17 Settembre 2026
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“Fumo negli occhi sui bolli, pignoramenti alle famiglie”: il durissimo affondo di Stasi contro Meloni e la Regione

Il sindaco di Corigliano Rossano smonta l'annuncio del Governo sul bollo auto e attacca la Giunta regionale: "Mentre la Meloni fa propaganda, la Calabria nega uno stralcio da 90 milioni ai cittadini e spende per le poltrone. Noi abbiamo cancellato 17 milioni"

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Un attacco senza sconti, politico e contabile al tempo stesso, per smascherare quella che viene definita una gigantesca operazione di propaganda a spese dei contribuenti.
Il sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, affonda il colpo sul tema dello stop al bollo auto, bocciando senza appello l’iniziativa promossa dal Governo Meloni e puntando l’indice contro la gestione della Regione Calabria.
Per il primo cittadino si tratta di “una mossa elettorale di Meloni per recuperare l’emorragia di consenso del governo più lungo e immobile della storia della Repubblica”, un intervento che “ricorda molto il colpo di teatro berlusconiano più famoso, quel ‘Aboliremo l’ICI’ che risuona ancora nelle orecchie degli italiani”.
Ma la credibilità dell’esecutivo, incalza Stasi, oggi appare ben diversa: “Dopo 4 anni e mezzo di Governo, che dovevano vedere l’abolizione delle accise e la totale incapacità di muovere un dito contro i prezzi del carburante tra i più alti della storia, la credibilità di Meloni & Co. è ben diversa da quella del primo Berlusconi”.

Le derisioni della premier e le scelte della Cittadella

Il primo cittadino ionico richiama la memoria delle recenti tornate elettorali per evidenziare i repentini cambi di rotta della maggioranza di governo, sottolineando come “bene ha fatto Pasquale Tridico a sottolineare la profonda incoerenza del centrodestra, ricordando le squallide derisioni messe in campo, proprio dalla Presidente del Consiglio, in occasione della proposta di abolire il bollo auto durante la campagna elettorale per le regionali in Calabria”.
Tuttavia, oltre alla scontro politico sui media, sono le decisioni amministrative della Cittadella regionale a tracciare il reale solco tra i proclami e la realtà quotidiana dei cittadini.
Per Stasi, infatti, “ciò che certifica la totale inadeguatezza ed ipocrisia sociale dell’attuale Governo regionale sono gli atti, che poco si prestano alle interpretazioni politiche”.

Il modello Corigliano Rossano contro i 90 milioni di aiuti negati dalla Regione

Al centro del durissimo atto d’accusa vi è la condizione finanziaria di migliaia di famiglie strangolate da notifiche ed esecuzioni forzate. “Mentre i calabresi continuano ad essere bersagliati con pignoramenti e fermi macchina per il mancato pagamento dei vecchi bolli gravati da interessi e sanzioni – spiega il primo cittadino – la Giunta regionale avrebbe potuto aderire alla definizione agevolata come hanno fatto tanti Comuni vicini alle esigenze dei cittadini”.
Un esempio concreto e virtuoso arriva proprio dall’amministrazione della città ionica: “Grazie a questa scelta, infatti, per fare l’esempio di Corigliano Rossano, siamo riusciti a rendere stralciabili circa 17 milioni di euro tra interessi e sanzioni nei confronti di famiglie ed imprese che hanno, quindi, la possibilità di rientrare nella regolarità fiscale superando il circuito vizioso degli aumenti sanzionatori”.
Una strada che la Regione ha invece consapevolmente rifiutato di percorrere: “La Regione Calabria avrebbe potuto e dovuto fare la stessa cosa, dando la possibilità a famiglie ed imprese calabresi di pagare i tributi alleggeriti di circa 90 milioni di euro di sanzioni ed interessi, come emerge dai dati del bilancio regionale che abbiamo studiato. Avrebbe significato dare ai calabresi la possibilità di superare pignoramenti, fermi macchina e situazioni di grave difficoltà facendo il proprio dovere. Non lo ha fatto, perché totalmente incapace di effettuare scelte amministrative serie come ha dimostrato in tutti i campi”.

I debiti idrici e la stangata sui servizi essenziali

L’assenza di interventi di agevolazione fiscale ha penalizzato la comunità calabrese anche sul versante dei servizi essenziali e dei bilanci comunali.
Stasi evidenzia come l’Ente regionale “avrebbe potuto fare la stessa cosa per i crediti idrici che risalgono al periodo 1981-2004 nei confronti dei Comuni, quindi dei cittadini: anche in questo caso parliamo di circa 50 milioni di sanzioni ed interessi che avrebbero potuto essere stralciati consentendo agli enti di rientrare nella regolarità, ma anche in questo caso la risposta è stata negativa”. A questa chiusura si affianca una politica di rincari diffusi che sta impoverendo il tessuto sociale: “Questa Giunta regionale passerà alla storia per l’aumento di tutte le tariffe e di tutti i costi possibili ed immaginabili: dalle tariffe rifiuti più alte d’Europa al costo di un posto letto più alto d’Italia, dalle tariffe idriche che a breve saranno caricate sui calabresi fino alle tariffe del Trasporto Pubblico Locale con le quali si stanno vessando le famiglie degli studenti”.

Sprechi e poltrone d’oro: la vera differenza nella gestione della cosa pubblica

In netto contrasto con i sacrifici imposti ai contribuenti si pongono le ingenti uscite destinate all’apparato politico regionale. Stasi punta il dito contro le spese della Regione, sostenendo che la Giunta “programma la spesa di 1 milione di euro all’anno per i cosiddetti sottosegretari, cioè poltrone e monumento all’inutilità, spendendone altri 7 per affrontare il referendum“.
In conclusione, il primo cittadino traccia un confine netto tra la pura propaganda e l’azione amministrativa improntata al bene comune: “Gli atti determinano la differenza tra un banale scontro politico ed una profonda inadeguatezza a governare, tra l’attuale classe dirigente regionale che sta facendo gravare sulle tasche già povere dei calabresi ogni aspetto di ogni servizio e quella di cui invece abbiamo bisogno, che programma e governa i servizi con capacità e coscienza”.

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