Le strade di Teheran sono tornate a infiammarsi nella notte di sabato, diventando il teatro di una protesta che sfida apertamente le fondamenta della Repubblica Islamica. Nonostante il pugno di ferro mostrato dalle forze di sicurezza, i manifestanti hanno continuato a lanciare slogan contro il governo, alimentando quello che gli osservatori definiscono il più imponente movimento di opposizione dal 2023. Secondo quanto riportato dall’agenzia Afp, la mobilitazione prosegue sotto la pesante coltre di un blackout digitale quasi totale, utilizzato dalle autorità come scudo per le operazioni di repressione.
Le accuse del regime e il blocco delle comunicazioni
Le manifestazioni, scoppiate circa due settimane fa nella capitale a causa di una crisi economica sempre più insostenibile, si sono rapidamente estese a tutto il Paese, trasformandosi in una richiesta corale per l’estromissione delle autorità religiose. La risposta ufficiale dell’Iran non si è fatta attendere: il governo ha attribuito la responsabilità delle rivolte agli Stati Uniti, descrivendo il dissenso interno come un prodotto di interferenze esterne.
Parallelamente alla retorica politica, il regime ha isolato il Paese dal resto del mondo. I monitor di NetBlocks confermano una connettività praticamente nulla a partire da giovedì. Questo isolamento informativo rende estremamente difficile verificare l’entità delle violenze, sebbene i gruppi per i diritti umani abbiano già segnalato decine di vittime e abbiano espresso profonda preoccupazione per l’intensificazione della forza utilizzata sabato dai reparti di sicurezza.
Il monito degli Stati Uniti e lo scenario internazionale
Il contesto geopolitico si scalda ulteriormente con le dichiarazioni provenienti da Washington. Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avvertito che l’Iran si trova in “grossi guai” a causa dei tentativi di soffocare le proteste nel sangue. Trump ha inoltre ribadito che il suo Paese è “pronto ad aiutare” il movimento di opposizione, ponendo l’amministrazione americana in una posizione di aperto sostegno ai manifestanti che chiedono riforme e libertà.
Mentre le informazioni filtrano con estrema fatica attraverso le maglie della censura digitale, la tensione resta altissima. La comunità internazionale osserva con apprensione l’evolversi di una crisi che, partita dalle difficoltà economiche, sta ora mettendo in discussione la stabilità stessa dei vertici religiosi iraniani.












