14 Ottobre 2026
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Delitto Aquino a Corigliano-Rossano, quattro anni dopo l’agguato: chiesti ergastolo e due condanne a 23 anni (NOMI)

Al centro del processo l’agguato del 3 maggio 2022 a Schiavonea. L’accusa ha ricostruito spostamenti, sopralluoghi e presunti ruoli dei tre imputati

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Tre pesanti richieste di condanna per l’omicidio di Pasquale Aquino, il 57enne ucciso a colpi di pistola e mitraglietta nella serata del 3 maggio 2022 a Schiavonea, frazione di Corigliano-Rossano. Davanti alla Corte d’Assise di Cosenza, il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Alessandro Riello, ha concluso la requisitoria chiedendo l’ergastolo per Francesco Le Pera e 23 anni di reclusione per ciascuno degli altri due imputati, Manuel Intrieri e Giorgio Arturi. La ricostruzione della pubblica accusa attribuisce ai tre ruoli differenti nella preparazione e nell’esecuzione del delitto, che gli investigatori riconducono a un contesto di criminalità organizzata. Le richieste dovranno ora essere valutate dai giudici, dopo le arringhe delle difese e le eventuali repliche.

La richiesta più pesante per Le Pera: ergastolo e isolamento diurno

Per il 24enne Francesco Le Pera, incensurato all’epoca dei fatti, il pm Riello ha sollecitato la pena dell’ergastolo con un anno di isolamento diurno. Secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato uno dei due esecutori materiali dell’agguato, insieme a un giovane di nazionalità rumena che all’epoca era minorenne e per il quale è in corso un procedimento separato. Per Manuel Intrieri, 24 anni, conosciuto con il soprannome di Zuzù, e per il 42enne Giorgio Arturi, entrambi già detenuti da circa quattro anni, la Procura ha chiesto invece 23 anni di carcere ciascuno. Per questi ultimi due imputati, il rappresentante della pubblica accusa ha inoltre sollecitato l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi e il riconoscimento delle attenuanti generiche. Le richieste sono state formulate davanti alla Corte d’Assise di Cosenza, presieduta da Paola Lucente, con Francesca De Vuono a latere. La sentenza non è ancora stata pronunciata.

Telecamere, localizzazioni GPS e intercettazioni: gli elementi dell’accusa

Una parte centrale della requisitoria ha riguardato la ricostruzione degli spostamenti e delle attività che, secondo la Dda, avrebbero preceduto l’omicidio. Il quadro accusatorio si fonda sull’analisi congiunta di filmati di videosorveglianza, tracciati GPS, intercettazioni e accertamenti balistici. Secondo il pubblico ministero, prima dell’agguato sarebbero stati effettuati quattro sopralluoghi utilizzando una Fiat 500L riconducibile a Intrieri. La vettura sarebbe stata ripresa dalle telecamere in prossimità di alcuni luoghi ritenuti rilevanti per la ricostruzione del delitto: l’abitazione di Aquino, il circolo ricreativo frequentato dalla vittima in viale Salerno e la farmacia Favaro di via Provinciale.

Proprio le immagini della farmacia avrebbero ripreso, pochi minuti prima dell’agguato, Intrieri e Arturi all’interno dell’auto. Per l’accusa, gli spostamenti successivi della vettura sarebbero compatibili con un’attività di recupero degli esecutori e con il loro allontanamento dalla zona. A sostegno di questa ricostruzione è stata richiamata anche la perizia del professor Sebastiano Battiato, consulente tecnico nominato dalla Corte, che ha esaminato la compatibilità tra i dati di localizzazione e le immagini raccolte.

Le biciclette e le armi sequestrate durante le indagini

Tra gli elementi esaminati nel processo figurano anche due biciclette che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero state utilizzate dagli esecutori per muoversi nell’area dell’agguato. Una delle bici sarebbe stata individuata nell’abitazione dei coniugi Antonio Madeo e Teresa La Grotta, in contrada Fabrizio, a breve distanza dalla casa di Le Pera. La donna avrebbe riferito agli investigatori di aver prestato il mezzo proprio al giovane imputato.

L’identificazione della bicicletta sequestrata con quella ripresa dalle telecamere sarebbe stata confermata dagli accertamenti tecnici, compresi quelli effettuati dal consulente dell’accusa e dal perito nominato dalla Corte. Un altro capitolo riguarda le armi sequestrate nel corso delle indagini condotte dai carabinieri del Reparto territoriale. Gli esami balistici avrebbero collegato i proiettili che uccisero Aquino a una pistola Bernardelli 60 e a una mitraglietta CZ VZ 61 Scorpion, entrambe calibro 7,65.

I ruoli contestati ai tre imputati nella ricostruzione della Dda

Nel corso della requisitoria, Riello ha delineato le condotte che, secondo l’accusa, avrebbero caratterizzato il contributo di ciascun imputato.
A carico di Le Pera, la Procura ha richiamato la compatibilità antropometrica con uno dei due soggetti ripresi in bicicletta, la disponibilità del mezzo, gli elementi relativi alle armi e alcune conversazioni intercettate, interpretate come indicative della sua posizione all’interno del gruppo. Il pm ha inoltre valorizzato le dichiarazioni rese dal coindagato Francesco Cufone, morto suicida in carcere, che lo avrebbe indicato come autore dell’omicidio.

Per Intrieri, l’accusa ha evidenziato il presunto utilizzo della Fiat 500L durante i sopralluoghi e il ruolo che avrebbe avuto nel collegamento logistico tra i partecipanti all’agguato, compreso il recupero dei responsabili dopo il delitto. Ad Arturi viene invece contestata una partecipazione alla fase preparatoria, con la presenza ai sopralluoghi, i contatti con Le Pera e la permanenza nell’auto ritenuta dagli investigatori funzionale agli spostamenti del gruppo. Si tratta della ricostruzione sostenuta dalla pubblica accusa e sulla quale dovrà pronunciarsi la Corte d’Assise al termine del dibattimento.

Omicidio Aquino, attese le arringhe prima della sentenza

Nella parte conclusiva della requisitoria, il pm Riello ha affrontato anche le ipotesi alternative prospettate dalle difese, sostenendo che non avrebbero trovato riscontri oggettivi sufficienti. “Non resta un dubbio ragionevole. Resta soltanto la prova”, è stata la frase con cui il magistrato ha sintetizzato la propria posizione al termine dell’intervento. Il processo entra ora nella fase conclusiva. Nelle prossime udienze sono previste le arringhe degli avvocati Giovanni Zagarese, Gianni Scatozza e Pasquale Di Iacovo, difensori dei tre imputati. Successivamente potranno intervenire il pubblico ministero per le repliche e gli avvocati per le controrepliche, prima che i giudici si ritirino in camera di consiglio.

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