Stop all’abrogazione della legge regionale sulle fusioni dei Comuni senza un confronto preventivo con i territori. È la posizione espressa dai consiglieri regionali Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente, e Giuseppe Ranuccio del Partito Democratico, che chiedono prudenza sulla proposta di legge che punta a cancellare la normativa regionale sul riordino territoriale e sulle forme associative tra enti locali.
Secondo i due esponenti dell’opposizione, la legge regionale 15 del 2006 non può essere eliminata senza prima ascoltare i sindaci e valutare le conseguenze che una sua abrogazione potrebbe avere soprattutto sui piccoli Comuni calabresi.
“Prima ascoltare i sindaci“
Bruno e Ranuccio contestano quella che definiscono un’accelerazione su un tema che riguarda direttamente l’organizzazione delle autonomie locali. Per questo motivo hanno chiesto che la Commissione consiliare ascolti non solo il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, ma anche la sindaca di Casali del Manco, Francesca Pisani, alla guida di un altro Comune nato da un percorso di fusione.
L’obiettivo, spiegano, è raccogliere il punto di vista delle amministrazioni che hanno già vissuto questi processi prima di modificare il quadro normativo regionale.
Il rischio di un vuoto normativo
Secondo Bruno e Ranuccio, l’eliminazione integrale della legge non inciderebbe soltanto sulle disposizioni economiche ormai superate, ma cancellerebbe anche norme che continuano a rappresentare un riferimento per alcune forme di associazionismo intercomunale.
Pur riconoscendo che fusioni e Unioni di Comuni sono oggi disciplinate da una normativa nazionale, i due consiglieri sottolineano come altri strumenti previsti dalla legge regionale – tra cui i comprensori comunali, le associazioni tra Comuni e il sistema di programmazione del riordino territoriale – non trovino un’analoga disciplina statale.
Per questo, avvertono, una cancellazione totale potrebbe lasciare prive di riferimenti normativi alcune esperienze associative ancora esistenti o comunque utilizzabili dagli enti locali calabresi.
“Aggiornare la legge, non cancellarla“
Per Bruno e Ranuccio sarebbe più opportuno intervenire in modo selettivo, eliminando soltanto le disposizioni ormai superate e mantenendo quelle che continuano ad avere una funzione nell’organizzazione territoriale della Calabria.
I due consiglieri chiedono inoltre alla Regione di chiarire perché la legge non sia mai stata pienamente finanziata e attuata.
“La mancata applicazione di una norma – sostengono – non può diventare il motivo per abolirla. Se davvero si vogliono favorire le fusioni dei Comuni, rafforzare gli enti più piccoli e incentivare la gestione associata dei servizi, occorre aggiornare gli strumenti esistenti, non eliminarli indiscriminatamente”.
La richiesta finale è quella di aprire un confronto con i territori prima di assumere decisioni che potrebbero incidere in modo significativo sull’assetto delle autonomie locali calabresi.












