La visita del presidente cinese Xi Jinping negli Usa cade “in un importantissimo momento della storia americana”. Lo ha dichiarato Donald Trump dal Grand Foyer della Casa Bianca, con riferimento alle celebrazioni per i 250 anni dalla nascita degli Stati Uniti. Il presidente americano ha ricordato come con il leader cinese si sia sviluppata “una vera e grande amicizia”, maturata a partire dai primi incontri nel corso del suo precedente mandato. Da parte sua, il presidente cinese Xi Jinping ha rimarcato l’importanza del momento geopolitico: “Abbiamo la responsabilità storica di far avanzare il progresso dell’umanità”. Parlando alla Casa Bianca, Xi ha evidenziato la solidità dei contatti diplomatici: “io e il presidente Trump abbiamo costruito un rapporto personale. Per questo incoraggiamo gli scambi diplomatici, economici e sul commercio. Dobbiamo cooperare con sincerità”.
In merito agli scenari della geopolitica globale, la Cina e gli Stati Uniti devono ‘coesistere e cooperare’ come principali potenze. Xi ha chiarito la necessità prioritaria di ‘evitare la trappola di Tucidide’, il costrutto teorico che definisce i rischi di un conflitto aperto quando una potenza emergente minaccia la leadership di un attore consolidato. Sul fronte dei dossier tecnologici, la Cina e gli Stati Uniti devono garantire che l’IA si sviluppi sotto il ‘controllo umano’, un passaggio con cui Xi ha riconosciuto il fatto che i due Paesi detengono ‘un ruolo di leadership’ nello sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Il protocollo infranto e le tensioni con la stampa di Washington
L’apertura della tre giorni di visita di Stato ha visto il rispetto di un cerimoniale del tutto insolito. Al suo arrivo alla Joint Base Andrews, Donald Trump ha accolto direttamente sul tarmac il presidente Xi, una mossa usata con estrema rarità dalla Casa Bianca per gli impegni con capi di Stato esteri. I due leader si sono stretti la mano alla presenza delle rispettivo first lady, Melania Trump e Peng Liyuan, affiancati da un picchetto d’onore. L’evento sottende la complessa ricerca di un riavvicinamento bilaterale su partite aperte quali l’intelligenza artificiale, le dinamiche commerciali, il dossier iraniano e le recenti frizioni sulle forniture di chip e terre rare.
L’accoglienza formale è stata tuttavia contrassegnata dalla decisione del pool giornalistico televisivo di non coprire le prime fasi della visita, come reazione al ritiro degli accrediti a testate quali Cnn, MsNow e Politico. Nonostante la bassa visibilità mediatica sul suolo americano, Xi si è detto “fiducioso” che la missione negli Usa possa garantire “risultati fruttuosi”, con l’obiettivo dichiarato di “costruire relazioni stabili” ed estendere la cooperazione su scala globale. Dal canto suo, Trump ha definito i primi colloqui un “ottimo incontro”.
Il tavolo dei Big Tech e il nodo tregua sui dazi
Il programma della visita prosegue alla Casa Bianca con i colloqui bilaterali e una cena di Stato che vedrà la partecipazione dei principali attori dell’industria tecnologica e finanziaria americana, tra cui Tim Cook (Apple), Jensen Huang (Nvidia), Sam Altman (OpenAI), Sundar Pichai (Google), Elon Musk (Tesla e SpaceX), Jane Fraser (Citigroup), Jamie Dimon (JpMorgan) e Jeff Bezos (Amazon). A questa folta rappresentanza di vertici statunitensi fa riscontro la scelta di Pechino di presentarsi senza una delegazione di top executive del corporate cinese, come confermato da fonti vicine alla diplomazia della Repubblica Popolare.
Tra i temi centrali del confronto figurano la sicurezza strategica, lo Stretto di Taiwan, su cui Pechino continua a chiedere l’interruzione della vendita di armamenti da parte degli Stati Uniti, e il commercio globale. Su quest’ultimo versante si registra una prima intesa operativa: il segretario al Tesoro Scott Bessent ha confermato che Washington e Pechino hanno concordato una proroga di due mesi della tregua commerciale, spostando la scadenza degli accordi inizialmente previsti per il 10 novembre fino al 10 gennaio prossimo.













