A quattro anni dalla sua istituzione, Azienda Zero, l’ente che avrebbe dovuto rivoluzionare la sanità in Calabria, resta un cantiere aperto e segnato da profonde critiche. Fp Cgil e Uil Fpl hanno sollevato un duro atto d’accusa contro la gestione dell’ente, denunciando non solo i ritardi cronici nel subentro delle funzioni strategiche, ma anche una condotta definita “antisindacale” e “in spregio alle norme” riguardante il destino di oltre mille lavoratori dell’emergenza-urgenza.
I rilievi della Corte dei Conti e il “limbo” gestionale
Le preoccupazioni dei sindacati trovano sponda nelle recenti relazioni della Corte dei Conti, che ha evidenziato come il processo di subentro nelle funzioni della Gestione Sanitaria Accentrata (GSA) e delle aziende sanitarie sia ancora parziale. I magistrati contabili parlano di un “quadro non ancora del tutto delineato”, un’incertezza che mina la capacità gestionale dell’intero sistema sanitario regionale.
Nonostante l’ente sia stato istituito nel 2021 (Legge Regionale n. 32), la direzione generale non ha ancora fornito un cronoprogramma certo per l’avvio delle funzioni fondamentali. Questo stallo, secondo le sigle sindacali, starebbe spingendo i vertici di Azienda Zero a forzature procedurali per tentare di recuperare il tempo perduto, sacrificando la trasparenza e il dialogo.
Il caso Emergenza-Urgenza: 1200 lavoratori “caricati su vagoni merci”
Il punto di rottura più evidente riguarda il trasferimento del personale del 118. Secondo la nota congiunta di Fp Cgil e Uil Fpl, l’azienda avrebbe convocato solo alcune sigle per discutere il cambio di datore di lavoro per oltre 1200 persone. “Lavoratori e cittadini sanno bene quanto pesano le carenze di personale in questo settore che, insieme ad una governance accentrata recentemente e disfunzionale, hanno determinato condizioni di lavoro insostenibili e gravi disservizi ai pazienti. Stiamo parlando non di poche, ma di oltre 1200 persone che, alcuni presunti risolutori, intenderebbero, alla stregua di un gregge, trasferire in un nuovo recinto. Non attraverso una transumanza ma caricandoli in dei vagoni merci con direzione incerta”.
I sindacati ricordano che, per legge (art. 47 L. 428/1990), il trasferimento di personale tra aziende pubbliche richiede obbligatoriamente un’informativa e una consultazione preventiva. Inoltre, Azienda Zero risulterebbe priva di una propria rappresentanza sindacale interna e dei fondi necessari per la contrattazione decentrata e i trattamenti accessori.
Anomalie e disparità di trattamento
La denuncia mette in luce una disparità nelle modalità di assorbimento del personale. Mentre per altri settori (informatica o gestione risorse umane) i passaggi dalle Asp ad Azienda Zero sono stati accompagnati da opzioni di scelta e colloqui, per gli operatori dell’emergenza si starebbe procedendo d’ufficio.
C’è poi il nodo delle RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie): i delegati eletti rischiano di perdere la loro carica nel passaggio, un atto che i sindacati definiscono “antisindacale”. Viene citato il precedente storico del passaggio dalle Province alla Regione, dove i tavoli tecnici durarono oltre un anno per garantire i diritti degli eletti.
Trasparenza negata e tutela legale
I sindacati contestano anche il trasferimento delle funzioni della GSA, esercitate da personale in “avvalimento” dal Dipartimento della Salute senza alcun criterio di scelta pubblico o trasparente. “Dove è finita l’Azienda Zero nata per perseguire la razionalizzazione, l’integrazione e l’efficientamento con modalità partecipative basate sulla massima trasparenza?” si chiedono i sindacati, concludendo con un avvertimento netto: la tutela degli iscritti proseguirà in tutte le sedi competenti, incluse quelle legali, per fermare quello che considerano “un affronto alle regole democratiche”.













