27 Settembre 2026
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Desertificazione commerciale Catanzaro, la ricetta di Confedilizia: “Basta con i bandi a pioggia, servono quattro riforme strutturali”

Sandro Scoppa analizza il calo del 4,8% delle imprese del commercio nel Catanzarese e propone cedolare secca, taglio dell'IMU, libertà contrattuale e cambio di destinazione d'uso

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Le serrande chiuse nel centro urbano e in provincia non si riavvitano con la sola erogazione di risorse pubbliche a fondo perduto. Di fronte al declino del tessuto commerciale locale, certificato dal primo rapporto dell’osservatorio Osserva Calabria di Confesercenti, che rileva al 31 maggio 2026 una flessione del 4,8 per cento delle imprese del commercio nella provincia di Catanzaro, contro una media regionale del 3,7 per cento, il dibattito sulle contromisure economiche si riaccende. Sotto la lente finisce la scelta dell’amministrazione comunale di stanziare 2 milioni di euro complessivi (600 mila per il centro storico e 1,4 milioni per le “Imprese di Quartiere” con coperture fino all’80 per cento) per incentivare nuove aperture. Un approccio che, secondo l’analisi dell’avvocato Sandro Scoppa per Confedilizia, rischia di curare i sintomi anziché rimuovere le cause profonde della crisi.

Il nodo dei contributi pubblici e l’alterazione del rischio d’impresa

La critica all’impianto degli incentivi amministrativi risiede nella traslazione del rischio economico dall’operatore privato alla collettività. Quando la copertura finanziaria pubblica raggiunge i quattro quinti della spesa ammissibile, si modifica la valutazione di convenienza dell’investimento, rendendo sostenibili su carta progetti che non avrebbero attratto capitale privato a condizioni di mercato. Una volta esaurito il contributo, resta l’incognita della tenuta nel tempo dell’attività. Tale impostazione ha già mostrato limiti operativi negli esperimenti precedenti, come il progetto dei temporary store del 2025 (che ha raccolto soltanto undici manifestazioni d’interesse tra i proprietari) o la proposta di accordo territoriale volontario sui canoni del marzo 2026, a cui Confedilizia Catanzaro ha scelto di non aderire per scetticismo verso la calmierazione amministrativa dei prezzi.

Le quattro leve operative per la ripresa del mercato immobiliare commerciale

Per consentire al mercato di ritrovare equilibrio e favorire il riutilizzo dei locali sfitto, l’analisi propone un cambio di paradigma fondato su quattro interventi diretti su fisco, burocrazia e vincoli normativi:

Cedolare secca sulle locazioni commerciali: Introduzione dell’aliquota agevolata al 21 per cento per i locali C/1 (sulla falsa riga della misura del 2019) all’interno della prossima legge di bilancio per il 2027. La misura mira a ridurre il carico fiscale complessivo sull’accordo, ampliando il margine di trattativa tra proprietario e conduttore.

Riduzione ed eventuale azzeramento dell’IMU comunale: Revisione al ribasso dell’imposta municipale sugli immobili commerciali, applicata in modo uniforme a locali locati, sfitti o usati direttamente, al fine di evitare penalizzazioni fiscali nel momento in cui l’immobile torna produttivo.

Superamento delle rigidità contrattuali (Legge 392/1978): Deroga alla disciplina vincolistica del “6+6” per restituire le locazioni commerciali alle regole del Codice Civile, consentendo alle parti la libera negoziazione di durata, canone, aggiornamenti e recesso in base alle esigenze specifiche delle singole attività.

Liberalizzazione e semplificazione dei cambi di destinazione d’uso: Facilitazione dei passaggi burocratici per convertire i locali commerciali rimasti privi di domanda in abitazioni, studi professionali, uffici o strutture ricettive, evitando che i vincoli urbanistici congelino spazi altrimenti riutilizzabili.

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