19 Settembre 2026
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“Dio denaro”, Procopi lascia i domiciliari: il Tribunale dispone l’obbligo di dimora a Catanzaro

Nuovo alleggerimento della misura cautelare per l’imprenditore coinvolto nell’inchiesta sull’ipotesi di un sistema di prestiti a tassi usurari

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Nuovo passaggio sul piano delle misure cautelari per Carlo Francesco Procopi, coinvolto nell’inchiesta “Dio denaro” della Procura di Catanzaro su un presunto sistema di prestiti a tassi usurari. Il Tribunale penale di Catanzaro ha disposto la sostituzione degli arresti domiciliari con l’obbligo di dimora nel Comune.

Il provvedimento segna un ulteriore ridimensionamento della misura applicata all’imprenditore, che nell’aprile 2025 era stato arrestato e condotto in carcere nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Procura e condotta dalla Guardia di Finanza di Catanzaro.

L’inchiesta e l’arresto dell’aprile 2025

La vicenda giudiziaria era emersa l’11 aprile 2025, quando i finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro avevano eseguito tre misure cautelari nei confronti di Carlo Francesco Procopi, del fratello Giuseppe Procopi e di Daniele Masciari. Il provvedimento cautelare era stato emesso dal Gip di Catanzaro su richiesta della Procura. Per Carlo Francesco Procopi era stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre per gli altri due indagati erano stati disposti gli arresti domiciliari. 

Le contestazioni, nella ricostruzione degli investigatori, riguardavano a vario titolo usura, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, estorsione e autoriciclaggio. L’indagine aveva preso in esame un’attività di erogazione di prestiti che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata esercitata stabilmente a Catanzaro sin dai primi anni Duemila. Tra gli elementi indicati dagli investigatori figurava anche un episodio nel quale il tasso di interesse applicato sarebbe arrivato, secondo l’accusa, al 600 per cento su base annua. Le persone individuate come vittime comprendevano soggetti con differenti condizioni personali e professionali, tra cui imprenditori e un calciatore professionista. Si tratta, va ricordato, di contestazioni formulate nella fase cautelare e non di una responsabilità penale definitivamente accertata.

L’interrogatorio davanti al Gip

Dopo l’arresto, Procopi aveva scelto di rispondere alle domande durante l’interrogatorio davanti al Gip, fornendo la propria versione dei fatti alla presenza dei suoi difensori, gli avvocati Salvatore Staiano e Antonio Lomonaco. La posizione difensiva si è quindi sviluppata nel corso del procedimento anche attraverso le richieste di rivalutazione della misura cautelare.

Dal carcere ai domiciliari nel dicembre 2025

Il primo cambiamento significativo sul fronte cautelare era arrivato nel dicembre 2025. Il Tribunale di Catanzaro aveva infatti accolto l’istanza presentata dalla difesa e disposto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La decisione era stata resa nota il 15 dicembre 2025. L’istanza era stata presentata dagli avvocati Salvatore Staiano, Antonio Lomonaco e Marta Staiano e che il provvedimento era collegato a una nuova valutazione delle esigenze cautelari. Anche in quella fase le accuse erano rimaste quelle contestate nell’ambito dell’inchiesta: usura, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, estorsione e autoriciclaggio.

Adesso l’obbligo di dimora

L’ultimo provvedimento modifica nuovamente il quadro. Il Tribunale penale di Catanzaro ha disposto la cessazione degli arresti domiciliari e l’applicazione dell’obbligo di dimora nel Comune. Procopi non è quindi più sottoposto alla permanenza presso il proprio domicilio prevista dalla precedente misura cautelare, ma resta destinatario della prescrizione di dimorare nel Comune stabilito dall’autorità giudiziaria, secondo quanto previsto dal nuovo provvedimento. Il percorso cautelare passa così attraverso tre differenti fasi: la custodia in carcere disposta nell’aprile 2025, gli arresti domiciliari applicati nel dicembre dello stesso anno e, ora, l’obbligo di dimora.

Una vicenda giudiziaria ancora aperta

Il nuovo provvedimento riguarda esclusivamente la misura cautelare e la valutazione delle esigenze cautelari da parte dell’autorità giudiziaria. Non equivale, quindi, a una decisione sul merito delle contestazioni. L’inchiesta dalla quale ha avuto origine il procedimento riguarda ipotesi di reato che dovranno essere valutate nelle successive fasi giudiziarie, nel rispetto della presunzione di non colpevolezza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

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