La piaga delle morti sul lavoro torna ad aggravarsi drammaticamente e la Calabria si ritrova al centro dell’emergenza. Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, riferito al periodo gennaio-agosto 2026, la regione figura ufficialmente tra i territori in “zona rossa” a causa di un indice di mortalità di gran lunga superiore alla media del Paese.
In termini operativi, l’ingresso nella fascia d’emergenza rossa segnala per la Calabria un’incidenza di decessi per milione di occupati superiore di oltre il +25% rispetto al valore medio italiano (pari a 20,9 morti ogni milione di lavoratori), collocandola insieme a Sicilia e Campania tra le realtà territoriali con il livello di rischio più critico del Mezzogiorno.
Nel solo territorio calabrese si sono contate 19 vittime in occasione di lavoro da inizio anno ad agosto 2026. Un consuntivo amaro che conferma la vulnerabilità del sistema produttivo regionale, dove le criticità legate ai controlli, alla formazione e alla prevenzione nei cantieri e sui luoghi di lavoro continuano a presentare il conto più alto in termini di vite umane.
“Quello che emerge evidenzia come il Mezzogiorno continui a presentare le maggiori criticità, con tre regioni in zona rossa”, sottolinea Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega. “Serve agire con maggiore incisività, attraverso una formazione realmente efficace e controlli più rigorosi sull’applicazione delle misure di sicurezza”.
Il quadro nazionale: numeri in aumento, stranieri e over 65 le categorie più colpite
A livello nazionale, dopo una temporanea fase di miglioramento, la curva degli infortuni mortali torna purtroppo a salire. Nei primi otto mesi del 2026 si sono registrati 701 decessi complessivi (+2,9% rispetto allo stesso periodo del 2025), suddivisi tra 504 morti registrate direttamente sul posto di lavoro (+11 casi) e 197 infortuni mortali avvenuti in itinere (+9 casi). Si rileva inoltre una crescita generale delle denunce di infortunio, aumentate del 5,4%.
I lavoratori stranieri rappresentano l’ambito a più alto rischio in assoluto, con un tasso di mortalità sul lavoro che risulta oltre tre volte superiore rispetto a quello dei lavoratori italiani e con un incremento delle vittime straniere pari al +27,7%.
Per quanto riguarda le fasce d’età, sebbene la fascia tra i 55 e i 64 anni registri il maggior numero assoluto di decessi con 177 casi su 504, l’indice di mortalità pro capite più elevato riguarda gli ultrasessantacinquenni (68,1 decessi per milione di occupati) e i giovanissimi tra i 15 e i 24 anni (27,6).
Sul fronte di genere, si contano 63 donne decedute nei primi otto mesi del 2026, segnando un aumento dell’8,6% (pari a 5 decessi in più rispetto al 2025). Di queste, 35 hanno perso la vita sul posto di lavoro e 28 nel tragitto casa-lavoro. Infine, osservando la geografia dei dati assoluti, la Lombardia si conferma prima per numero di decessi (76), seguita da Campania (50), Veneto (49), Sicilia (43), Emilia-Romagna (42), Piemonte (41) e Lazio (39).














