La catenina si vede nelle immagini del bar. Nel video del pestaggio non c’è più. In mezzo ci sono un invito a prendere un caffè, un viaggio in auto e un giovane lasciato sanguinante dopo essere stato costretto a inginocchiarsi. È uno dei riscontri raccolti dagli investigatori sulla rapina di Settingiano, una delle vicende confluite nel processo che ha riguardato anche l’aggressione nella discoteca di Soverato che abbiamo raccontato l’altro giorno. Prima della notte in pista, nelle carte ci sono altri due episodi: Settingiano, il 26 maggio 2022, e Catanzaro Lido, il 29 maggio. Una trappola conclusa con botte, minacce e la sottrazione di una catenina e di pochi spiccioli. Poi un’altra aggressione in strada, con un amico della vittima ostacolato mentre cercava di intervenire. Le motivazioni delle sentenze di primo grado e la conferma delle condanne in Appello consentono di ricostruire questi fatti e di capire chi sia stato condannato per ciascuno. Il procedimento abbreviato ha esaminato tutti e tre gli episodi; quello ordinario, celebrato separatamente per Emanuel Rosario Giampà, ha riguardato soltanto Soverato.
L’invito al bar e il viaggio verso il piazzale
A contattare la vittima, attraverso Instagram, era stato Carlo Gallina. I due si conoscevano per aver lavorato, anni prima, nello stesso lido del quartiere marinaro di Catanzaro. L’appuntamento era in un bar di Settingiano, per un caffè. Il giovane arrivò nel pomeriggio del 26 maggio con la propria auto. Gallina era insieme ad altri ragazzi. Dopo una decina di minuti, secondo la ricostruzione accolta dalla giudice Chiara Esposito, il gruppo lo invitò a fare un giro su una Fiat 500 guidata da Simone Mumoli. La destinazione fu un piazzale di via Padula, nei pressi di una struttura sanitaria. Qui Mumoli gli chiese di scendere e, mentre usciva dall’auto, lo colpì al volto. Il ragazzo finì a terra. Alle botte, ricostruisce la sentenza, parteciparono anche Gallina e Tommaso Rosati, 32 anni di Gimigliano. L’appuntamento al bar era diventato il primo passaggio di un’aggressione consumata lontano dal luogo pubblico nel quale la vittima aveva accettato di incontrarli.
Il coltello, la catenina e l’umiliazione filmata
Il giovane venne costretto a mettersi in ginocchio e a pronunciare un’espressione omofoba contro se stesso. Qualcuno riprendeva la scena con un telefono. Nelle motivazioni della sentenza, è Rosati a essere indicato come colui che impugnò il coltello e strappò la catenina dal collo della vittima. “Vuoi che ti tagli anche un orecchio?”, la minaccia riferita dal ragazzo e riportata nella ricostruzione giudiziaria. Gallina gli sottrasse invece 3 euro e 50 centesimi dal portafogli. Dopo l’aggressione, il gruppo si allontanò sulla Fiat 500. Il giovane, rimasto sanguinante, raggiunse a piedi il bar dove aveva lasciato la propria macchina e andò al pronto soccorso. Il referto documentò un trauma cranico e toracico, con escoriazioni sotto l’occhio e una prognosi di dieci giorni.
Dalle motivazioni emerge anche una vicenda legata alla ragazza di Mumoli, indicata come ragione dell’azione punitiva. Il giudice, nel respingere la richiesta di riconoscere a Rosati l’attenuante della provocazione, ha escluso una reazione immediata a un fatto appena accaduto: la sentenza descrive una vendetta maturata nel tempo.
Il video recuperato dal telefono e la prova della catenina
La denuncia ha trovato riscontri nelle telecamere, nei riconoscimenti fotografici e nella ricostruzione degli spostamenti dell’auto. Un ulteriore elemento emerge dall’annotazione della Squadra mobile del 6 ottobre 2022. Gli investigatori confrontarono un fotogramma delle 18:17:34, registrato dalla telecamera del bar, con un’immagine estratta dal video dell’aggressione recuperato attraverso la copia forense del telefono di Mumoli. Nel primo fotogramma la vittima indossava la catenina. Nel secondo, mentre era già ferita e veniva fatta inginocchiare, la catenina non era più al collo.
La polizia precisò che quel confronto, da solo, non dimostrava in modo assoluto la rapina. Costituiva però un riscontro al racconto della persona offesa. Il filmato realizzato durante l’umiliazione era così entrato nel fascicolo investigativo. Anche il modesto importo del denaro sottratto è stato affrontato nella sentenza. La richiesta difensiva di riconoscere la lieve entità della rapina è stata respinta: nella valutazione del giudice hanno pesato la violenza del pestaggio, la minaccia con il coltello e le modalità dell’azione, oltre alla sottrazione della catenina.
Cardamone e la difesa della semplice presenza
Per Settingiano sono stati condannati Gallina, Mumoli, Rosati e Giuseppe Cardamone, 25 anni di Catanzaro. La posizione di quest’ultimo è stata esaminata anche rispetto alla tesi difensiva secondo cui sarebbe rimasto semplicemente presente, senza partecipare al reato. La giudice ha respinto questa lettura. Ha valutato l’intera sequenza, dall’incontro al bar allo spostamento verso il piazzale, e le dichiarazioni dello stesso imputato: Cardamone aveva riferito della decisione del gruppo di appartarsi in un luogo più tranquillo e aveva confermato l’utilizzo del coltello da parte di Rosati. Da questi elementi la sentenza ha ricavato una partecipazione consapevole all’azione, riconoscendone la responsabilità in concorso per la rapina e le lesioni.
Catanzaro Lido: le botte e l’amico fermato
Tre giorni dopo, nella notte del 29 maggio 2022, un’altra aggressione. Intorno all’1:25, un giovane era con un amico a Catanzaro Lido. Nella ricostruzione riportata in sentenza, furono avvicinati dai fratelli Cardamone e da Mumoli. Seguirono minacce e un pestaggio. Il luogo era via del Progresso, nei pressi dell’ufficio postale. Una telecamera riprese la scena e consentì di identificare Giuseppe Cardamone. Le immagini mostrarono anche un gesto preciso: impediva all’amico della vittima di intervenire in sua difesa.
Il ragazzo aggredito riportò un trauma cranico lieve e una ferita al sopracciglio, giudicati guaribili in cinque giorni. Durante le violenze venne danneggiato anche l’orologio che indossava. La sentenza ha ritenuto attendibile il suo racconto, riscontrato dalle riprese e dalla documentazione medica. Per questo episodio, nel procedimento abbreviato esaminato, la condanna per lesioni e danneggiamento riguarda Giuseppe Cardamone. La difesa aveva contestato una differenza nell’abbigliamento tra la fotografia usata per il riconoscimento e le immagini della telecamera. Il giudice ha chiarito che la prima era una foto tratta dal documento d’identità: non un fotogramma dell’aggressione. La diversa tenuta, quindi, non smentiva l’identificazione.
Le quattro condanne e le assoluzioni per Soverato
Il procedimento abbreviato si è concluso con quattro condanne confermate anche in Appello e riferite a combinazioni diverse di reati. Carlo Gallina e Simone Mumoli hanno ricevuto ciascuno 3 anni e 8 mesi di reclusione e 1.667 euro di multa per la rapina e le lesioni di Settingiano, oltre alle lesioni e al danneggiamento di Soverato.
Per Tommaso Rosati la pena è di 3 anni, 4 mesi e 20 giorni e 1.000 euro di multa, relativa alla rapina e alle lesioni di Settingiano. Per Giuseppe Cardamone, condannato per Settingiano e Catanzaro Lido, è di 3 anni e 8 mesi e 1.667 euro di multa. Rosati e Cardamone sono stati invece assolti dalle accuse relative a Soverato per non aver commesso il fatto. Il processo ha ricostruito più violenze di gruppo, accertando separatamente il coinvolgimento dei singoli imputati. Le pene comprendono la riduzione prevista per il rito abbreviato.
Il processo ordinario e l’appello di Giampà
Il secondo procedimento, celebrato con rito ordinario davanti al giudice Giovanni Strangis, ha riguardato Giampà per l’aggressione nella discoteca di Soverato. Il 28 maggio 2025 è stato condannato per le lesioni a un anno e quattro mesi, con sospensione condizionale della pena, e assolto dall’accusa di danneggiamento perché il fatto non sussiste. L’8 ottobre 2026 la Corte d’appello di Catanzaro ha dichiarato inammissibile il suo appello e l’esecutività della sentenza impugnata, fissando sessanta giorni per il deposito delle motivazioni.
Le difese e le parti civili
Nel procedimento abbreviato, Gallina è assistito dagli avvocati Luana Tassone ed Eugenio Felice Perrone, Mumoli da Amedeo Bianco, Rosati da Davide Billà e Cardamone da Alessio Spadafora. Nel procedimento ordinario, Giampà è difeso dall’avvocato Aldo Costa. Tra i legali delle parti civili figurano l’avvocato Giancarlo Pitari, per la persona offesa nell’episodio di Soverato, e l’avvocato Francesco Severino, per la vittima di Settingiano.














