14 Ottobre 2026
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Meloni si smarca e sfida Trump sull’intesa con Putin: “Rischia di legittimare la Russia”

La premier ribadisce il sostegno all'Ucraina prima del vertice Ue. Scontro con le opposizioni e distanze sempre più evidenti da Salvini e Vannacci

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La premier Giorgia Meloni prende le distanze dall’intesa sul gasolio russo sostenuta da Donald Trump, avvertendo che un accordo di questo tipo rischierebbe di rafforzare la posizione di Vladimir Putin. Nel corso delle comunicazioni al Parlamento in vista del Consiglio europeo, la presidente del Consiglio ribadisce anche il sostegno italiano all’Ucraina, mentre si accendono gli scontri con le opposizioni e affiorano nuove divergenze all’interno della maggioranza. Il confronto politico si sviluppa alla vigilia del vertice di Bruxelles, tra il futuro dei rapporti con Kiev, la strategia diplomatica per arrivare alla pace e le richieste italiane all’Unione europea sul fronte economico ed energetico. Sullo sfondo, le posizioni differenti della Lega e di Futuro nazionale, che rendono più evidente la distanza tra la linea della premier e quella di una parte del centrodestra.

Meloni sull’Ucraina: “Il sostegno non è alternativo alla pace”

Nel suo intervento, Meloni difende la necessità di continuare a sostenere Kiev, sostenendo che l’aiuto all’Ucraina non rappresenti un ostacolo alla pace, ma una condizione per renderla possibile. La presidente del Consiglio mette in guardia dal rischio che un arretramento occidentale possa favorire il ritorno di un imperialismo di matrice sovietica. “Non rimpiango i carri armati russi a Praga e Budapest”, afferma, richiamando le conseguenze storiche dell’espansionismo di Mosca. La premier chiede inoltre all’Europa di evitare iniziative frammentate e rilancia la proposta di nominare un inviato speciale europeo per la crisi ucraina. Nel passaggio dedicato ai rapporti tra i principali Paesi europei, invita Francia, Germania e Regno Unito a non procedere autonomamente senza un mandato condiviso dagli altri Stati membri.

Una posizione che trova il sostegno del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il quale ringrazia Meloni per il supporto e per una linea definita chiara e fondata su principi. Da Mosca arriva invece la replica della portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, secondo cui l’accordo sul gasolio non sarebbe una questione che riguarda la presidente del Consiglio italiana.

Salvini e Vannacci si smarcano: le divisioni nel centrodestra

La linea di Meloni sull’Ucraina evidenzia le differenze con una parte del centrodestra. Il leader della Lega Matteo Salvini torna a chiedere un cambio di passo, sostenendo che non sia possibile continuare indefinitamente a destinare risorse a Kiev senza rafforzare il percorso diplomatico. “Non potremo andare avanti all’infinito a mandare miliardi in regalo all’Ucraina. È stato dato tanto a Kiev, è il momento della diplomazia”, afferma Salvini da Bruxelles.

Ancora più esplicita la posizione di Roberto Vannacci, che considera preferibile una pace imperfetta rispetto al proseguimento della guerra. I rappresentanti di Futuro nazionale criticano le parole della premier sull’intesa tra Trump e Putin e sostengono la risoluzione della maggioranza dedicata alla tregua energetica. Meloni reagisce accusando i vannacciani di difendere interessi diversi da quelli italiani e contestando il loro atteggiamento politico. Lo scontro si inserisce in un quadro più ampio di divergenze sulla strategia da seguire nei confronti della Russia e sul futuro degli aiuti all’Ucraina.

Parlamento, scontro con Pd e M5s sulle risoluzioni

Le comunicazioni della premier sono accompagnate da un confronto acceso con le opposizioni, che presentano risoluzioni distinte. La decisione della maggioranza di depositarne due, una delle quali richiama gli sforzi per una tregua energetica, modifica gli equilibri della discussione e alimenta le tensioni con il centrosinistra. Meloni ironizza sulle divisioni tra le forze di opposizione, sostenendo che i problemi di coesione riguardino soprattutto il Partito democratico e i suoi alleati. La scelta della maggioranza punta anche a mettere in evidenza le differenze tra le componenti del cosiddetto campo largo, mentre i gruppi del centrosinistra abbandonano l’Aula senza partecipare al voto.

Nel confronto con Giuseppe Conte, la presidente del Consiglio critica la possibilità che il leader del Movimento 5 Stelle possa tornare a Palazzo Chigi con il nuovo sistema elettorale. L’ex premier replica rivendicando il lavoro svolto durante i suoi governi e accusando Meloni di non assumersi le responsabilità dell’azione dell’esecutivo. Anche la segretaria del Pd Elly Schlein contesta alla premier di attribuire ad altri le difficoltà del Paese, ricordando che il governo è in carica da quattro anni. Il botta e risposta si accende ulteriormente quando il dem Giuseppe Provenzano critica l’atteggiamento di Meloni nei rapporti internazionali. La presidente del Consiglio risponde accusando la sinistra di misoginia e rivendicando di aver raggiunto i propri risultati attraverso le proprie idee e il consenso degli elettori.

Medio Oriente, Gaza e sicurezza nel Golfo

Nel passaggio dedicato alla crisi mediorientale, Meloni riconosce la legittimità delle critiche rivolte al governo israeliano, invitando però a non dimenticare gli attacchi del 7 ottobre. La premier definisce drammatica la situazione a Gaza e richiama la necessità di un’iniziativa politica per verificare le intenzioni di Hamas. Secondo la presidente del Consiglio, le prossime elezioni in Israele potrebbero rappresentare un’occasione per chiedere passi capaci di interrompere l’escalation e riaprire, nel tempo, un percorso politico verso la pace. L’attenzione si sposta anche sul Golfo Persico e sulla sicurezza delle rotte marittime. Meloni si dice disponibile a un nuovo passaggio parlamentare sul ridislocamento di militari in Arabia Saudita e chiede all’Europa di rafforzare l’impegno negli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb, oltre a potenziare la missione navale Aspides.

Energia, bilancio europeo e migranti: le richieste italiane a Bruxelles

Sul fronte economico, la premier arriva al Consiglio europeo con una serie di richieste rivolte alle istituzioni comunitarie. Tra le priorità figurano una risposta coordinata contro il caro energia, la sospensione del sistema europeo di scambio delle emissioni Ets e un bilancio dell’Unione che non introduca nuove tasse. Meloni chiede inoltre risorse per gli hub destinati ai migranti sul modello di quelli realizzati in Albania e riconosce che il confronto sulla flessibilità di bilancio legata all’inflazione sarà complesso.

La presidente del Consiglio ribadisce anche che l’Italia sottoscriverà il nuovo bilancio europeo soltanto se lo riterrà adeguato agli interessi nazionali. Sul fronte della difesa, assicura che le risorse previste attraverso la clausola Nec non saranno sottratte alla sanità, respingendo le accuse di voler privilegiare le spese militari a discapito dei servizi pubblici.

Il vertice di Bruxelles si apre dunque in un clima di tensione internazionale e di confronto interno alla maggioranza. La posizione di Meloni sull’Ucraina, le divergenze con Salvini e Vannacci e la richiesta di maggiori garanzie economiche all’Unione europea delineano le principali sfide politiche che attendono il governo.

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