16 Ottobre 2026
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Protesta dei tir, Salvini prova ad anticipare il vertice: 590 milioni ancora bloccati, il governo cerca una via d’uscita

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini tenta di anticipare il tavolo al 20 ottobre, mentre Assotir attacca: «La latitanza delle istituzioni e del governo alimenta la protesta». In Calabria l'ultimatum: senza risposte, i Tir potrebbero arrivare nella Capitale

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Il Sud Italia è stretto nella morsa della protesta dei Tir contro il caro gasolio. Autostrade, strade statali, caselli e accessi ai porti sono interessati da presidi e blocchi che stanno provocando pesanti disagi alla circolazione e al trasporto delle merci. Dalla Calabria alla Sicilia, dalla Campania alla Puglia, la mobilitazione degli autotrasportatori si allarga e mette sotto pressione il governo Meloni e soprattutto il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, chiamato a trovare una soluzione alla crisi.

La protesta coinvolge associazioni di categoria, comitati spontanei e, in alcune realtà, anche agricoltori e studenti. Al centro della mobilitazione c’è l’aumento dei costi energetici, con il prezzo del gasolio che, secondo i manifestanti, sta mettendo in difficoltà aziende e lavoratori del settore.

Salvini prova ad anticipare il vertice: sul tavolo 80 milioni contro il caro gasolio

Di fronte all’estensione della protesta, Matteo Salvini sta lavorando per anticipare a martedì 20 ottobre l’incontro con le rappresentanze degli autotrasportatori, inizialmente fissato per il 27 ottobre al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Secondo fonti vicine al vicepremier, il nuovo appuntamento potrebbe svolgersi alla Prefettura di Milano.

Il ministro ha indicato anche le risorse necessarie per un primo intervento: almeno 80 milioni di euro, da mettere a disposizione attraverso il ministero dell’Economia.

«Abbiamo convocato un tavolo al Mit e sono sicuro che se il ministero dell’Economia stanzierà risorse che abbiamo chiesto nell’immediato pari almeno a 80 milioni di euro ci sarà almeno nell’immediato una maggior serenità», ha dichiarato Salvini.

Una prospettiva che, per il momento, non basta a fermare la mobilitazione.

Assotir attacca il governo: «La latitanza delle istituzioni alimenta la protesta»

Le associazioni degli autotrasportatori chiedono interventi immediati per fronteggiare il peso del carburante sui bilanci delle imprese.

Unatras, l’Unione nazionale delle associazioni dell’autotrasporto merci, ha sollecitato l’anticipo del confronto con il governo, chiedendo «risposte concrete» contro il caro gasolio.

Ancora più dura la posizione di Assotir, che punta il dito contro l’inerzia istituzionale: «La latitanza delle istituzioni e del governo alimenta la protesta di chi non ce la fa più».

Dal governo arriva anche il richiamo del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che distingue il diritto a manifestare dalle iniziative che impediscono la distribuzione delle merci.

«Manifestare è lecito e degno di rispetto, bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato», ha avvertito.

Calabria, quindici presidi e l’ultimatum a Salvini: «Senza risposte andremo a Roma con i Tir»

Tra le regioni maggiormente coinvolte c’è la Calabria, dove la mobilitazione promossa da Fedralog prevede quindici presidi distribuiti sul territorio regionale, con iniziative destinate a proseguire fino al 20 ottobre.

Le proteste interessano punti strategici della viabilità e della logistica, tra cui le aree vicine all’aeroporto di Lamezia Terme e al porto di Gioia Tauro, infrastrutture fondamentali per il trasporto delle merci.

Disagi vengono segnalati anche lungo la Statale 18, sul Tirreno cosentino, dove sono presenti file di mezzi pesanti.

Il coordinatore regionale di Fedralog, Mario Pansini, ha lanciato un avvertimento preciso: «Siamo pronti ad andare a Roma con i nostri Tir se entro il 20 ottobre non avremo avuto risposte concrete alle nostre richieste».

Un ultimatum che lega la prosecuzione della protesta alle decisioni che arriveranno nei prossimi giorni.

Campania, chiusa l’uscita di Nola sulla A30. Disagi anche in Basilicata

La mobilitazione sta creando difficoltà anche in Campania, soprattutto nelle province di Napoli e Caserta, dove i camionisti presidiano alcuni dei principali snodi della circolazione.

Sull’autostrada A30 Caserta-Salerno, Autostrade per l’Italia ha disposto la chiusura temporanea dell’uscita di Nola, in entrambe le direzioni, a causa dei blocchi.

«Stiamo messi male tutti, aziende e autisti, entrambi con il cappio al collo», denunciano alcuni trasportatori impegnati nella protesta.

Situazione complicata anche in Basilicata, dove si registrano difficoltà nei rifornimenti di carburante.

A Potenza e nei comuni limitrofi, numerosi distributori hanno esposto cartelli con la scritta «tutto esaurito».

La mobilitazione degli autotrasportatori si è inoltre intrecciata con quella dei metalmeccanici dell’ex Ilva nell’area della raffineria Eni di Taranto, dove si sono verificati blocchi successivamente rimossi. Problemi alla viabilità vengono segnalati anche lungo la Statale Jonica, tra Calabria, Basilicata e Puglia.

Puglia, 500 Tir in corteo verso Bari: nel Foggiano la protesta dura da sei giorni

La protesta continua a farsi sentire anche in Puglia, dove nel Foggiano gli autotrasportatori sono arrivati al sesto giorno consecutivo di mobilitazione.

Un corteo composto da circa 500 Tir ha percorso la Statale 379, muovendosi da Brindisi in direzione Bari.

La mobilitazione interessa dunque diverse aree della regione, con ripercussioni sulla circolazione e sui collegamenti stradali utilizzati quotidianamente per il trasporto delle merci.

Sicilia, porti bloccati e carburante a 2,30 euro: «Ogni pieno costa mille euro in più»

Particolarmente pesante la situazione descritta dagli autotrasportatori in Sicilia.

A Palermo, i manifestanti hanno presidiato l’ingresso del molo Santa Lucia, impedendo l’uscita dei Tir e ostacolando le operazioni di scarico delle navi.

Il coordinatore del Comitato trasporti siciliani, Salvatore Bella, parla di un’adesione generalizzata alla mobilitazione: «L’adesione è totale, in Sicilia non circolano mezzi pesanti».

A pesare sono soprattutto i costi del carburante e dei collegamenti marittimi.

Secondo Bella, con il gasolio a 2,30 euro al litro, ogni pieno comporta una spesa aggiuntiva di circa mille euro, ai quali si sommano altri 700 euro per il trasporto via nave e il biglietto.

Costi definiti «insostenibili» dal rappresentante dei trasportatori.

Il 20 ottobre diventa decisivo: Salvini cerca una soluzione, i Tir non si fermano

La data del 20 ottobre si profila come uno snodo cruciale per la vertenza.

Da una parte c’è il tentativo del ministro Matteo Salvini di anticipare il confronto con le associazioni di categoria e ottenere dal ministero dell’Economia uno stanziamento immediato di almeno 80 milioni di euro.

Dall’altra ci sono gli autotrasportatori, che chiedono misure concrete per contenere l’impatto del caro gasolio e garantire la sostenibilità economica delle imprese.

Intanto, tra blocchi stradali, presidi ai porti, code e difficoltà nei rifornimenti, la protesta continua a interessare gran parte del Mezzogiorno.

E dalla Calabria arriva già l’avvertimento: senza risposte entro il 20 ottobre, la mobilitazione potrebbe spostarsi direttamente a Roma.

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