Per Roberto Occhiuto, commissario alla sanità e presidente della Regione, questa è stata una delle settimane più difficili da quando guida l’intero sistema sanitario calabrese. Si era aperta a Vibo Valentia, con la protesta infuocata davanti alla Prefettura durante il vertice convocato dal prefetto, vertice al quale Occhiuto non si è presentato. Si chiude con due nuove fratture profonde: Polistena e la Locride.
Il territorio, nel suo insieme, sta mandando un messaggio ormai impossibile da ignorare: la sanità calabrese non regge più il peso dei tagli, degli squilibri e della gestione accentrata. I distretti più fragili non sono disposti a diventare zone di sacrificio.
Polistena, il grido di una comunità che non vuole morire lentamente
A Polistena, il consiglio comunale aperto si è trasformato in un vero atto politico. Otto sindaci, un consigliere regionale, primari, comitati, associazioni: un fronte compatto che dice no all’accorpamento con il Gom e sì al potenziamento dell’ospedale “Santa Maria degli Ungheresi”. Il quadro è drammatico: 65 unità di personale mancanti – 39 medici e 26 infermieri – reparti sotto pressione, liste d’attesa che si allungano, sale operatorie rese intermittenti da lavori infiniti e dalla penuria cronica di anestesisti. Il sindaco Michele Tripodi lo ha detto senza mezzi termini: il rischio è che “il pesce grande mangi il pesce piccolo”. E Polistena, di essere pesce piccolo da offrire in pasto all’ospedale hub, non ha alcuna intenzione.
A rendere ancora più chiaro il rifiuto della logica dell’accentramento, la proposta — donata da giovani architetti — per un nuovo corpo ospedaliero da 100 posti letto, sette piani, riqualificazione totale del complesso. Un progetto da 27 milioni che ricorda alla Regione un punto essenziale: se esistono davvero i 33 milioni Inail, allora vadano investiti qui, adesso.
Il primario Cordopatri, radiologo, ha denunciato una sperequazione di personale tra ospedali spoke della provincia che non può più essere ignorata. E i comitati parlano chiaro: i cittadini vogliono i servizi, ma devono difenderli scendendo in piazza.
Locride, lo sfogo degli operatori: “Così ci uccidono”
Se Polistena protesta per non essere schiacciata dal Gom, la Locride è esplosa per un altro motivo: la delibera n.1093 dell’Asp di Reggio Calabria, che ridisegna i tetti della specialistica accreditata tagliando pesantemente l’offerta nei distretti Ionico e Tirrenico e concentrando risorse e potere nell’area reggina.
Lo Studio Radiologico di Siderno, riferimento regionale per migliaia di pazienti, ha rotto gli argini pubblicando una lettera durissima indirizzata a Regione, Asp, sindaci e prefetto.
La definizione è netta: “Una decisione non neutrale, che desertifica territori già fragili e costringe i cittadini a spostarsi fino a Reggio per una Tac o una risonanza”.
Le conseguenze, se la delibera non sarà rivista, sono immediate: aumento incontrollato delle liste d’attesa, rinuncia alle cure per anziani, oncologici e persone senza mezzi, perdita di uno degli ultimi presidi sanitari efficienti della zona. Soprattutto, un effetto politico dirompente: la consapevolezza che la Regione stia trasformando le aree periferiche in zone marginali senza alcuna reale tutela. La Locride chiede un incontro urgente con Occhiuto, un tavolo permanente e una revisione radicale dell’atto.
Un filo rosso: la geografia della sanità calabrese si sta spezzando
Vibo, Polistena, Locride: tre territori diversi, un unico dolore. In tutti e tre i casi emerge lo stesso schema: accorpamenti non condivisi, tagli definiti “tecnici” che colpiscono sempre le stesse zone, carenza di personale che nessun decreto riesce a colmare, ospedali spoke trattati come zavorre, assenza di una reale programmazione territoriale. Occhiuto — commissario e governatore — aveva costruito il suo racconto su un’idea di efficienza, controllo e riorganizzazione. La realtà, oggi, gli presenta un conto molto diverso: il territorio non ci sta più. Ora la narrazione del “risanamento” si infrange davanti a un popolo che vede, nelle scelte regionali, non ordine ma abbandono.
Il rischio politico: la rottura definitiva tra Regione e territori
Questa settimana ha segnato una cosa: la pazienza è finita. Non siamo più davanti a proteste isolate, ma a un fronte diffuso, che va dalla costa tirrenica all’entroterra, fino allo Ionio. Tre aree diverse unite da una percezione comune: la Regione sta sacrificando periferie e ospedali spoke per concentrare servizi e potere nei capoluoghi.









