I reparti degli ospedali italiani si svuotano a ritmi mai visti prima, prefigurando una crisi sistemica della sanità pubblica. L’allarme arriva dai dati elaborati dal Centro studi di Anaao Assomed, la principale organizzazione sindacale dei medici ospedalieri, che per il 2025 registra un’impennata di dimissioni volontarie pari al 150%. Un quadro critico che valica i confini della normale dinamica lavorativa per assumere i connotati di una fuga di massa. “Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale ma di un vero e proprio esodo, guidato da turni massacranti, stipendi non allineati all’Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti”, commenta con fermezza Pierino Di Silverio, segretario nazionale della sigla sindacale.
Il piano d’intervento in dieci punti e la riforma della formazione
Per contrastare il progressivo smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale, l’organizzazione si rivolge direttamente all’esecutivo, alle Camere e ai governi regionali, sollecitando un piano straordinario articolato in dieci interventi chiave. La priorità assoluta risiede nella stabilizzazione delle misure emergenziali, a partire dall’esigenza di “rendere strutturale il Decreto Calabria, trasformando la formazione specialistica in un contratto di formazione-lavoro per i giovani”. Contestualmente, il sindacato ritiene ineludibile il superamento definitivo dei tetti di spesa sul personale, vincoli anacronistici che bloccano la pianificazione delle nuove assunzioni e paralizzano gli organici.
Stipendi europei, sicurezza e incentivi per le aree disagiate
La ricetta dell’Anaao punta anche alla valorizzazione economica e alla tutela delle condizioni operative all’interno delle corsie. Le istanze prevedono l’allineamento delle retribuzioni agli standard continentali tramite la detassazione del salario accessorio, affiancato dalla depenalizzazione della responsabilità professionale per arginare la medicina difensiva. Un capitolo cruciale riguarda poi l’introduzione di incentivi stipendiali e di carriera dedicati alle strutture del Mezzogiorno e alle sedi svantaggiate, unitamente a misure di welfare a protezione della genitorialità, della sicurezza sul posto di lavoro e dei riposi. A completare il quadro delle proposte figura l’istituzione di un osservatorio nazionale permanente deputato a monitorare le cause e le destinazioni di chi lascia il settore pubblico.
Il bivio decisivo per la tenuta del sistema
I prossimi mesi rappresenteranno un banco di prova ineludibile per comprendere se le istituzioni sapranno intercettare l’appello della categoria ed evitare la paralisi dell’assistenza sanitaria. Il vertice del sindacato richiama la politica ad assumere scelte d’impatto e visione strategica. “Il 2025 ci consegna un segnale d’allarme che nessuno può permettersi di ignorare”, conclude Di Silverio. “Il 2026 ci dirà se si è trattato di un incidente di percorso o dell’inizio di una frana. Abbiamo dimostrato che, quando si investe sui giovani, il sistema risponde. Ora serve il coraggio di investire su chi resta”.













