La vicenda del centro dialisi di Reggio Calabria torna al centro del confronto politico e associativo. Le associazioni Reset e Svolta replicano alle dichiarazioni del coordinatore di Aned, Pasquale Scarmozzino, rivendicando l’impegno portato avanti negli anni dall’ex sindaco e oggi consigliere regionale Giuseppe Falcomatà per migliorare l’assistenza ai pazienti emodializzati. Al centro della polemica ci sono le iniziative avviate dal Comune e dalla Città Metropolitana, le modifiche organizzative introdotte dall’Asp e la mancata continuità del centro territoriale San Giorgio, aperto nel luglio 2024 e successivamente chiuso. Secondo Reset e Svolta, nonostante i passi avanti compiuti negli anni, resta irrisolta la necessità di garantire un servizio adeguato ai pazienti dializzati del territorio reggino.
Centro dialisi, Reset e Svolta ricostruiscono gli ultimi anni
Le due associazioni contestano la ricostruzione fornita da Scarmozzino e invitano a consultare gli atti ufficiali e i verbali degli incontri istituzionali per ripercorrere le tappe della vicenda. “Il fatto che l’Aned sia molto più radicata a Catanzaro che non nella città di Reggio Calabria, può forse spiegare come il suo coordinatore, Pasquale Scarmozzino, disconosca totalmente l’impegno profuso, ormai da un decennio, dall’oggi consigliere regionale Giuseppe Falcomatà per il diritto alla salute ed alle cure dei pazienti dializzati reggini”, affermano Reset e Svolta. Secondo la loro ricostruzione, l’impegno di Falcomatà sarebbe iniziato già durante il mandato da sindaco, con iniziative rivolte a sollecitare Regione e Azienda sanitaria provinciale affinché venissero individuate soluzioni per ampliare l’offerta di emodialisi nell’area metropolitana.
Dall’immobile messo a disposizione agli incontri in Prefettura
Tra i primi passaggi ricordati dalle associazioni c’è il novembre 2017, quando l’Amministrazione comunale mise a disposizione dell’Asp di Reggio Calabria un immobile da destinare a centro dialisi, affidando alla Regione la questione degli interventi di adeguamento strutturale.
Nel dicembre dello stesso anno, Falcomatà partecipò a un incontro in Prefettura con rappresentanti dell’Asp, della Regione e di Aned. In quella sede, riferiscono Reset e Svolta, l’allora sindaco avrebbe contestato l’assenza di risposte concrete e avanzato proposte per accelerare il potenziamento dei posti dialisi. Le interlocuzioni sarebbero proseguite nel 2018 e negli anni successivi, con il coinvolgimento delle istituzioni e dei rappresentanti dei pazienti. Le associazioni attribuiscono a questi confronti un ruolo nel portare all’attenzione dell’Asp le difficoltà affrontate dalle famiglie e nel favorire alcuni interventi organizzativi.
Più posti dialisi al Gom, a Scilla e Melito Porto Salvo
Nella ricostruzione di Reset e Svolta, le sollecitazioni rivolte agli organismi sanitari avrebbero contribuito anche a modifiche nell’organizzazione del servizio. Tra i risultati citati figurano l’aumento dei posti rene al Grande ospedale metropolitano (Gom) e il potenziamento dei posti disponibili nelle strutture di Scilla e Melito Porto Salvo. Secondo le associazioni, questi cambiamenti avrebbero consentito ai pazienti reggini di evitare il ricorso al centro privato di Messina, al quale in precedenza erano costretti a rivolgersi per ricevere le cure. Reset e Svolta sottolineano tuttavia che Comune e Città Metropolitana non hanno competenze dirette in materia sanitaria, ma sostengono di aver continuato a sollecitare le istituzioni competenti affinché venissero rispettati gli impegni assunti. Le associazioni richiamano inoltre il rilascio, da parte del Comune, dell’autorizzazione alla realizzazione di un centro dialisi a Reggio Calabria, concessa in cinque giorni dopo l’autorizzazione regionale. Un passaggio che, nella loro ricostruzione, avrebbe dovuto contribuire a rispondere alle esigenze dei pazienti.
Il centro San Giorgio chiuso dopo l’apertura nel 2024
Uno dei punti centrali della presa di posizione riguarda il centro territoriale San Giorgio, aperto nel luglio 2024. Secondo Reset e Svolta, la struttura aveva migliorato le condizioni assistenziali di 36 pazienti emodializzati, ma la mancata concessione dell’accreditamento ne avrebbe determinato la chiusura. Le associazioni collegano lo stop al mancato riconoscimento, da parte dell’Asp, del fabbisogno relativo a ulteriori 29 posti rene. Una situazione che, secondo la loro denuncia, avrebbe impedito di garantire la continuità dell’unico centro territoriale reggino. “Non si tratta di episodi isolati, ma di un’azione costante, fatta di prese di posizione pubbliche e sollecitazioni rivolte ai commissari che si sono succeduti alla guida della sanità calabrese”, sostengono le due associazioni, che criticano l’assenza di una soluzione pubblica strutturale dopo quasi dieci anni di confronti.
“La priorità resta garantire cure adeguate ai dializzati”
Nella parte conclusiva della nota, Reset e Svolta contestano a Scarmozzino di non aver adeguatamente considerato le iniziative intraprese in passato e la situazione attuale dei pazienti. Le associazioni parlano di una condizione terapeutica difficile per circa 30 dializzati reggini e chiedono che il confronto pubblico si concentri soprattutto sulla necessità di assicurare servizi adeguati e risposte concrete. “Scarmozzino, dunque, farebbe bene a verificare gli atti prima di rilasciare dichiarazioni che rischiano di cancellare anni di iniziative e mortificare chi affronta, ogni giorno, una situazione già difficile”, affermano. La vicenda riporta così l’attenzione sulle criticità dell’assistenza dialitica nell’area metropolitana di Reggio Calabria e sul ruolo delle istituzioni sanitarie nella programmazione dei servizi. Per Reset e Svolta, la priorità resta individuare una soluzione stabile che garantisca ai pazienti la continuità delle cure sul territorio.














