14 Ottobre 2026
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M5S, Santoro sospeso per sei mesi attacca Tucci: “A Vibo non c’è democrazia”. E chiede a Conte di intervenire

Nel suo appello al presidente invoca un passo indietro al parlamentare, a Luisa Santoro e a Michele Furci: al centro dello scontro le decisioni interne e la scelta degli assessori

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Accetta la sospensione, ma apre lo scontro politico. Domenico Santoro, raggiunto da una sanzione di sei mesi disposta dai probiviri del Movimento 5 Stelle, si rivolge direttamente a Giuseppe Conte e mette sotto accusa la gestione del partito a Vibo Valentia. Nel mirino finiscono l’onorevole Tucci, Luisa Santoro e Michele Furci, dei quali chiede un passo indietro. “Resto comunque sempre M5S”, scrive. Poi la frase che dà il senso dell’intero messaggio: “Non posso tacere che a Vibo Valentia nei M5S non vige la democrazia”. È la contestazione di un iscritto che, pur dichiarando di voler restare nel Movimento, chiede al vertice nazionale di intervenire sui rapporti di forza locali.

La sospensione e la segnalazione ai probiviri

Nel passaggio del provvedimento riportato da Santoro viene richiamata la segnalazione numero 40/2024, attribuita a Tucci, Luisa Santoro e Michele Furci. Il collegio, ritenendo fondati gli addebiti esaminati, dispone la sospensione per sei mesi.
L’estratto non contiene però la descrizione completa delle contestazioni né le motivazioni della decisione. È Santoro a collegare la sanzione al sostegno dato al sindaco Romeo, che afferma di avere sponsorizzato prima di Tucci e su suggerimento dello stesso Conte. Nella sua ricostruzione, dunque, quella scelta avrebbe seguito un’indicazione del presidente. Una versione che Santoro pone al centro dell’appello, ma che il brano del provvedimento riportato non consente, da solo, di riscontrare.

L’attacco a Tucci sulla scelta degli assessori

Il punto politicamente più delicato riguarda un’assemblea dedicata alla scelta degli assessori del sindaco Romeo. Santoro riferisce che alla riunione avrebbero partecipato Pisani, Minasi, Aiello e circa trenta altri attivisti. In quella sede, secondo il suo racconto, Tucci avrebbe rivendicato il potere di assumere personalmente le decisioni più importanti, senza un effettivo confronto democratico. Santoro contesta inoltre a Luisa Santoro e a Michele Furci di avere accettato questa impostazione.
È su questo episodio che costruisce l’accusa di una gestione accentrata del Movimento. Si tratta della sua ricostruzione, dalla quale emerge una frattura che investe il ruolo degli iscritti e il peso delle assemblee nelle scelte politiche e amministrative.

“Resto nel Movimento”, ma chiede un passo indietro

L’apertura del messaggio sembra una resa: “Accetto con sottomissione i sei mesi di sospensione”. Il seguito contiene invece una richiesta precisa: Conte dovrebbe “ribaltare la situazione” e chiedere un passo indietro a Tucci, Luisa Santoro e Furci. Santoro non annuncia l’uscita dal M5S. Rivendica la propria appartenenza e, proprio da quella posizione, contesta chi ne guida le scelte a livello locale. Sostiene inoltre che la città sia rimasta finora all’oscuro della situazione interna che denuncia.

L’appello porta lo scontro sul tavolo di Conte

Il destinatario politico è Conte: Santoro lo richiama sia per il presunto suggerimento di sostenere Romeo sia per l’intervento che ora gli chiede sui dirigenti locali. La sospensione diventa così il punto di partenza di una contestazione più ampia. Da una parte, il giudizio disciplinare dei probiviri; dall’altra, la denuncia di Santoro sulla democrazia interna. Due piani distinti, che il suo appello intreccia e porta davanti al presidente del Movimento. Nel materiale riportato non sono presenti le repliche delle persone chiamate in causa.

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