Il comparto dei lavori pubblici e della gestione delle infrastrutture a Vibo Valentia diventa terreno di duro scontro politico. Al centro della polemica c’è l’avvio del progetto “Maione 2” nella frazione di Cancello Rosso, un intervento di ingegneria idraulica concepito per il convogliamento e la regimazione delle acque meteoriche. La totalità dei rappresentanti del gruppo consiliare di opposizione Cuore Vibonese ha espresso un durissimo giudizio sull’efficacia e sulla pianificazione dell’opera, parlando di una totale disconnessione tra gli uffici programmatori dell’ente e le reali condizioni strutturali del territorio.
I consiglieri firmatari hanno espresso tutta la propria preoccupazione in un documento formale volto a evidenziare i rischi legati alla tenuta dei luoghi: “Ci risvegliamo ancora una volta davanti all’ennesimo paradosso gestionale che colpisce il nostro territorio, in particolare la zona di Cancello Rosso. Parliamo del progetto “Maione 2″, un intervento finanziato per il convogliamento delle acque bianche che, pur nascendo con intenzioni teoricamente positive, sta palesando tutta la fragilità di una programmazione fatta a tavolino e distante anni luce dalla realtà oggettiva dei luoghi”. A dichiararlo, in una nota congiunta, sono i consiglieri comunali del gruppo Cuore Vibonese: Giuseppe Cutrulla, Giuseppe Russo, Daniele Tucci e Giuseppe Calabria.
Le criticità dei sottoservizi nel sottosuolo di Cancello Rosso
La contestazione tecnica mossa dalla minoranza si concentra sulla presunta carenza di ispezioni fisiche preventive prima dell’apertura dei cantieri. Secondo quanto rilevato dai consiglieri nel corso di un sopralluogo, la sezione ridotta delle arterie stradali interessate dagli scavi starebbe già creando forti interferenze con le reti tecnologiche preesistenti, con il concreto pericolo di provocare interruzioni dei servizi essenziali per l’incolumità e la quotidianità dei residenti della zona.
L’analisi dell’opposizione mette in luce la saturazione degli spazi sotterranei nei tratti di strada di accesso per i residenti: “La prima, gravissima criticità risiede proprio nella totale assenza di un controllo oggettivo e preventivo sul territorio. È inconcepibile che si dia il via libera a un cantiere di questa portata senza una verifica reale dello stato dei luoghi al momento dell’inizio dei lavori. L’amministrazione continua a dimostrare una pericolosa cecità gestionale: si aprono i cantieri basandosi esclusivamente su planimetrie teoriche, senza che vi sia un monitoraggio fisico e un riscontro pratico sul campo da parte di chi dovrebbe supervisionare l’opera. In una delle strade di accesso per i residenti della zona, caratterizzata da una carreggiata decisamente ridotta, l’apertura degli scavi ha portato alla luce quello che chiunque viva il quartiere sapeva già, ma che gli uffici comunali hanno ignorato: il sottosuolo è saturo. Tra condotte del gas, rete fognaria, tubazioni dell’acqua potabile, sottoservizi Enel e linee telefoniche, lo spazio è praticamente inesistente. Procedere ostinatamente con la posa di ulteriori maxi-tubazioni in un simile imbuto rischia solo di creare danni strutturali irreparabili e disagi infiniti. Ci chiediamo: come si può approvare un progetto esecutivo e dare l’avvio ai lavori senza un’ispezione preliminare e rigorosa dei sottoservizi esistenti? La risposta, purtroppo, è nei fatti e nell’improvvisazione che stiamo vedendo in queste ore”.
Il nodo degli espropri e l’esclusione della rete fognaria
Un ulteriore elemento di attrito riguarda la discrepanza formale e sostanziale rilevata all’interno delle procedure di esproprio dei terreni notificate ai privati. La minoranza evidenzia una contraddizione amministrativa tra quanto promesso nei documenti legali inviati ai cittadini e quanto effettivamente previsto dal capitolato d’appalto, privando di fatto il quartiere di un’opera attesa da decenni.
Il gruppo consiliare ha rimarcato l’incompiutezza strategica dell’intervento programmato dalla giunta: “Il quadro si fa ancora più grottesco se guardiamo alle procedure di esproprio avviate nei confronti di alcuni residenti. Negli atti notificato ai cittadini viene esplicitamente menzionato il passaggio di tubazioni sia per le acque bianche che per le acque nere. Nei fatti, però, il progetto prevede esclusivamente il passaggio delle acque bianche. Qui arriviamo alla beffa per i cittadini di Cancello Rosso, che da anni si battono per chiedere dignità e un servizio fondamentale come il collettamento delle acque nere. Se si deve letteralmente sventrare una strada, interrompendo la viabilità e creando l’ennesimo cantiere-odissea per i residenti, perché non si è colta l’occasione per risolvere definitivamente anche il problema della rete fognaria? Inserire le acque nere nel progetto, como peraltro suggerito dagli stessi atti di esproprio, avrebbe reso l’intervento davvero produttivo e utile alla collettività. Invece, ci troviamo di fronte all’ennesima opera monca: si spende denaro pubblico, si creano disagi, ma non si risolvono i problemi storici del quartiere a causa di una visione miope e priva di coordinamento”.
La formale richiesta di sospensione e il tavolo tecnico
La presa di posizione di Cuore Vibonese si traduce in un’istanza formale indirizzata ai vertici politici del Comune e all’assessorato competente, finalizzata a congelare le attività di scavo per evitare danni permanenti alle strutture pubbliche e private.
La nota si conclude con una precisa diffida ed una richiesta di revisione totale del piano dei lavori: “Come gruppo Cuore Vibonese chiediamo un’immediata sospensione dei lavori e l’attivazione urgente di un tavolo di verifica tecnica sul progetto “Maione 2″. L’amministrazione ha il dovere di fermarsi, mandare i propri tecnici sul posto per un reale controllo del territorio e rimodulare l’intervento ascoltando i residenti. Non tollereremo che i cittadini di Cancello Rosso subiscano i danni di una progettazione superficiale e di un assessore distratto, senza ottenere in cambio nemmeno i servizi essenziali per cui lottano da anni”.










