La Calabria prova a cambiare racconto partendo da uno dei suoi simboli più antichi e più moderni: il vino. Non soltanto prodotto agricolo, ma identità, cultura, turismo, export e promozione territoriale. È questo il senso della presentazione di “Vinitaly and the City – Calabria in Wine”, ospitata nella Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati, a Roma. Un appuntamento istituzionale di peso, aperto dal presidente della Camera Lorenzo Fontana e animato dagli interventi del presidente della Regione Roberto Occhiuto, dei ministri Francesco Lollobrigida e Gianmarco Mazzi, del presidente di Veronafiere Federico Bricolo, dell’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo, di Arsac e degli amministratori dei territori coinvolti. La manifestazione torna in Calabria per il terzo anno consecutivo e lo fa raddoppiando: dal 17 al 19 luglio sarà ospitata nel Parco archeologico di Sibari, mentre l’8 e il 9 agosto debutterà per la prima volta a Reggio Calabria, nello scenario del Lungomare dello Stretto.
Duemila etichette e 145 aziende: i numeri della sfida
La nuova edizione segna un salto di qualità anche nei numeri. Saranno 145 le aziende protagoniste, con circa 2mila etichette in vetrina. In particolare, il programma coinvolgerà 98 produttori di vino e 47 produttori di amari, settore nel quale la Calabria rivendica un ruolo di primo piano. Dalle eccellenze del Cirò, Doc simbolo della viticoltura calabrese, al Pecorello, vitigno autoctono a bacca bianca, fino al Magliocco e a un patrimonio di varietà rare, la regione punta a presentarsi come una terra capace di coniugare tradizione, biodiversità e qualità produttiva. Non solo degustazioni. Attesi anche buyer selezionati da Croazia, Polonia, Regno Unito, Germania, Stati Uniti e Brasile, a conferma della volontà di trasformare l’evento in una leva concreta per i mercati esteri.
Fontana: “Il vino ambasciatore dell’italianità nel mondo”
Nel suo intervento, il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha collocato l’iniziativa dentro il quadro più ampio della forza del vino italiano nel mondo. Un comparto che genera 14 miliardi di euro di fatturato, coinvolge 530mila imprese e dà lavoro a circa 870mila addetti.
Per Fontana, il vino è “un eccezionale ambasciatore dell’italianità all’estero”, sinonimo di gusto, ricercatezza e qualità. Una filiera che continua a rappresentare uno dei motori delle esportazioni italiane: nel 2025, è stato ricordato, l’export del vino ha superato i 7,78 miliardi di euro, per un totale di 21 milioni di ettolitri.
Ma il valore del vino, ha sottolineato Fontana, non è soltanto economico. Ogni bottiglia racconta una comunità, un sapere antico, una tradizione tramandata di generazione in generazione e una biodiversità che appartiene alla parte più autentica del Paese.
Occhiuto: “Finalmente una Calabria ambiziosa”
Il passaggio più politico è arrivato dal presidente della Regione Roberto Occhiuto, che ha rivendicato la capacità della Calabria di uscire da una narrazione difensiva e di proporsi come regione moderna, attrattiva e competitiva. “Finalmente c’è una Calabria ambiziosa”, ha detto Occhiuto, spiegando che eventi come Vinitaly and the City servono a raccontare “un’altra Calabria”, fatta di giovani imprenditori, cantine di qualità, territori identitari e produzioni capaci di parlare ai mercati nazionali e internazionali.
Il governatore ha chiarito anche la filosofia dell’investimento regionale: la Calabria non compete sui grandi numeri della produzione, ma sulla qualità e sulla capacità del vino di diventare marketing territoriale. “Non siamo grandi produttori di vino in termini di quantità”, ha osservato Occhiuto, spiegando però che proprio le cantine sono oggi uno degli strumenti più efficaci per raccontare il territorio. Il vino, nella visione della Regione, diventa così un ambasciatore dell’identità calabrese, capace di generare attrattività turistica e valore economico.
Export e Pil: la Regione rivendica i dati della crescita
Occhiuto ha legato la promozione del vino a una fase più ampia di crescita della Calabria. Richiamando i dati di Banca d’Italia, il presidente ha ricordato che la regione avrebbe registrato un incremento dell’export superiore al 10% e una crescita del Pil pari all’1,1%. Numeri utilizzati per rafforzare il messaggio politico e istituzionale dell’evento: la Calabria non vuole più essere solo una terra da raccontare per le sue criticità, ma una regione che prova a costruire sviluppo attorno a agricoltura, turismo, cultura, archeologia, paesaggio e impresa. Dentro questa cornice si inserisce il doppio appuntamento di Sibari e Reggio Calabria: due luoghi simbolici, due vetrine identitarie, due scenari scelti per mostrare una Calabria capace di unire radici antiche e ambizioni contemporanee.

Mazzi: “Turismo calabrese cresciuto del 10,5%”
A rafforzare il legame tra vino e attrattività turistica è stato il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, che ha richiamato i dati più recenti del comparto. “La Calabria pochi giorni fa ha messo a segno il record di crescita sul turismo rispetto al 2025: +10,5% e +23% sui turisti che vengono dall’estero”, ha detto Mazzi, definendo il dato “molto confortante”.
Per il ministro, la principale vocazione del Sud resta il turismo, soprattutto in una regione che può contare su un patrimonio naturale, culturale e paesaggistico di enorme forza. In questa prospettiva, Vinitaly and the City diventa un tassello di una strategia più ampia: costruire un’offerta integrata, nella quale il vino non sia solo degustazione, ma esperienza, racconto, viaggio. Mazzi ha sottolineato anche il valore nazionale del progetto: “Viva il Vinitaly che gira tutta l’Italia”, ha detto, parlando di un lavoro comune tra le Regioni nel nome dell’Italia.
Lollobrigida: “Un volano per export, lavoro e occupazione”
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha messo invece l’accento sul valore economico e produttivo della manifestazione. Per il ministro, Vinitaly and the City Calabria è importante “per il vino, per la Calabria e per l’Italia”, ma anche per tutti coloro che nel mondo possono contribuire ad aumentare esportazioni e valore dei prodotti italiani. Lollobrigida ha sottolineato che i risultati ottenuti dalla Calabria non dipendono dalla nascita di prodotti nuovi, ma dalla capacità di vendere meglio ciò che la regione ha sempre avuto, trasformando qualità e identità in lavoro, reddito e occupazione.
Il ministro ha annunciato anche la sua presenza all’appuntamento di Sibari, definendo ormai consolidato il legame con il Vinitaly calabrese: “Non manco mai a Vinitaly a Verona, non manco mai a Vinitaly Sibari”. Il vino, ha aggiunto, è un prodotto strategico anche per la tutela dell’ambiente, per il reddito degli agricoltori, per la valorizzazione degli imprenditori e per il legame con la ristorazione e la convivialità.
Bricolo: “Un format che valorizza comunità e territori”
Il presidente di Veronafiere Federico Bricolo ha evidenziato la forza del format, capace di uscire dai confini tradizionali della fiera per diventare esperienza diffusa nei territori. Vinitaly and the City, ha spiegato, rappresenta uno degli esempi più efficaci della capacità di Veronafiere di sviluppare progetti replicabili, in grado di valorizzare non solo i settori produttivi, ma anche le comunità e le aree che li esprimono.
Il raddoppio calabrese, con la terza edizione a Sibari e il debutto a Reggio Calabria, conferma la crescita di un progetto che unisce wine experience, cultura e promozione delle eccellenze locali. Un risultato reso possibile dalla collaborazione tra Veronafiere, Regione Calabria, Arsac, Comuni e istituzioni coinvolte, con l’obiettivo di dare ulteriore visibilità al patrimonio calabrese.
Gallo: “Archeologia, paesaggio e qualità in un unico racconto”
L’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo ha inserito l’iniziativa dentro una strategia più ampia di valorizzazione del comparto agroalimentare calabrese. Il vino diventa il punto di incontro tra archeologia, paesaggio, produzioni di qualità e mercati internazionali. Un racconto che parte dalle cantine, attraversa i territori e arriva ai consumatori, agli operatori e ai buyer. La scelta di Sibari e Reggio Calabria risponde proprio a questa impostazione: non luoghi casuali, ma spazi altamente simbolici, capaci di dare forza a un messaggio di identità e promozione.
Degustazioni, masterclass e buyer internazionali
Il programma prevede degustazioni, masterclass, incontri con operatori, produttori e wine lovers. La presenza di buyer stranieri conferma la volontà di trasformare la manifestazione in una piattaforma concreta per l’internazionalizzazione delle imprese calabresi. La Calabria prova così a presentarsi non solo come destinazione turistica, ma come sistema produttivo riconoscibile, capace di proporre vini, amari, territori, paesaggi e cultura dentro una stessa cornice. È questa la partita più ambiziosa: trasformare l’evento in uno strumento di promozione stabile, capace di produrre ricadute sulle aziende, sulle comunità locali e sull’immagine complessiva della regione.
La bottiglia come racconto della Calabria
Il messaggio uscito da Montecitorio è chiaro: il vino può diventare uno dei linguaggi più efficaci per raccontare la Calabria contemporanea. Una regione che non punta sui grandi volumi, ma su qualità, identità, biodiversità e capacità narrativa. Da Sibari a Reggio Calabria, Vinitaly and the City diventa così molto più di una manifestazione enologica. È una vetrina politica, economica e culturale. Una piattaforma attraverso la quale la Calabria prova a dire che il proprio futuro passa anche da qui: da una bottiglia capace di raccontare una comunità, un territorio e una nuova ambizione.










