11 Ottobre 2026
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Rossano celebra quarant’anni del movimento ultras, dal 1986 sui gradoni del sud Italia: la storia che cammina

Quattro decenni di trasferte, striscioni, amicizie e appartenenza: a novembre tre giornate di iniziative e un docufilm per riunire le generazioni della curva, dal Commando Freak, a Quelli di Sempre, ai Boys di oggi

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Il 26 novembre 1986, a Rossano, prendeva forma un movimento destinato a lasciare il segno nella storia. Sono passati quarant’anni da quel giorno e chi c’era allora oggi ha qualche capello bianco in più, ma conserva i ricordi di anni vissuti tra gradinate, trasferte e amicizie nate attorno alla Rossanese ed ai colori della propria città.
L’anniversario sarà celebrato nelle prossime settimane, nel mese di novembre, con tre giornate di iniziative, pensate per riunire gli ultras di ieri e di oggi, il cui programma dettagliato sarà presentato nei prossimi giorni.

Tra i progetti c’è anche un docufilm, che sarà girato in parte durante una vera trasferta, con la partecipazione di quei “ragazzi” che negli anni Ottanta hanno dato vita al movimento e che oggi sono uomini maturi. Un modo per raccontare una storia attraverso i suoi protagonisti, senza affidare tutto alla memoria e per ricordare chi non c’è più.

Dal Commando Freak ai Boys Rossano

Tutto inizia nel retrobottega del bar della stazione, gestito in quegli anni dal mitico Tonino Zito. È lì che il 26 novembre 1986 nasce il Commando Freak, primo nucleo di una storia destinata a proseguire attraverso gruppi diversi, accomunati dalla stessa passione per i colori rossoblù.
Tra quelli che segnano questo percorso c’è Quelli di Sempre, il gruppo più longevo della tifoseria, rimasto nel tempo un riferimento per chi considera la mentalità ultras qualcosa che va oltre i risultati della domenica. Se ne ricordano ovviamente altri di gruppi, prima e dopo, ognuno con il proprio stile e la propria impronta: gli Ultrà Rossano e la Gioventù Rossoblù, le Brigate Rossoblù, i Veterani, la Brigata Bizantina, i Bulldog, lo Scottish Clan, fino alla Curva Sud e agli attuali Boys Rossano.
A tenere insieme le diverse stagioni non sono soltanto i gruppi e gli striscioni. Ci sono le trasferte, le strade del Sud percorse in pullman e in treno, le partite lontano da casa e i ricordi che ogni generazione lascia a quella successiva.
Tra “pezze” rimaste scolpite nella memoria c’è anche quella ricavata da un proverbio dialettale: “U lign vecchj mantena ru foc”. La legna vecchia mantiene il fuoco. Una frase che, per chi frequenta la curva, racconta bene il rapporto tra i pionieri del movimento e i ragazzi che ne portano avanti la storia.

La curva, molto più di una partita

A Rossano, la vita ultras non esaurisce nei novanta minuti. Nel corso degli anni, accanto al sostegno alla squadra, non mancano le iniziative di solidarietà e forme di aiuto reciproco che coinvolgono persone dentro e fuori dallo stadio.
Dalle collette alimentari per chi attraversava momenti difficili e quelle per consentire a tutti di partecipare alle trasferte, senza lasciare indietro nessuno. Piccoli gesti, spesso lontani dai riflettori, che restituiscono un’immagine della curva diversa da quella legata soltanto al tifo e alla rivalità sportiva.
Anche i rapporti personali hanno un ruolo decisivo. Prima sui gradoni del Maria de Rosis, storico stadio che fu, incastonato nel centro storico, poi allo Stefano Rizzo, dal 1993, si costruiscono amicizie destinate a durare ben oltre una partita.
In alcuni casi, la passione si tramanda dai padri ai figli, creando un legame tra generazioni che vivono epoche diverse della stessa tifoseria.

Quelli di Sempre e una regola: prima e solo Rossano

Tra i gruppi che attraversano questi quarant’anni, Quelli di Sempre occupa un posto particolare per continuità e radicamento. La loro idea di mentalità ultras si fonda su una gerarchia precisa: solo la maglia e la città.
Calciatori, allenatori e dirigenti cambiano. La squadra attraversa stagioni fortunate e momenti difficili, mentre chi sta sugli spalti continua a riconoscersi negli stessi colori. È una concezione del tifo che non lega l’appartenenza al nome di un presidente, un calciatore o ai risultati del campionato.

Al centro resta Rossano. È questo il filo che attraversa la storia del movimento: il sostegno alla squadra come espressione di un legame con la propria città, indipendentemente da chi occupa la panchina o la stanza dei bottoni.

Le trasferte e le rivalità del calcio meridionale

Quarant’anni di tifo significano anche migliaia di chilometri, notti fuori casa e partite vissute in stadi in cui la rivalità si avverte già prima del fischio d’inizio.
Nel percorso della tifoseria rossanese ci sono confronti accesi con piazze come Lamezia e Castrovillari, avversarie con cui si alimenta negli anni una rivalità sentita.
Ma ci sono anche le trasferte negli stadi storici del calcio meridionale, quelli di “nobili decadute”, club che hanno conosciuto categorie importanti e stagioni di grande prestigio: Catania, Messina, Avellino, Taranto e Cosenza. Piazze con tradizioni calcistiche consolidate, in cui la presenza dei tifosi della Rossanese aggiunge altre pagine a colori al racconto della storia del movimento ultras.

Sono esperienze che restano nella memoria non soltanto per il risultato della partita, ma per tutto quello che le circonda: il viaggio, gli incontri, i cori e il confronto con tifoserie abituate a vivere il calcio con la stessa intensità.

Novembre, la festa di quattro generazioni

Le iniziative previste per novembre avranno un obiettivo preciso: riunire chi contribuì alla nascita del movimento e chi oggi ne porta avanti la storia.
Gli ultras storici e i ragazzi delle nuove generazioni stanno lavorando insieme per organizzare una festa aperta alla città, in occasione del quarantesimo anniversario del 26 novembre 1986.
Il programma si articolerà in tre giornate di eventi e festeggiamenti. Sarà l’occasione per rivedere persone che hanno condiviso una parte importante della propria vita, ricordare chi non c’è più e ritrovare compagni di viaggio con cui sono state vissute trasferte, partite e momenti rimasti impressi nella memoria.
Il docufilm girato anche durante una trasferta si inserisce nello stesso progetto: raccogliere testimonianze e immagini, lasciando che siano i protagonisti a raccontare ciò che hanno vissuto.

“Quarant’anni rappresentano un traguardo importante, che vogliamo celebrare insieme a tutta la città e alle tante persone che, nel corso del tempo, hanno fatto parte di questo cammino. Sono volti, storie e generazioni diverse, unite da un legame che si è rinnovato negli anni. Sarà un’occasione per ritrovare e riabbracciare chi ha condiviso con noi una parte di questa storia, per incontrare chi ne è protagonista oggi e per celebrare insieme un percorso che appartiene a tutti”, spiegano gli organizzatori.

Dal Commando Freak ai Boys Rossano, sono cambiate le generazioni, i giocatori e le stagioni calcistiche. Sono rimasti i colori, i ricordi, i sentimenti, le amicizie e il legame con la città. Quarant’anni dopo, la storia della curva continua.

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