11 Settembre 2026
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Aste truccate e truffe sui fondi pubblici a Catanzaro, in silenzio davanti al gip l’avvocato Mellea

Ha fornito la sua versione dei fatti l'imprenditore Mercurio, mentre Abramo si è avvalso della facoltà di non rispondere, pur rilasciando dichiarazioni spontanee

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 In due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre un terzo indagato si è difeso. Durante l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari l’avvocato Gennaro Pierino Mellea, codifeso dagli avvocati Vitaliano Leone e Giovanni Merante ha scelto il silenzio, stessa linea tenuta dall’imprenditore Danilo Abramo, sebbene abbia rilasciato dichiarazioni spontanee sul cui contenuto vige il massimo riserbo. Ha fornito invece la sua versione dei fatti l’imprenditore Roberto Mercurio, assistito dagli avvocati Enzo De Caro e Arcangelo De Caro, rispondendo alle domande del gip. Tutti e tre gli indagati sono destinatari di una misura cautelare agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Catanzaro che punta a far luce su un sodalizio criminale che oltre ad operare per realizzare profitti in proprio, avrebbe utilizzato società intestate fittiziamente a coniugi, compagne, persone di fiducia e prestanomi. Si tratta di società di persone e di capitale nel settore immobiliare e delle aste, che vedrebbe coinvolte diverse persone formalmente qualificate come imprenditori agricoli, ma in realtà intestatari fittizi di aziende dedite alla costante partecipazione di bandi pubblici nel settore dell’agricoltura per ottenere contributi a fondo perduto.

Le ipotesi accusatorie

Avvocato e i due imprenditori sono indagati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, alla turbata libertà degli incanti al riciclaggio, all’autoriciclaggio e per tre capi di imputazione viene contestata loro anche l’aggravante mafiosa. Abramo, secondo le ipotesi accusatorie, titolare e amministratore di fatto di Crd Immobiliare e Grd, sarebbe l’uomo che avrebbe diretto le aste truccate, raccolto la liquidità, chiedendo soldi ai referenti delle cosche, che avrebbe dato ordini ai prestanome su come muovere i soldi sui conti, verificando i pagamenti Agea e Arte, tenendo la contabilità su un libro giallo. Mellea, viene individuato, dalla Dda come l’ideatore, l’organizzatore e il finanziatore del sistema delle truffe PAC: avrebbe individuato le teste di legno, finanziato l’acquisto dei terreni in Calabria e Toscana, dirigendo tutto, mentre Mercurio coordinato le aste con Abramo e Mellea, raccolto soldi dalla famiglia Salerno di Cutro con cui avrebbe avuto rapporti diretti, gestito i prestanome e tenuto la contabilità con Abramo. 

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