27 Settembre 2026
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Tridico intervistato dai giovani della Summer School M5S: “Clientelismo e speculazione, così la Calabria perde i suoi ragazzi”

L’europarlamentare attacca il centrodestra: "Un disastro, un fallimento economico". Sull’emigrazione giovanile: "Investiamo fino a 300mila euro a testa e poi vediamo i ragazzi andare via"

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Una regione che investe nella formazione dei propri figli e poi li vede partire. Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, individua nella fuga dei giovani il segno più evidente di un modello di sviluppo da cambiare. A margine della Summer School del M5S a Diamante, il suo giudizio sulle politiche del centrodestra è negativo: “Un disastro, un fallimento economico a livello nazionale e poi anche a livello regionale”. L’attacco riguarda le scelte economiche, ma anche il rapporto tra potere e opportunità. Per Tridico, la Calabria continua a perdere competenze perché non riesce a offrire ai giovani le condizioni per sentirsi valorizzati. Una perdita che impoverisce il territorio e attraversa la vita delle famiglie.

“Investiamo nei giovani e poi li vediamo andare via”

Tridico richiama l’investimento sostenuto per accompagnare una persona lungo il percorso di crescita e formazione: “Noi oggi investiamo tantissimo nei giovani, fino a 300.000 euro a testa in capitale umano e poi vediamo i ragazzi andare via”. Il risultato, nella sua analisi, è una perdita che va oltre i numeri dell’economia: “Questa è una grande distruzione di capitale umano, oltre che di affetti di persone che vanno via dalle nostre terre. Un depauperimento fortissimo”.

L’europarlamentare richiama quindi dati che attribuisce alla Svimez, indicando in 300mila i giovani andati via dalle regioni del Sud negli ultimi cinque anni. Una cifra che porta al centro dell’intervista per chiedere una svolta nelle politiche rivolte al Mezzogiorno: “È inaccettabile, bisogna cambiare il modello di sviluppo economico”.

“Avevamo proposto un’altra via per la Calabria”

Tridico rivendica il tentativo politico compiuto l’anno precedente di indicare un’alternativa per la regione. Al centro, sostiene, c’erano le nuove generazioni e la possibilità di far tornare chi aveva già lasciato la Calabria. “Noi ci abbiamo provato l’anno scorso in Calabria a raccontare un’altra via di sviluppo. L’abbiamo fatto principalmente attraverso politiche a sostegno dei giovani, per il rientro dei giovani stessi”. La questione dei rientri si lega così a quella delle partenze: trattenere competenze e recuperare quelle già trasferite altrove diventano, nel ragionamento del capodelegazione M5S, due obiettivi della stessa strategia. Senza opportunità e riconoscimento del merito, la formazione dei giovani rischia di tradursi in un investimento del quale beneficiano altri territori.

Il confronto con la Puglia: “È mancato il cambiamento culturale”

La critica alle politiche regionali si sposta poi sul terreno della cultura di governo. Secondo Tridico, il fallimento riguarda anche l’incapacità di modificare le condizioni nelle quali possono nascere iniziative, fiducia e sviluppo. “Le politiche regionali in Calabria hanno fallito, soprattutto nel creare quel cambiamento culturale che pure in altre regioni c’è stato”, afferma. Il riferimento è alla Puglia, dove richiama una stagione di rinnovamento che, nella sua lettura, avrebbe cambiato prima la mentalità e poi favorito progetti di sviluppo.

L’accusa: clientelismo e giovani che non si sentono valorizzati

Tridico alza il livello dello scontro e accusa la classe dirigente calabrese di restare legata a logiche clientelari e speculative. Una valutazione politica che collega direttamente all’emigrazione: “Questo favorisce purtroppo la fuga dei ragazzi, dei giovani che in queste condizioni non si sentono valorizzati”. Per l’esponente del Movimento 5 Stelle, dunque, la sfida economica della Calabria passa anche da un cambiamento nel modo di selezionare e riconoscere capacità e competenze. Il banco di prova sono proprio i giovani: quelli che partono, quelli che restano e quelli ai quali offrire una ragione concreta per tornare.

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