Cento metri di lunghezza, sessanta di larghezza e pareti dalle quali fuoriescono gas e fluidi provenienti dalle profondità della Terra. Il mare delle Eolie continua a svelare ciò che nasconde sotto la sua superficie. A circa un miglio dall’isola di Panarea è stato scoperto un grande cratere sottomarino insieme a una serie di camini idrotermali mai documentati prima.
La struttura si trova a una profondità compresa tra 60 e 80 metri e presenta un’intensa attività di degassamento, visibile sia lungo le pareti sia nella parte più profonda. Una scoperta che amplia sensibilmente i confini del sistema idrotermale finora conosciuto attorno a Panarea e apre nuovi scenari per il monitoraggio vulcanico, lo studio dei fondali e la comprensione degli ecosistemi marini estremi. La ricerca è stata coordinata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, in collaborazione con la Stazione zoologica Anton Dohrn, il Sicily Marine Centre e il Calabria Marine Centre-Crimac.
Il cratere individuato grazie alle mappe del fondale
La scoperta non è avvenuta per caso. Il lavoro degli studiosi è partito dall’analisi dei dati raccolti nell’ambito del progetto Idmar, l’Infrastruttura multidisciplinare distribuita sul mare finanziata attraverso il programma PO Fesr 2014-2020. I rilievi Multibeam eseguiti dal gruppo di ricerca dell’Ingv di Palermo, coordinato da Manfredi Longo, hanno permesso di ricostruire con grande precisione la morfologia del fondale a circa un chilometro e mezzo a nord-est di Panarea. L’elaborazione dei dati attraverso sistemi informativi geografici ha fatto emergere strutture complesse, distribuite a diverse profondità.
Quelle anomalie sono state interpretate come possibili vie di risalita dei fluidi idrotermali. Per verificare direttamente ciò che le mappe avevano suggerito, nel mese di luglio i ricercatori hanno inviato sul fondo un Rov, un robot subacqueo collegato e comandato dalla superficie. Il mezzo, messo a disposizione dall’Università di Padova e pilotato da Marco Munari della Stazione zoologica Anton Dohrn, ha restituito immagini e filmati inequivocabili: all’interno del grande cratere il fondale è attraversato da diffuse emissioni di gas, mentre nella zona circostante sono presenti nuovi camini idrotermali.
Gas e fluidi risalgono dalle profondità della Terra
Nell’area dei camini gli studiosi hanno documentato tracce di attività idrotermale recente e un elevato tasso di emissione di gas. Le strutture presentano caratteristiche simili a quelle osservate nella Smoking Land, la zona scoperta nel 2015 poco a sud dell’isolotto di Basiluzzo. Il nuovo sito si trova lungo una direttrice tettonica orientata da nord-est a sud-ovest che collega Panarea a Basiluzzo. Le scarpate individuate attraverso i rilievi e successivamente osservate dal robot confermano che questa struttura geologica funziona come una sorta di corridoio naturale, lungo il quale gas e fluidi profondi riescono a risalire verso il fondale marino.
La scoperta, secondo i ricercatori Antonino Torre, Agostino Semprebello e Alessandro Gattuso, impone di riconsiderare l’estensione dell’intero sistema idrotermale sottomarino di Panarea. Diventa ora necessario comprendere meglio la quantità di energia liberata, la dinamica del complesso vulcanico e le possibili conseguenze sull’ambiente circostante.
Due ecosistemi separati dall’intensità delle emissioni
Le immagini raccolte dal Rov hanno permesso di osservare anche un fenomeno biologico di particolare interesse. Nella zona in cui l’attività idrotermale è meno intensa, il fondale appare ricco di vita: sono state documentate macroalghe verdi della famiglia Udoteaceae e numerose colonie della gorgonia Eunicella singularis.
Lo scenario cambia radicalmente all’interno del grande cratere. Qui il degassamento è molto più forte e il fondale risulta coperto quasi interamente da estesi tappeti batterici legati alle emissioni idrotermali. Macroalghe e organismi ancorati al fondale sono invece quasi del tutto assenti. A poche decine di metri di distanza convivono dunque ambienti profondamente diversi. Il gradiente dell’attività idrotermale sembra condizionare direttamente la distribuzione delle comunità biologiche, favorendo alcune forme di vita e rendendo l’ambiente proibitivo per altre.
Un laboratorio naturale per studiare il clima e la biodiversità
La nuova area diventa così un osservatorio privilegiato non soltanto per la vulcanologia, ma anche per la biologia marina. Per Antonio Paonita, direttore della Sezione di Palermo dell’Ingv, il risultato nasce da oltre vent’anni di ricerche sui sistemi vulcanici e idrotermali sottomarini delle Eolie, condotte attraverso tecnologie sviluppate per analizzare e modellare i processi profondi. Secondo Teresa Romeo, direttrice della Stazione zoologica Anton Dohrn Sicilia-Calabria, questi ecosistemi rappresentano autentici laboratori naturali nei quali studiare la biodiversità, gli effetti dei cambiamenti climatici e la capacità degli organismi di adattarsi a condizioni estreme.
La scoperta apre ora la strada a nuove campagne di ricerca. L’obiettivo sarà ricostruire con maggiore precisione l’estensione del sistema, osservare la sua evoluzione nel tempo e aggiornare gli scenari di pericolosità. Ma anche comprendere come la vita riesca a organizzarsi e sopravvivere in un fondale dominato da gas, batteri e fluidi provenienti dalle profondità della Terra.












