A Palazzo De Nobili la flessibilità sembra una virtù soprattutto quando riguarda le poltrone. Un assessore esce, il capo di Gabinetto entra in Giunta, il posto rimasto libero cambia inquadramento. Tutto può avere una spiegazione. Sarebbe utile offrirne una capace di reggere anche fuori dalla stanza della maggioranza. La vicenda che ruota attorno alle scelte di Nicola Fiorita, all’avvicendamento tra Vincenzo Costantino e Salvatore Bullotta e alla riorganizzazione dello staff pone una questione di coerenza politica. Calabria7 ha svelato i retroscena del caso e Forza Italia ha rilanciato con un attacco durissimo. Ma le domande conservano il loro peso anche senza il timbro degli azzurri: quale esigenza del Comune ha determinato il cambiamento? Perché proprio adesso? E quale rapporto esiste tra la nuova configurazione dell’incarico e la persona che sarà chiamata a ricoprirlo?
La questione morale, a giorni alterni
Proviamo a cambiare i protagonisti. Un sindaco di destra sposta il proprio capo di Gabinetto in Giunta e, subito dopo, modifica il profilo del posto da assegnare. Quanto impiegherebbe una certa sinistra a chiedere conto della coincidenza? Quanti richiami al merito, alla trasparenza, al rispetto delle istituzioni riempirebbero i comunicati? Ecco il metro con cui giudicare anche Fiorita. Lo stesso metro, senza sconti di appartenenza.
L’ipocrisia politica comincia quando il rigore diventa una specialità da esercitare soltanto sulle nomine degli altri. Quando ogni movimento dell’avversario puzza di spartizione e per i propri basta il deodorante della riorganizzazione. Le parole cambiano, la domanda resta: l’amministrazione sta rispondendo a un bisogno pubblico o sta cercando una sistemazione per un equilibrio politico? Chi rivendica una diversità nel modo di governare deve renderla riconoscibile proprio qui. Sulle poltrone, la superiorità morale dovrebbe superare almeno la prova della seduta.
La professionista merita rispetto, il metodo esige chiarezza
Va fissato un punto, senza ambiguità: non sono in discussione le competenze, l’esperienza o la dignità della professionista di cui si prospetta la nomina. La critica riguarda le modalità con cui l’amministrazione sta preparando quella scelta e il principio che dovrebbe guidarla. Si può essere perfettamente capaci e trovarsi coinvolte in un percorso sul quale è doveroso chiedere spiegazioni. Una persona qualificata merita di entrare in un ufficio attraverso atti chiari, motivazioni comprensibili e un inquadramento solido. Merita anche di essere sottratta al sospetto che il posto sia stato ritagliato attorno al suo nome.
La responsabilità del percorso appartiene a chi governa. Sarebbe troppo comodo spostare la discussione sulle qualità della futura incaricata, chiamandola implicitamente a difendere decisioni prese dal sindaco e dalla Giunta. Il curriculum potrà documentarne il valore; le ragioni della riorganizzazione deve spiegarle Fiorita.
Prima l’esigenza del Comune, poi il nome
Nella ricostruzione pubblicata da Calabria7, la modifica arriva appena diciannove giorni dopo una precedente riorganizzazione dello stesso ufficio. Il nuovo assetto viene presentato come un’operazione di risparmio. Sono elementi che rendono ancora più necessaria una spiegazione puntuale. Quale bisogno organizzativo è emerso in quei diciannove giorni? Quali valutazioni sostengono il nuovo profilo? Quanto si risparmia davvero, confrontando costi completi e omogenei?
Che esista una nomina già concordata attorno alla quale sarebbe stata costruita la modifica resta un’ipotesi politica da dimostrare. La tempistica, però, giustifica pienamente la richiesta di chiarimenti. Il sospetto si affronta rendendo leggibile il percorso delle decisioni. Il principio è elementare: si definisce ciò che serve all’ente e si individua una persona che possieda i requisiti per farlo. Anche una scelta fiduciaria deve rispettare le regole applicabili. La fiducia del sindaco spiega una preferenza; da sola non risolve le questioni sull’inquadramento.
La laurea non scompare cambiando targhetta
Su questo punto la precisione serve anche a chi critica. Dal materiale finora ricostruito non emerge che la delibera abbia cancellato il requisito della laurea, né risulta documentato il titolo di studio della possibile destinataria. Trasformare le indiscrezioni in certezze indebolirebbe proprio le domande più serie. Il parere tecnico richiamato da Calabria7 avverte, anzi, che l’inquadramento nell’Area dei Funzionari e dell’Elevata Qualificazione continuerebbe a richiedere la laurea per l’accesso dall’esterno. Se il cambiamento fosse stato immaginato per aggirare quel requisito, la presunta scorciatoia potrebbe dunque rivelarsi un vicolo cieco. È un nodo che il Comune dovrebbe sciogliere prima del conferimento dell’incarico, chiarendo anche la coerenza tra requisiti, contratto e funzioni attribuite. Cambiare una denominazione è facile. Far quadrare gli atti richiede qualcosa di più di una maggioranza favorevole.
Le controversie non si pagano con i comunicati
Se la futura nomina presentasse vizi nei requisiti o nell’inquadramento, il Comune potrebbe esporsi a contestazioni e contenziosi, con possibili costi di difesa e la necessità di correggere gli atti. Sono conseguenze eventuali, da valutare sui provvedimenti concreti, ma proprio per questo vanno prevenute. Un’amministrazione che invoca il risparmio dovrebbe preoccuparsi anche del costo di un percorso fragile. Le economie annunciate perderebbero buona parte del loro fascino se finissero assorbite dalle controversie generate dalla stessa operazione. La tenuta degli atti tutela il Comune, i cittadini e la professionista. Una delibera può essere approvata all’unanimità. La sua inattaccabilità, purtroppo per la politica, non si vota.
Fiorita spieghi, la coerenza non è facoltativa
Al sindaco spetta una risposta concreta: rendere comprensibili le ragioni della modifica, chiarire i requisiti applicabili, documentare il risparmio e spiegare su quali criteri verrà conferito l’incarico. È il modo più serio per togliere la vicenda dal mercato delle indiscrezioni. La sinistra che governa Catanzaro si misuri con le proprie scelte usando la severità che riterrebbe legittima verso qualsiasi altra amministrazione. Le buone intenzioni non conferiscono immunità alle decisioni pubbliche. E la parola merito perde significato se viene esibita nei discorsi e lasciata senza spiegazioni quando si organizza il potere. Le regole devono valere anche quando diventano scomode per la propria parte. Altrimenti la superiorità morale resta soltanto una targhetta sulla stessa vecchia poltrona.












