2 Settembre 2026
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Martina Carbonaro, uccisa a 14 anni dall’ex fidanzato. Il dolore della madre in aula: “Dio perdona, ma io non ci riesco”

Le lacrime e le scuse dell'imputato Alessio Tucci in videoconferenza: "Purtroppo è andata così". I consulenti confermano l'estrema lucidità del killer nel cantiere dell'orrore

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Un’aula carica di tensione, dolore indicibile e la fredda ricostruzione di un incubo che si è consumato in una frazione di secondo, ma le cui ferite non si rimargineranno mai.
Nel tribunale di Napoli è andata in scena una nuova, drammatica udienza del processo per l’omicidio di Martina Carbonaro, la quattordicenne strappata alla vita il 25 maggio 2025 in un cantiere abbandonato dell’ex stadio Moccia ad Afragola. Sul banco degli imputati, collegato in videoconferenza a causa delle tensioni registrate nelle scorse udienze tra le famiglie, c’è il suo ex fidanzato, il ventenne Alessio Tucci.

Il pianto e le scuse dell’imputato dal monitor

L’udienza nell’aula 116 si è aperta proprio con le dichiarazioni spontanee del giovane reo confesso, che è apparso visibilmente commosso mentre cercava di spiegare, a modo suo, l’inspiegabile: “Mi dispiace per Martina, chiedo scusa ma non perdono, perché non perdono me stesso di questa brutta cosa. Io non ho mai minacciato lei e altri. Ho sentito un messaggio che abbiamo sentito alla scorsa udienza – ‘devi morire per amore’ – intendevo dire ‘come sto soffrendo, io devi soffrire tu’, non intendevo cose assurde”.
Mentre Tucci parlava dal monitor, la madre di Martina, Enza Cossentino, scuoteva la testa rivolgendo un’espressione di assoluto rigetto e uno sguardo severo verso lo schermo.
Il ventenne ha continuato il suo discorso insistendo nel dichiararsi disorientato di fronte alla gravità del suo stesso gesto: “Continuo a chiedere scusa alla famiglia, perdono no, per questa cosa orrenda. Ancora oggi, è passato un anno, non ho capito cosa sia successo quel giorno, per me è un incubo, non c’è un minuto in cui non penso alla ragazza. Penso cosa sta facendo là fuori, ma lei non c’è più. Le volevo tantissimo bene, sono consapevole e pagherò fino all’ultimo, ma non ho capito quello che è successo. Ho sempre fatto bene, ho lavorato, non ho capito quello che è successo. Non se lo meritava, adesso mi importa solo di lei che non c’è più, purtroppo è andata così”.

La terribile dinamica del delitto tra le lacrime della madre

La tensione in aula è salita vertiginosamente quando si è passati all’analisi tecnica del delitto. Nel corso della deposizione della dottoressa Raffaella Salvarezza, consulente tecnico del pubblico ministero, sono state proiettate sui monitor le drammatiche foto delle ferite al capo di Martina.
Davanti a quelle immagini cruente, la madre della vittima non è riuscita a contenere lo strazio, urlando ripetutamente “Bastardo, bastardo” prima di scoppiare in un pianto irrefrenabile. Il presidente della Corte d’Assise si è visto costretto a sospendere momentaneamente l’udienza per permettere ai familiari e ai legali di accompagnare la donna fuori dall’aula affinché ricevesse immediata assistenza.
Secondo la perizia medico-legale, sul corpo della quattordicenne sono stati rilevati quattro colpi mortali, oltre a ecchimosi ed escoriazioni che testimoniano un disperato tentativo di difesa. Nessuna singola ferita è stata indicata come l’unica causa della morte, ma il quarto colpo è stato quello devastante. Il decesso non è stato immediato, ma è sopraggiunto entro un’ora dall’aggressione. La dottoressa Salvarezza ha ricostruito la sequenza dell’orrore: il primo colpo è stato inferto nel corridoio, facendo cadere la ragazza; subito dopo sono seguiti altri due colpi rapidi, durante i quali Tucci le premeva con forza la mano sulla bocca per impedirle di urlare.

La lucidità del killer per nascondere il corpo

L’aggressione finale si è poi consumata in un secondo ambiente del casolare abbandonato. I consulenti della polizia giudiziaria, Erebo Stirpe e Alexandra Biatrice Agavrile Cretu, durante una deposizione congiunta, hanno evidenziato la fredda determinazione dell’imputato: “Tucci ha agito con estrema lucidità, nascondendo il corpo della sua ex fidanzata nella stanza in cui è stata poi trovata, e per eliminare le tracce di sangue dal luogo dell’omicidio”.
Stando alla ricostruzione dei periti, effettuata con sofisticati macchinari ad alta definizione capaci di riprodurre l’esatta illuminazione solare del giorno del delitto, Martina è stata presa in braccio da Tucci dopo i primi tre colpi e spostata nella stanza denominata B. Lì, mentre la ragazza respirava ancora, il ventenne ha sferrato il quarto colpo mortale usando due pesanti pietre di cemento sulle quali è stato isolato il suo Dna, coprendo infine il corpo esanime sotto un cumulo di masserizie abbandonate.

La rabbia all’esterno del tribunale: “Lui rideva mentre parlava”

Il processo riprenderà il prossimo 9 settembre, quando a salire sul banco dei testimoni sarà proprio la madre di Martina. All’uscita dal tribunale di Napoli, circondata dai microfoni dei giornalisti, Enza Cossentino ha espresso tutta la sua rabbia e la sua totale sfiducia nei confronti delle scuse pronunciate in videoconferenza dall’assassino di sua figlia: “Dio può perdonare, io no. Non ci riesco. Lui ha detto quelle frasi perché gli hanno suggerito di dirle. Io l’ho guardato negli occhi, lui rideva mentre pronunciava quelle frasi”.
Una condanna morale che nessuna sentenza potrà mai lenire. “L’ergastolo lo abbiamo noi, sappiamo come funziona la giustizia” ha concluso con amarezza la madre della vittima. “Mia figlia è dentro una lapide, lui può mettere i piedi a terra ogni mattina”.

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