Antonino Accorinti resta al 41 bis. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il regime di carcere duro applicato al boss di Briatico, di 70 anni. Rimane dunque in vigore il provvedimento disposto con decreto del Ministero della Giustizia del 16 luglio 2024. La decisione riguarda il regime detentivo del capoclan, il cui percorso giudiziario comprende una condanna definitiva nel processo “Costa Pulita” e una sentenza di primo grado nel procedimento nato dalle operazioni “Maestrale” e “Olimpo”, attualmente al vaglio dell’appello.
La condanna definitiva per “Costa Pulita”
Il 7 febbraio 2025 è diventata definitiva la condanna di Accorinti a 12 anni di reclusione nel processo scaturito dall’operazione “Costa Pulita”. In quel procedimento è stato riconosciuto quale capo promotore dell’omonimo clan di Briatico. La pronuncia sul 41 bis interviene su un piano distinto rispetto all’accertamento delle responsabilità penali: al centro della decisione della Cassazione c’è il mantenimento del regime di carcere duro.
“Maestrale-Olimpo”, l’appello è ancora in corso
Nel 2025 Accorinti ha riportato anche una condanna a 13 anni e quattro mesi, pronunciata in primo grado al termine del processo con rito abbreviato nato dalle operazioni “Maestrale” e “Olimpo”. Questa sentenza non è definitiva: il giudizio d’appello è ancora in corso. Un passaggio distinto dalla condanna ormai irrevocabile per “Costa Pulita”.
Il figlio collaboratore di giustizia dal 2023
Nella storia della famiglia Accorinti si inserisce anche la scelta del figlio Antonio, diventato collaboratore di giustizia nel 2023. Per Antonino Accorinti, intanto, il regime detentivo non cambia: dopo la dichiarazione d’inammissibilità del ricorso, resta sottoposto al 41 bis.













