14 Settembre 2026
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Inchiesta sull’acqua a Carolei, la Procura chiede il carcere: l’ex sindaco respinge le accuse

Contestati, tra gli altri, alterazione delle acque, corruzione e turbativa d'asta. Il gip atteso nei prossimi giorni

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L’ex sindaco di Carolei, Francesco Iannucci, ha fornito la propria versione dei fatti nel corso dell’interrogatorio preventivo di garanzia davanti al gip del Tribunale di Cosenza, Claudia Pingitore.

L’esponente politico è coinvolto in un’inchiesta avviata nel 2024 dai Carabinieri del Comando Unità Forestali e coordinata dalla Procura di Cosenza, guidata da Vincenzo Capomolla. Nei confronti dell’ex primo cittadino vengono contestati, a vario titolo, reati che vanno dall’alterazione delle acque alla corruzione e alla turbativa d’asta.

La Procura ha chiesto per Iannucci l’applicazione della misura cautelare in carcere. Il gip si è riservato la decisione, attesa nei prossimi giorni.

La difesa: “L’acqua non era contaminata”

Al termine dell’interrogatorio, l’avvocato Francesco Calabrò, difensore di Iannucci, ha spiegato che il suo assistito avrebbe fornito tutti i chiarimenti ritenuti necessari, consegnando anche ulteriore documentazione. “Iannucci ha fornito tutti i chiarimenti possibili e prodotto ulteriore documentazione per dimostrare che, per quanto a sua conoscenza, l’acqua immessa dalla sorgente ‘Rupi’ non era assolutamente contaminata o pericolosa”, ha affermato il legale.

Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguarda proprio l’utilizzo dell’acqua della sorgente Rupi. La difesa sostiene che l’immissione non sarebbe avvenuta di nascosto né durante le ore notturne, ma nell’ambito di una situazione di emergenza idrica che interessava il territorio comunale. “L’immissione dell’acqua – ha evidenziato la difesa – non è avvenuta di notte, ma alla luce del sole, nell’ambito di un’emergenza idrica che interessava il territorio, con confronti in Consiglio comunale e attraverso un finanziamento regionale”.

Gli esami microbiologici prodotti dalla difesa

Nel corso dell’interrogatorio, la difesa ha inoltre depositato documentazione relativa alla qualità dell’acqua della sorgente. “In particolare – ha spiegato l’avvocato Calabrò – abbiamo prodotto i risultati di un esame microbiologico del 2020 sulla sorgente, non noto agli inquirenti, e un successivo esame del 2022 svolto durante la gestione commissariale”.

Secondo la ricostruzione fornita dal legale, proprio durante la gestione commissariale sarebbero stati gli stessi commissari a chiedere all’Autorità di bacino l’autorizzazione per utilizzare la sorgente.

La documentazione viene quindi indicata dalla difesa come uno degli elementi a sostegno della tesi secondo cui l’acqua utilizzata non presentasse caratteristiche tali da configurare un pericolo.

Servizi cimiteriali e scuolabus, la contestazione della turbativa d’asta

Gli altri episodi contestati all’ex sindaco riguardano, tra l’altro, servizi cimiteriali e scuolabus.

Anche su questi aspetti la difesa ha respinto le accuse, concentrandosi in particolare sulla natura degli affidamenti. “Fatta eccezione per un’ipotesi, si tratta di affidamenti diretti, dove vi è ampia discrezionalità della stazione appaltante e non è quindi configurabile il reato di turbativa d’asta”, ha sostenuto Calabrò.

La difesa contesta dunque la ricostruzione accusatoria anche sotto il profilo della configurabilità dei reati ipotizzati in relazione agli affidamenti.

La richiesta di carcere e la posizione della difesa

Un ulteriore punto dell’interrogatorio ha riguardato la richiesta di misura cautelare in carcere avanzata dalla Procura.

Il legale di Iannucci ha contestato la presenza delle esigenze cautelari, sostenendo che non vi sarebbero né un concreto pericolo di reiterazione dei reati né rischi di inquinamento probatorio. “Non vi è pericolo di reiterazione del reato, poiché Iannucci non ricopre più la carica di sindaco né ruoli tecnici, né di inquinamento probatorio, essendo i termini delle indagini ormai scaduti da mesi”, ha dichiarato Calabrò.

La difesa ha quindi concluso esprimendo fiducia nel mancato ricorso a misure coercitive: “Confidiamo che non venga applicata alcuna misura coercitiva”.

Ora la decisione passa al gip Claudia Pingitore, che si è riservata e dovrebbe pronunciarsi nei prossimi giorni sulla richiesta della Procura.

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