Una scossa di glamour politico, condita con la fermezza di chi rivendica piena autonomia di pensiero. A Milano, sul palco della kermesse azzurra, il governatore della Calabria e vicesegretario di Forza Italia, Roberto Occhiuto, traccia la rotta per il futuro del partito. Raccogliendo la sollecitazione lanciata da Licia Ronzulli al segretario Antonio Tajani, la guida della Regione Calabria spinge sull’acceleratore dell’innovazione, richiamando l’eredità fondativa del movimento senza cadere nella trappola della nostalgia.
Nel ritrarre la nuova identità azzurra, Occhiuto riavvolge il nastro per proiettarlo nel futuro, ricordando che “siamo il partito dell’uomo più ambizioso della politica italiana negli ultimi cento anni, che è Berlusconi. Per cui dobbiamo continuare a essere ambiziosi”.
Un invito alla modernizzazione che passa per una revisione del linguaggio e dei contenuti: “Ha ragione Licia, ma hanno ragione tutti quelli che chiedono a ciascuno di noi uno sforzo ulteriore per rendere Forza Italia più innovativa, più aperta, più smart e più sexy per i giovani”.
Riconoscendo aa segretario azzurro il merito di aver garantito la tenuta del movimento nei momenti più complessi, Occhiuto rilancia il ruolo di tutta la classe dirigente: “A Tajani riconosciamo il merito di aver fatto resistere il partito quando nessuno ci scommetteva. Oggi però è venuto il tempo di essere tutti più ambiziosi, a cominciare da Tajani, da me e da tutti i dirigenti”.
L’asse con Arcore e la libertà di parola: “Non dico le cose sotto dettatura”
Il governatore calabrese rivendica con forza il diritto al dibattito interno, elemento cardine di una forza autenticamente liberale. Sollecitato sui rapporti con la famiglia del fondatore, Occhiuto chiarisce la propria posizione con eleganza e nettezza, sottolineando che “io sono uno di quelli che parla meno con la famiglia Berlusconi. Con Pier Silvio ho parlato una sola volta in vita mia”.
Pur riconoscendo che la famiglia rappresenta un riferimento culturale ineludibile e notando la forte somiglianza di Marina con il padre, il dirigente azzurro tiene a ribadire la propria indipendenza di giudizio: “Riconosco il loro valore, ma quello che dico lo dico perché lo penso. Ho scritto un libro per dire che le riforme non si scrivono sotto dettatura, e io non parlo sotto dettatura”.
Una libertà di parola che definisce fisiologica per la casa dei liberali: “Sarebbe singolare che il partito che rappresenta i liberali non avesse libertà di espressione al suo interno”.
Il no categorico a Vannacci e la sfida della legislatura
Sul fronte delle alleanze di centrodestra, la posizione del vicesegretario è un muro incrollabile rispetto a derive estremiste. Commentando i recenti attacchi del generale Roberto Vannacci al direttore del Giornale Tommaso Cerno, definiti “un battibecco inqualificabile”, Occhiuto esprime piena solidarietà al giornalista e sbarra la strada a qualunque ipotesi di accordo elettorale: “Se il centrodestra si alleasse con Vannacci farebbe un pericoloso salto all’indietro, ma questo non succederà mai”.
Guardando alle prospettive del governo e alla scadenza naturale della legislatura, la visione di Occhiuto punta sulla concretezza e sulla pazienza politica: “Andare a fine legislatura consentirebbe di sgonfiare la destra populista, che in Italia è un fenomeno prevalentemente mediatico e non politico”. Un tempo prezioso che consentirebbe a Forza Italia di portare a casa battaglie storiche per i cittadini, a partire dall’abolizione del bollo auto sulla prima vettura.















