Il governo giapponese “valuterà seriamente” la possibilità di dotare le Forze di autodifesa (Sdf) di sottomarini a propulsione nucleare, alla luce della crescente attività militare dei Paesi vicini. Lo riporta Ansa. Lo ha dichiarato la premier Sanae Takaichi in un audizione in Parlamento, definendo “urgente” il potenziamento della difesa e rilevando le limitate capacità delle Sdf di raccolta di informazioni e sorveglianza nel Pacifico.
Un tema delicato
Si tratta di un’apertura più netta rispetto a inizio mese, segnalano i media nipponici, quando aveva affermato che “al momento nulla è stato deciso”. Nel Paese del Sol Levante il tema rimane delicato: la legge limita l’uso del nucleare a scopi pacifici, e i governi precedenti hanno escluso che possa alimentare i sottomarini delle Sdf. Il Giappone aderisce da tempo ai tre princìpi non nucleari, che vietano possesso, produzione e introduzione di armi atomiche sul territorio. Secondo fonti governative citate dalla agenzia Kyodo, si valuta di citare i sommergibili nucleari come opzione per la deterrenza nell’aggiornamento dei documenti strategici su difesa e sicurezza, atteso entro l’anno.
Obiettivo raggiunto con due anni d’anticipo
L’esecutivo terrà conto degli sviluppi nei Paesi partner come Australia, che ha deciso di acquisire tali unità, e la Corea del Sud. Dal suo insediamento, nell’ottobre 2025, Takaichi ha impresso una forte accelerazione alla spesa militare. L’obiettivo del 2% del Pil, fissato per l’anno fiscale 2027, è stato raggiunto con due anni di anticipo, dopo il via libera del Parlamento a uno stanziamento aggiuntivo: una svolta rispetto al tetto informale dell’1% rimasto in vigore fino al 2022. La scelta si inscrive nelle pressioni di Washington, dove l’amministrazione Trump avrebbe sollecitato Tokyo a salire fino al 3,5%. Takaichi ha sostenuto che non vi sono stati “scambi con numeri in mente”, mentre il governo motiva il riarmo con le tensioni regionali.














