6 Ottobre 2026
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Ospedale della Sibaritide, inaugurati gli ambulatori (in una piccola area del corpo A). Per tutto il resto Occhiuto dà appuntamento a marzo 2027 (VIDEO)

Il resto della struttura è ancora un cantiere aperto e la previsione del governatore sembra ottimistica. Il rup Moroni parla di opera al 90 per cento, il sindaco Stasi preferisce un ospedale completo con sei mesi di ritardo a una scatola vuota con sei mesi di anticipo

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Nel nuovo ospedale della Sibaritide si apre una porta, una soltanto. Gli ambulatori inaugurati oggi a Insiti occupano il piano terra del corpo A, lato Ovest, e il presidente della Regione Roberto Occhiuto coglie l’occasione per scrivere sul calendario una data nuova: marzo 2027, il mese entro il quale il programma prevede il trasferimento di tutte le attività, sale chirurgiche comprese.
La “visita guidata” che accompagna la presentazione è una gitarella del solo corpo A. Il piano terra appare concluso, mentre il primo e il secondo piano sono in pieno regime di cantiere e il resto della struttura è ben lungi dall’essere completata.
L’operazione che nei giorni scorsi il sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, liquida come una “pantomima allestita per evitare le penali” ha così per palcoscenico un’ala sola dell’ospedale e per quinte un cantiere aperto nel senso più letterale del termine.
Occhiuto si dice soddisfatto con un argomento storico: “Non credo che i calabresi possano ricordare un nuovo ospedale costruito negli ultimi 40 anni”.
Promesso vent’anni fa, spiega, l’ospedale è stato costruito negli ultimi tre o quattro anni da una squadra che ha lavorato sotto la regia del commissario, perché un’opera rimasta a lungo sulla carta diventasse reale.
Si inizia dagli ambulatori, aggiunge, perché “dovunque in Italia” il passaggio di tutte le attività sanitarie fino alle sale chirurgiche richiede qualche mese, ed “io ho voluto iniziare da subito”.

Il presidente allarga poi lo sguardo al resto della Calabria: “Tra qualche tempo inaugureremo anche l’ospedale di Vibo Valentia”, anch’esso atteso da vent’anni, mentre a nella Piana – a Palmi per l’esattezza – risolte le criticità dell’ospedale, i lavori ricominceranno.
Così, dice occhiuto, “dimostreremo che le opere pubbliche in Calabria si possono fare”.
Sugli otto incendi dolosi che hanno accompagnato la costruzione il governatore avanza un’ipotesi: “Forse qualcuno aveva interesse a dimostrare che le opere pubbliche non si possono concludere in Calabria. Quel “qualcuno ha perso, e ha vinto lo Stato”, prosegue il presidente, perché “grazie all’impegno delle forze di polizia e della prefettura l’ospedale è stato finalmente dato ai cittadini come presidio moderno, bellissimo, segno tangibile di speranza per il futuro”.

Marzo 2027, il cronoprogramma del presidente

Alla domanda sul cronoprogramma dei trasferimenti Occhiuto risponde che una timeline esiste e che, nel programma da lui stesso visionato, a cui hanno lavorato gli uffici del Dipartimento Salute, Azienda Zero e l’Asp di Cosenza, “alcune degenze si spostano nelle prossime settimane e nel corso dell’anno, mentre l’idea è di trasferire tutto, fino alle sale chirurgiche, entro marzo dell’anno prossimo“.
Su medicina nucleare ed emodinamica, i due servizi su cui il sindaco chiede garanzie, il Occhiuto ricorda che le attività devono essere compatibili con il DM 70, il regolamento nazionale sugli standard dell’assistenza ospedaliera, e che avendo costruito “un’opera magnifica” anche la rete ospedaliera “dovrebbe essere adeguata” per riempirla di nuovi contenuti.
Per gli aspetti tecnici rimanda a Moroni.
Per la cronaca, in un post sui social di inizio anno con cui aveva elencato “le dieci cose belle attese in Calabria nel 2026”, il presidente aveva incluso tra gli obiettivi la conclusione del nuovo ospedale della Sibaritide.

Il Rup Moroni: opera al 90 per cento, apertura per fasi

Gli aspetti tecnici, con qualche nota polemica, toccano a Claudio Moroni, responsabile unico del progetto, che ringrazia le forze dell’ordine e la prefettura. Nella costruzione dell’ospedale, rammenta, “si sono verificati otto incendi dolosi, tutti portati dall’interno”, in quello che “credo sia l’unico caso in Italia”.
Il nodo del ragionamento è quello dei servizi. “A Insiti – ammette – non esistono ancora fognatura e condotta idrica, e la corrente elettrica è arrivata operativamente soltanto il 1° ottobre. Per superare l’ostacolo si è dovuti ricorrere agli strumenti della Protezione civile, con uno stato di emergenza deliberato dal governo, dichiarato dal Consiglio dei ministri il 7 marzo 2025 e prorogato di dodici mesi nel marzo 2026, esattamente come se fossimo a valle di un terremoto”, mentre “la struttura è stata resa autosufficiente sotto tutti gli aspetti”. Da qui il passaggio che ha fatto più rumore: “C’era qualcuno che quest’opera in realtà non la voleva”. C’è un mittente ma non il destinatario, ed è Stasi a chiarirlo.
Moroni poi ricostruisce la storia dell’opera, dallo stato di emergenza del 2007, che secondo la sua ricostruzione non ha prodotto altro che un progetto preliminare, alla variante approvata nel 2024 che ha permesso di far partire davvero il cantiere. L’avanzamento di un’opera pubblica, sottolinea, “si misura dai pagamenti degli stati di avanzamento lavori: il ritmo sarebbe passato da circa 800 mila euro al mese tra la consegna dei lavori, il 4 novembre 2020, e il marzo 2022 a 8,2 milioni al mese tra l’aprile 2025 e il settembre 2026”.
Oggi l’opera, dice, è ad “uno stato di avanzamento pari al 90 per cento” – anche se non lo sembra affatto – “ma questo non basta ad attivare l’intera struttura: tra ciò che sta dentro un ospedale e ciò che deve entrarvi per offrire servizi, c’è in mezzo una complessità di interazione che richiede la pianificazione delle attività sanitarie e dei trasferimenti reparto per reparto, tenuto conto della carenza di medici e in continuo confronto con l’Asp”. Per questo “l’apertura di un ospedale così grande non può che essere graduale”, e Moroni anticipa l’obiezione di chi, davanti al cantiere, si chiede perché non si apra tutto.
Le stanze visitate, aggiunge, sono “già allestite con apparecchiature all’avanguardia”.
Dopo gli interventi ed i saluti inziali, è previsto un giro anche in cantiere tra i piani superiori che, riconosce lo stesso Moroni, “oggi risultano cantiere”.

Stasi: “Meglio un ospedale completo sei mesi dopo”

Alla domanda su che impressione gli avesse lasciato quella che nei giorni scorsi aveva definito “un’operazione pantomima”, Stasi risponde che la cosa è piuttosto evidente: “Oggi inauguriamo un ambulatorio a Insiti, che non è l’ospedale della Sibaritide, e comunque è utile quando si inaugura qualcosa di nuovo”.
L’ospedale, prosegue, “non è consegnato, non è aperto, e non è nelle condizioni di essere aperto, anche al netto di opere di urbanizzazione primaria che mancano”.
Il sindaco dice poi di essere concentrato su un punto: “Che l’ospedale, quando aprirà, vanti servizi che servono a questo territorio” e noj si meraviglia del fatto che Occhiuto faccia spallucce sull’emodinamica, il caso che Calabria7 ha portato alla luce con il documento sulla Rete Sca.
Stasi si augura quindi che dopo la “bella inaugurazione” la Regione cambi rotta, perché nei mesi scorsi “è andato in un’altra direzione”, “tagliando l’emodinamica dopo la medicina nucleare”.
Il sindaco di Corigliano Rossano giudica anche come “piuttosto pesante” l’uscita di Moroni su chi non voleva l’ospedale: “Detto da un politico può anche essere velleitario, detto da un tecnico è molto grave”. Trattandosi di fogna e acqua, osserva il primo cittadino ionico, “il riferimento non può che essere a chi ha competenza su quei temi. Mi è sembrato un atto d’accusa nei confronti dell’ufficio del commissario straordinario per la depurazione e di Sorical”. È un dato, specifica Flavio Stasi “dal quale dobbiamo partire e che conferma ciò che il Comune sostiene da mesi”.
Non manca un giudizio sul cronoprogramma sciorinato dal governatore, la scadenza di marzo 2027 perché sia sostanzialmente in funzione.
Sul cronoprogramma Stasi ha ricordato che il presidente ha parlato di marzo 2027 per il progressivo trasferimento dei reparti, azzardando per quella data l’apertura delle sale operatorie. “Intanto oggi non è stato trasferito nessun reparto”, osserva, “e quel ‘progressivo trasloco’ non è neanche iniziato”.
Il sindaco chiude con una scelta di metodo: “Piuttosto che cerchiare in rosso date sul calendario che poi coinciderebbero anche con potenziali elezioni politiche, mi concentrerei sui contenuti dell’ospedale. Credo di rappresentare il cento per cento dei cittadini di Corigliano Rossano se dico questo: preferiremmo un ospedale completo e funzionante sei mesi dopo piuttosto che una scatola vuota sei mesi prima. Il concetto deve essere assolutamente chiaro”.

Insomma, al netto della passerella politica, la sensazione – confermata dalle chiacchiere con tecnici tra i corridoi che candidamente ammettano anche l’impiego di una vasca e di un pozzo nero per l’utilizzo della rete idrica che serve il pian terreno del corpo A lato ovest – è che sia necessario almeno un anno a partire da adesso affinché la “struttura” dell’ospedale della Sibaritide si possa dire conclusa (con le immagini registrate oggi a corredo potrebbe essere facile farsi un’opinione in merito).
Tra l’altro ci sarà un motivo se la D’Agostino – la società concessionaria che sta costruendo l’ospedale – pare abbia prorogato di almeno un anno l’affitto per alcuni dei suoi tecnici.

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