13 Ottobre 2026
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Altro che sfratto della sede: la Camera di Commercio di Vibo è proprietaria. L’operazione Lico che fece rinascere il Valentianum

Il Comune rivuole i locali in affitto al piano terra, mentre gli uffici restano negli spazi acquistati dall’ente camerale. Calabria7 ricostruisce il progetto di Michele Lico: risparmi sui canoni, restauri e un museo nel cuore della città

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La Camera di Commercio non deve lasciare la propria sede al Valentianum. Il primo piano che ospita gli uffici è di sua proprietà: lo ha acquistato dal Comune di Vibo Valentia nell’ambito di una brillante operazione promossa da Michele Lico oltre dieci anni fa. Il mancato rinnovo deciso dalla giunta guidata da Enzo Romeo riguarda invece i locali al piano terra, rimasti di proprietà comunale e concessi in affitto all’ente camerale. I 104 euro al mese finiti al centro della polemica non sono dunque l’affitto della sede camerale. Sono il canone degli spazi al piano terra che, secondo la ricostruzione raccolta da Calabria7, hanno ospitato prima lo sportello del Registro imprese e poi un laboratorio artistico, oggi chiuso. È di questi locali che il Comune chiede la restituzione entro il 31 ottobre.

L’approfondimento di Calabria7 riporta alla luce la storia dell’acquisto e del recupero del primo piano. A guidare quel percorso virtuoso e unico nel suo genere fu Michele Lico, nelle sue stagioni da commissario e presidente della Camera di Commercio: prima il trasferimento da una sede in affitto particolarmente onerosa, poi la riqualificazione degli ambienti e infine l’acquisizione dal Comune. Lico trasformò una spesa per gli affitti in un investimento sul patrimonio dell’ente, dando alla Camera di Commercio una sede stabile e al Valentianum nuovi uffici, spazi culturali e un museo d’arte contemporanea. Un risultato straordinario che misura la lungimiranza dell’operazione. Per comprenderla bisogna tornare agli anni in cui la Camera occupava Palazzo Rosano, in viale Matteotti, e pagava quasi 100mila euro l’anno di locazione.

Da Palazzo Rosano al Valentianum: l’intuizione di Michele Lico

La storia comincia con un affitto da quasi 100mila euro l’anno. È quanto la Camera di Commercio di Vibo Valentia pagava per la sede di Palazzo Rosano, in viale Matteotti. Una spesa consistente, che si ripete a ogni esercizio senza accrescere il patrimonio dell’ente. Michele Lico individua una soluzione che tiene insieme due esigenze: ridurre quel costo e recuperare una parte del Valentianum, lo storico complesso domenicano nel cuore della città. Sono gli anni del sindaco Franco Sammarco. Lico costruisce l’accordo con il Comune per trasferire gli uffici camerali nell’antico convento, affacciato sulla piazza del Duomo di San Leoluca. Il progetto richiede lavori, risorse e una prospettiva che vada oltre il semplice cambio di indirizzo.

L’intesa prevede un canone di circa 48mila euro annui, con l’impegno della Camera di Commercio a ristrutturare e riqualificare gli ambienti destinati alla nuova sede. Rispetto a Palazzo Rosano, la spesa per l’affitto si riduce di circa 50mila euro l’anno. Un risparmio che consente di liberare risorse e sostenere il percorso di recupero. Lico vede nel Valentianum la possibilità di dare all’ente una sede migliore, spendendo meno e investendo sul futuro. È il primo passaggio di un’operazione che negli anni successivi diventerà ancora più ambiziosa.

Il recupero degli ambienti e la nuova sede

La Camera di Commercio assume un impegno per interventi di manutenzione straordinaria quantificato, nella ricostruzione raccolta da Calabria7, in circa 800mila euro. Il progetto restituisce una funzione agli spazi: uffici, ambienti per il personale, servizi per le imprese e luoghi di incontro. Nel 2009 il trasferimento trova compimento. Le pagine della rivista camerale Lìmen documentano l’apertura della sede e il lavoro realizzato insieme all’amministrazione Sammarco. Le fotografie di ieri sono quelle di oggi: mostrano i corridoi recuperati, le sale, gli ambienti di rappresentanza e lo sportello del Registro imprese. Già allora il progetto comprende una dimensione culturale. Lico vuole che l’ingresso della Camera di Commercio nel Valentianum restituisca alla città un edificio da frequentare, capace di ospitare attività e iniziative oltre al lavoro degli uffici. La riqualificazione dà così un’utilità quotidiana al patrimonio storico, creando le condizioni per conservarlo e valorizzarlo nel tempo.

L’acquisto del primo piano: il passaggio decisivo

La seconda fase prende forma durante l’amministrazione del sindaco Nicola D’Agostino, quando il Comune avvia la vendita del primo piano del complesso. Dopo che la ricerca di acquirenti sul mercato non produce il risultato atteso, si fa avanti la Camera di Commercio. Lico coglie l’opportunità di completare il percorso: acquistare gli spazi e dare all’ente una sede definitiva di proprietà. Secondo la ricostruzione raccolta da Calabria7, l’operazione si conclude per poco più di un milione e mezzo di euro.

Il Comune incassa risorse per le proprie esigenze finanziarie. La Camera acquisisce l’intero primo piano di un immobile prestigioso, nel centro di Vibo, sul quale può proseguire gli interventi di riqualificazione. È questo il salto di qualità dell’operazione Lico: il passaggio dall’affitto alla proprietà. La spesa per l’acquisto lascia all’ente un bene durevole, una sede nella quale organizzare stabilmente servizi e attività. E lascia alla città un edificio storico recuperato e utilizzato. Il merito di Lico sta nell’aver dato continuità alle diverse fasi del suo ambizioso piano tutte con finalità pubbliche: l’accordo iniziale, il trasferimento, i lavori, l’acquisto e il completamento della sede. Una strategia portata avanti attraverso più stagioni amministrative, con un risultato che ancora oggi è sotto gli occhi di tutti.

Gli uffici, la sala congressi e il completamento del progetto

L’acquisizione viene accompagnata da ulteriori interventi. La nuova ala amplia e completa la sede camerale, migliorandone la funzionalità e la capacità di accogliere l’utenza. La rivista Lìmen del 2015 documenta l’inaugurazione alla presenza di Michele Lico, presidente della Camera di Commercio, e del sindaco Nicola D’Agostino. Nell’occasione viene intitolata al senatore Antonino Murmura la sala congressi: uno spazio che permette di ospitare incontri, convegni e iniziative pubbliche. Il Valentianum assume così una funzione più ampia. Gli uffici convivono con gli ambienti dedicati alla cultura e alla partecipazione. Il recupero architettonico diventa anche un investimento sulla vita del centro cittadino.

L’idea di Lìmen: lasciare alla città un patrimonio d’arte

La visione di Lico si riconosce soprattutto nel progetto che lega la nuova sede all’arte contemporanea. Nel 2009 nasce il Premio internazionale Lìmen Arte, destinato ad alimentare una collezione attraverso l’acquisizione delle opere vincitrici e le donazioni selezionate. È una scelta che dà continuità alle manifestazioni. Ogni edizione contribuisce a costruire qualcosa che resta: opere da conservare, esporre e rendere accessibili. Da questo percorso prende forma il Museo Lìmen, inserito nella sede camerale, con opere di artisti italiani e stranieri nelle gallerie e nelle sale comuni del primo piano. Gli spazi recuperati diventano anche il luogo nel quale custodire e incontrare quella collezione. Roba da far rimanere chiunque entri in questo spazio a bocca aperta. Lico mette così in relazione l’economia, il patrimonio immobiliare e la cultura. La Camera di Commercio acquisisce una sede, il convento viene riqualificato, il premio alimenta il museo. Ogni passaggio rafforza gli altri e amplia il valore dell’investimento iniziale.

Il laboratorio al piano terra e il caso di oggi

Resta distinta la vicenda dei locali al piano terra, rimasti in affitto. Secondo la ricostruzione raccolta da Calabria7, vi trova inizialmente posto lo sportello del Registro imprese, poi trasferito negli ambienti riqualificati al primo piano. Quegli spazi vengono successivamente utilizzati per un laboratorio artistico, legato anche alle attività del maestro Antonio La Gamba, con iniziative rivolte agli studenti e alla comunità. Il laboratorio risulta oggi chiuso e inutilizzato. È questa porzione dell’immobile che torna al centro della decisione comunale sul mancato rinnovo. La sede camerale acquistata al primo piano resta estranea alla scadenza di quella locazione. Come ovvio. Ed è proprio la proprietà della sede a rendere evidente, a distanza di anni, il valore della scelta di Michele Lico. L’ente dispone di ambienti recuperati, di uffici funzionali e di un patrimonio artistico. La brillantezza dell’operazione si misura in ciò che ha lasciato: un investimento pubblico che continua a produrre utilità oltre la stagione di chi lo ha realizzato.

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