Lascia gli arresti domiciliari Daniele Masciari, detto “u bananaru”, 53 anni di Catanzaro imputato nel processo Dio Denaro, nato da un’inchiesta della Procura che punta a far luce su un giro di usura, di estorsione, di esercizio abusivo della professione e di autoriciclaggio. Lo ha deciso il Tribunale collegiale di Catanzaro al termine dell’udienza dibattimentale di ieri, sostituendo per Masciari, difeso dagli avvocati Vittorio Cosco e Carlo Petitto la misura più gradata dell’obbligo di dimora. Stessa sorte anche per Carlo Francesco Procopi, detto Carlo, 61 anni, di Catanzaro, difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Antonio Lomonaco (LEGGI).
Secondo le ipotesi accusatorie, gli imputati avrebbero, a vario titolo, approfittato di imprenditori in difficoltà economica, sull’orlo del baratro, con esposizioni debitorie importanti prestando danaro e pretendendone la restituzione a interessi vertiginosi, ricorrendo anche alle minacce “se non mi paghi vengo e ti prendo con una spranga”, costretti a privarsi di tutti i beni pur di aver salva la vita e a volte pronti a farla finita di fronte a persone senza scrupoli pronte ad approfittare dello stato di bisogno delle vittime, soggiogandole. Ipotesi di accuse rispetto alla quali il magistrato titolare del fascicolo aveva chiesto e ottenuto il giudizio immediato per gli imputati, saltando il filtro dell’udienza preliminare, dal momento che le prove raccolte in fase di indagini sono state ritenute tali da mandarli subito a processo. L’udienza dibattimentale proseguirà nei confronti di Masciari e Procopi il prossimo 4 dicembre.













