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12 Giugno 2026
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Il voto calabrese oltre i confini: la Sila ribelle con l’anatra zoppa e la rivoluzione del Pollino che cambia verso dopo 13 anni

A San Giovanni in Fiore Barile vince ma nasce l’“anatra zoppa”: consiglio in mano al centrodestra e governabilità tutta da costruire. A Castrovillari Anna De Gaio riporta il centrodestra alla guida della città dopo tredici anni di amministrazioni progressiste

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I ballottaggi calabresi consegnano un messaggio che va ben oltre i confini dei singoli comuni. Nelle due città simbolo dell’entroterra cosentino, la capitale della Sila e quella del Pollino, gli elettori hanno premiato candidati, storie personali e appartenenze territoriali prima ancora delle sigle di partito.

San Giovanni in Fiore, Barile sindaco ma senza maggioranza

A San Giovanni in Fiore il risultato appare tanto sorprendente quanto complesso. Il nuovo sindaco, Antonio Barile, conquista il Palazzo di Città ma si ritrova immediatamente a fare i conti con una pesante anomalia politica: il consiglio comunale vede infatti prevalere numericamente i consiglieri eletti nelle liste di centrodestra (11) mentre il sindaco può contare soltanto su una pattuglia ridotta di consiglieri, 5 più lui. È la classica situazione dell’“anatra zoppa”, quella che spesso trasforma ogni deliberazione in una trattativa e ogni seduta consiliare in una prova di sopravvivenza politica.

Non è un caso che già all’indomani del voto si sia iniziato a parlare di possibili difficoltà di governabilità e perfino di un ritorno anticipato alle urne, come detto chiaramente dallo sconfitto Marco Ambrogio, sicuro peraltro di poter disporre di una squadra per nulla orientata a stabilire momenti di contatto. D’altro canto, dopo la campagna elettorale verbalmente violentissima che ha caratterizzato San Giovanni, solo gli illusi possono credere in uno stemperamento degli astii in tempi brevi o prima delle votazioni che contano, il bilancio in primis. Insomma, governare senza una maggioranza certa richiederà una capacità di mediazione straordinaria che Barile, forse, non vuole neanche mettere in campo, o forse non ha, boh. Vedremo se qualche pontiere esterno lo farà per suo conto.

Identità, radici e voto territoriale

Ma a San Giovanni in Fiore il voto sembra aver raccontato anche qualcosa di più profondo. In una comunità fortemente legata alla propria identità, alle proprie radici e al proprio senso di appartenenza, una parte dell’elettorato ha probabilmente guardato con diffidenza a candidature percepite come meno radicate nel tessuto cittadino. In campagna elettorale non sono mancati riferimenti, più o meno espliciti, alla contrapposizione tra chi era considerato espressione autentica della comunità locale e chi veniva invece percepito come figura esterna. Una dinamica che potrebbe aver inciso sul risultato finale più di quanto dicano le analisi strettamente politiche. Parimenti, l’apporto che tanta destra storica florense ha dato a Barile pare considerevole sia in qualità che in quantità. D’altro canto, non è difficile arguire che una certa parte di Fdi l’abbia fatta pagare ad Ambrogio per qualche sgarro del passato (il vicesindaco meloniano cacciato senza preavviso?).

Anche per questo sarebbe sbagliato leggere il successo di Barile come una vittoria del centrosinistra. Il nuovo sindaco proviene infatti da una storia politica e culturale riconducibile all’area moderata e di centrodestra. Le categorie tradizionali della politica nazionale, a San Giovanni in Fiore, si sono intrecciate con dinamiche locali molto più complesse e radicate.

Castrovillari cambia verso dopo tredici anni

A Castrovillari, invece, il quadro è decisamente più lineare. La vittoria di Anna De Gaio rappresenta il ritorno del centrodestra alla guida della città dopo tredici anni di amministrazioni progressiste. Un risultato che assume un valore ancora maggiore se si considera il profilo della nuova sindaca: figura politica esperta, già protagonista della vita amministrativa cittadina negli anni Novanta e successivamente vicesindaca, De Gaio raccoglie il consenso di una parte significativa della comunità castrovillarese grazie a un percorso costruito nel tempo e a una conoscenza approfondita della macchina amministrativa.

La sua affermazione non è soltanto una vittoria elettorale. È il segnale di una proposta politica che torna competitiva in una delle città più importanti del nord Calabria e che consente al centrodestra di riappropriarsi di una piazza oggettivamente strategica, malgrado qualche indifferenza istituzionale di troppo.

L’area progressista paga dazio alle sue divisioni e ad una condotta politica del “proprio” consigliere regionale di riferimento, Laghi quantomeno creativa. Forse è giunto il momento che quanto rimane da quelle parti del centrosinistra, si distacchi definitivamente da elementi di ambiguità. Pena, la sua scomparsa.

Il centrosinistra arretra, il centrodestra consolida

Se si osserva il quadro complessivo, emerge un dato difficilmente contestabile: questo turno amministrativo non sorride al centrosinistra. Nelle principali città chiamate al voto le forze progressiste non riescono a conquistare risultati significativi e, in alcuni casi, perdono posizioni che sembravano consolidate, vedi Reggio, Palmi, dove il lascito di Ranuccio è stato umiliato e la stessa Castrovillari. Il centrodestra, al contrario, consolida la propria presenza territoriale e porta a casa vittorie che hanno un peso politico ben superiore ai confini comunali.

La lezione della Sila e del Pollino

La Sila e il Pollino raccontano così due storie diverse ma complementari. Da una parte una città che ha scelto il proprio sindaco ma non gli ha consegnato una maggioranza per governare serenamente. Dall’altra una comunità che ha affidato la guida del Comune a una figura di esperienza, segnando un cambio di stagione politica. In entrambi i casi, però, il voto lancia un messaggio chiaro: in Calabria il rapporto tra identità territoriale, leadership personali e consenso politico continua a contare molto più delle semplici appartenenze di partito.

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