5 Settembre 2026
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Dalla Moto Parilla alle Officine Meccaniche Calabresi: la Calabria che inventava il futuro

La storia dimenticata di due straordinarie esperienze industriali nate grazie all'ingegno di imprenditori calabresi. Dalla Moto Parilla di Giovanni Parrilla alla fabbrica di Locri

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Mentre, cento anni fa, a Borgo Panigale, periferia di Bologna, nasceva la Ducati, a Milano era già nata la Moto Parilla, storica casa motociclistica che avrebbe cessato la produzione nel 1967.

Pochi ricordano che la Moto Parilla fu inventata da un calabrese: Giovanni Parrilla, nato a Longobucco (Cosenza) il 21 ottobre 1911 e morto a Milano il 17 gennaio 1976. Fu un celebre inventore, meccanico e costruttore motociclistico, fondatore della storica casa motociclistica Moto Parilla.

La Moto Parilla fu una casa motociclistica italiana con sede a Milano, fondata nel 1946. Il nome dell’azienda derivava da quello del suo fondatore, leggermente modificato per renderlo più accattivante: venne infatti eliminata una delle due “r” del cognome Parrilla. Il simbolo dell’azienda era un levriero in corsa.

La Calabria e la passione per le motociclette

La passione e la genialità dei calabresi nel settore delle motociclette hanno però un precedente ancora più antico e altrettanto significativo.

Tra il 1930 e il 1933, infatti, a Locri operava una fabbrica di motociclette e, più in generale, un’importante industria metalmeccanica. Un fatto che oggi può sorprendere, soprattutto se si considera la situazione socio-economica che caratterizza il capoluogo della Locride.

Il mistero delle Officine Meccaniche Calabresi

Quella delle Officine Meccaniche Calabresi (OMC) è una vicenda ancora oggi avvolta da molti interrogativi.

Attorno al fallimento dell’azienda si è infatti sviluppato un alone di mistero mai chiarito completamente, una storia che ricorda per certi aspetti un vero e proprio giallo, tra rivalità, interessi economici e passioni che fecero da sfondo a quello che all’epoca fu considerato uno scandalo.

L’ingegnere Bruzzese e il sogno industriale della Locride

All’inizio degli anni Trenta, in una Locri divisa tra aristocrazia e povertà, arrivò da Grotteria l’ingegnere Vincenzo Bruzzese, formatosi nelle industrie del Nord Italia.

Con il sostegno della Banca Popolare di Gerace, Bruzzese fondò un’importante industria metalmeccanica, considerata strategica anche perché convertibile a fini militari.

L’azienda produceva, attraverso un ciclo produttivo completo che andava dalla fusione del metallo fino alle rifiniture finali, una motocicletta sportiva da 175 cc.

Non solo moto: motori, gruppi elettrogeni e i bulloni del Rex

Le Officine Meccaniche Calabresi non si limitavano alla produzione motociclistica.

Lo stabilimento realizzava infatti motori marini, motori di sollevamento, gruppi elettrogeni, utensili, prodotti di fonderia e bulloneria. Proprio quei bulloni sarebbero stati utilizzati anche nella costruzione del leggendario transatlantico Rex, divenuto celebre grazie al film di Federico Fellini.

Una rivoluzione sociale e un epilogo ancora discusso

L’arrivo di questa realtà industriale trasformò profondamente la vita di Gerace Marina – l’attuale Locri – introducendo elementi di forte innovazione sociale: le prime donne operaie, le buste paga, una crescente emancipazione del lavoro e i primi segnali di quei cambiamenti che avrebbero caratterizzato il Novecento italiano.

L’11 novembre 1933, però, l’ingegnere Vincenzo Bruzzese venne arrestato con l’accusa di concorso nel reato di truffa continuata. Fu l’inizio del declino dell’azienda, destinata poco dopo alla chiusura.

Resta ancora aperto il dibattito sulle cause del fallimento: fu la crisi della Banca Popolare di Gerace a trascinare con sé le Officine Meccaniche Calabresi, oppure fu il dissesto della fabbrica a provocare quello dell’istituto di credito? Una domanda che non ha mai trovato una risposta definitiva.

Quel che è certo è che nessuno intervenne per salvare il progetto industriale di Bruzzese: né l’aristocrazia locale né il regime fascista mossero iniziative concrete per preservare quello che, a tutti gli effetti, rappresentava uno dei più importanti esperimenti industriali della Calabria del Novecento.

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