato omicidio Anghinelli mentre si stringe il cerchio attorno ai contatti con i clan di Reggio Calabria

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Il terremoto giudiziario che ha azzerato i vertici del tifo organizzato milanese si avvia verso una clamorosa svolta processuale. Luca Lucci, storico ed ormai ex leader della Curva Sud del Milan, ha ufficializzato la richiesta di concordato in appello, proponendo una pena concordata a 8 anni di reclusione.
Si tratta di una vera e propria proposta di patteggiamento in secondo grado, che ha già incassato il benestare della Procura generale milanese per l’accusa principale: essere stato il promotore e il capo dell’associazione a delinquere finalizzata al controllo del racket e degli affari illeciti attorno allo stadio Meazza.

La pioggia di concordati e la rinuncia ai ricorsi

Lucci, che in primo grado era stato condannato a 10 anni di reclusione con rito abbreviato, non è l’unico ad aver scelto la via dell’accordo in questa prima udienza davanti alla terza sezione della Corte d’Appello di Milano. La strada dei concordati è stata infatti intrapresa da altri sette imputati coinvolti nel filone principale della maxi inchiesta “Doppia Curva”, condotta dalla Dda, dalla Polizia e dalla Guardia di Finanza.
Tra le richieste spiccano quella di Alessandro Sticco a 3 anni e 10 mesi e quella di Islam Hagag a 2 anni e 10 mesi. Chi invece ha scelto di non percorrere questa via è Giuseppe Caminiti, figura chiave che gli inquirenti indicano come l’anello di congiunzione diretta con i vertici della ‘ndrangheta calabrese.

I tentacoli delle cosche calabresi sugli affari dello stadio

L’inchiesta, scattata con i blitz del settembre 2024, ha progressivamente svelato una sistematica infiltrazione della criminalità organizzata calabrese nelle dinamiche di San Siro. Gli inquirenti hanno tracciato collegamenti solidi tra la tifoseria e i clan della ‘ndrangheta reggina, in particolare la cosca Bellocco di Rosarno e i referenti locali a Milano.
Giuseppe Caminiti, l’unico a non aver chiesto il concordato, è ritenuto dagli investigatori un soggetto vicinissimo alla criminalità organizzata calabrese, nello specifico al boss Giuseppe Calabrò, e attivo nel lucroso business della gestione dei parcheggi adiacenti allo stadio, oltre che accusato di reati di sangue del passato.
La difesa di Lucci ha tenuto a precisare che la pena finale concordata a 8 anni risulta del tutto “proporzionata a quella irrogata ai coimputati resisi responsabili di fatti di violenza ma qualificati come subordinati a Lucci nel sodalizio”, nonché a quella decisa per gli esponenti della sponda interista della Curva Nord, la cui posizione è risultata pesantemente aggravata proprio dall’accusa di aver agevolato il sodalizio mafioso della ‘ndrangheta.

Il vice di Lucci confessa il tentato omicidio del 2019

L’udienza ha registrato un altro colpo di scena di fondamentale importanza investigativa. È stato depositato un verbale inedito in cui Daniele Cataldo, storico braccio destro e vice di Lucci, ha confessato il suo ruolo nel tentato omicidio di Enzo Anghinelli, l’ultrà milanista scampato a un agguato a colpi di pistola nel 2019 in pieno centro a Milano.
Per questa specifica accusa di tentato omicidio, di cui Lucci è ritenuto il mandante e Cataldo l’esecutore, la partita processuale resta del tutto aperta e non rientra nei termini dei concordati appena depositati.
I giudici della Corte d’Appello di Milano dovranno esprimersi sull’ammissibilità dei patteggiamenti a partire dalla prossima udienza, già fissata per il 17 settembre 2026. Sullo sfondo restano le dichiarazioni dei vecchi boss della curva ora passati tra le fila dei collaboratori di giustizia, le cui rivelazioni continuano a far tremare i palazzi del calcio milanese e i clan calabresi che per anni hanno gestito indisturbati i flussi di denaro nero del Meazza.

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