Il nome del candidato viene dopo. Prima bisogna stabilire chi avrà il diritto di proporlo e chi dovrà assumersi la responsabilità di sostenerlo. Nel centrodestra che prepara le Comunali di Catanzaro della primavera 2027, è questo il passaggio attorno al quale si starebbe costruendo la strategia: portare la scelta dentro un accordo nazionale, affidare la candidatura a un partito e lasciare poi alla sua leadership regionale l’individuazione della persona. Il ricordo del 2022 pesa più delle ambizioni individuali. Allora la coalizione si divise e finì per consegnare il Comune a Nicola Fiorita. Oggi il tentativo sarebbe quello di arrivare alla scelta con una decisione capace di vincolare gli alleati, prima che i nomi comincino a consumarsi nel confronto cittadino.
Prima l’accordo sul partito, poi il candidato
Lo schema su cui si ragiona prevede due passaggi. Il primo a Roma, dove Catanzaro entrerebbe nel negoziato sulle candidature del centrodestra alle prossime amministrative. Il secondo in Calabria, dove il partito indicato dall’accordo nazionale sceglierebbe il candidato attraverso i propri vertici, con un ruolo determinante della segreteria regionale.
Per un capoluogo di regione, la decisione avrebbe inevitabilmente un peso che supera il perimetro provinciale. Se la candidatura spettasse a Fratelli d’Italia, il riferimento sarebbe Wanda Ferro. Nell’ipotesi di una designazione azzurra, il confronto decisivo passerebbe dall’intesa tra Francesco Cannizzaro e Roberto Occhiuto. Anche la Lega dovrebbe muoversi dentro lo stesso accordo tra i partiti e in questo caso l’ultima parola spetterebbe a Filippo Mancuso. L’obiettivo sarebbe far accettare agli alleati il criterio della scelta prima di aprire la discussione sulla persona. Chi otterrà la candidatura dovrà proporre un nome capace di tenere insieme la coalizione; gli altri partiti dovranno sostenerlo anche se avranno coltivato ambizioni diverse.
Il precedente del 2022 e i veti da disinnescare
Cinque anni prima, la ricerca del candidato si trasformò in una trattativa logorante. Tra i nomi discussi ci fu quello di Baldo Esposito, proposto dalla Lega e poi ritiratosi davanti alla freddezza degli altri interlocutori. Il confronto tra partiti, gruppi e componenti civiche lasciò sul terreno candidature e rapporti politici. L’esito fu un centrodestra diviso: Forza Italia e Lega sostennero Valerio Donato, mentre Fratelli d’Italia presentò Wanda Ferro. Un’altra aggregazione si raccolse attorno ad Antonello Talerico. Al ballottaggio vinse Fiorita. È quell’esperienza a spiegare il tentativo di restringere il tavolo decisionale. Le liste civiche continuerebbero ad avere un ruolo nella costruzione del consenso, ma nello schema ipotizzato la loro partecipazione alla coalizione arriverebbe dopo l’accordo sulla candidatura. Verrebbe così ridotto lo spazio per i veti esercitati durante la selezione del nome. Resta da capire quanto le componenti cittadine saranno disponibili ad accettare questo ordine. A Catanzaro, il peso dei partiti si intreccia da sempre con quello delle persone e delle loro reti elettorali.
Ferro tiene le carte: possibile anche un nome a sorpresa
Wanda Ferro ha già rivendicato pubblicamente per Fratelli d’Italia la candidatura a sindaco, richiamando lo spazio che il partito vuole conquistare nelle scelte amministrative. La rivendicazione è chiara; il nome da proporre resta aperto. La coordinatrice regionale starebbe lasciando circolare le ipotesi, conservando per sé la proposta finale. Aldo Ferrara è una delle opzioni, ma la valutazione comprenderebbe anche altri profili. Potrebbe emergere una persona finora rimasta fuori dal dibattito pubblico, anche una donna (Tonia Santacroce?). L’attesa ha un significato politico: anticipare una candidatura espone subito il nome alle resistenze degli alleati. Conservare più possibilità consentirebbe invece a Ferro di avanzare la proposta quando saranno più chiari il perimetro della coalizione e l’esito del confronto nazionale. Per FdI, il punto è ottenere il riconoscimento del proprio ruolo nella scelta. Da quel passaggio dipenderà anche la forza con cui presentare il candidato.
Ferrara, la candidatura che avrebbe bisogno dell’unità
Il nome di Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria, si colloca dentro questa ricerca di un profilo capace di raccogliere il sostegno dell’intero schieramento. La sua eventuale disponibilità viene però letta come strettamente legata a una condizione: un centrodestra compatto. La disponibilità di Ferrara resta da definire. L’ipotesi è che possa rappresentare un punto d’incontro se i partiti arrivassero a un’intesa effettiva. Una competizione segnata da liste concorrenti, candidature alternative e conflitti interni renderebbe più difficile coinvolgerlo. Il suo nome, dunque, dipende dalla soluzione delle divisioni che dovrebbe contribuire a superare. Prima servirebbero garanzie sul sostegno degli alleati; poi potrebbe prendere corpo la candidatura. Per Ferrara, l’unità sarebbe il presupposto della discesa in campo. È anche il motivo per cui il suo nome resta legato all’esito della trattativa tra i partiti.
Abramo, Costanzo e il peso di Occhiuto e Cannizzaro
La possibile ricandidatura di Sergio Abramo incontra invece un problema di convergenza politica. L’ex sindaco, oggi presidente di Arsai, conserva un ruolo nel dibattito cittadino, ma il percorso verso una candidatura comune appare difficile. Una delle letture delle iniziative di Sergio Costanzo è che possano spostare gli equilibri del confronto locale e riaprire uno spazio per Abramo. Il punto da verificare sarebbe però la consistenza del sostegno disponibile: le relazioni tra gruppi e consiglieri devono diventare adesioni effettive a un progetto elettorale. In questo quadro si colloca anche Marco Polimeni, segretario provinciale di Forza Italia. Il suo ruolo sul territorio si intreccia con una decisione che, nella strategia ipotizzata, avrebbe il proprio baricentro ai livelli regionale e nazionale. Dentro Forza Italia, infatti, l’intesa tra Cannizzaro e Occhiuto resterebbe determinante. In questo assetto appare difficile che le pressioni locali possano ottenere una candidatura azzurra attraverso una rottura con gli altri alleati. La rivendicazione di FdI e la distribuzione complessiva delle candidature peserebbero più delle iniziative cittadine.
Tallini e Vannacci: il perimetro della coalizione resta aperto
C’è poi Domenico Tallini, passato nell’area di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Il suo peso a Catanzaro pone un problema concreto al centrodestra: quale rapporto costruire con una componente che potrebbe organizzare una propria presenza elettorale.Una delle possibilità sarebbe includerla nel progetto unitario. Molto dipenderebbe dal candidato sindaco e dalla sua capacità di dialogare con Tallini. La scelta della persona, quindi, avrebbe conseguenze anche sulla larghezza dell’alleanza. Una corsa autonoma resterebbe un altro scenario, con la possibilità di discutere un’intesa in vista di un eventuale ballottaggio. Il primo nodo da sciogliere sarebbe il rapporto con il resto della coalizione. La capacità di Tallini di contribuire alla costruzione di una lista gli darebbe uno strumento negoziale. Il modo in cui potrebbe utilizzarlo dipenderà anche dalle scelte nazionali di Vannacci: un accordo con il centrodestra alle politiche favorirebbe la convergenza locale; una corsa separata lascerebbe più spazio alle decisioni nei singoli territori.
Le politiche anticipate e la scommessa del primo turno
Il calendario nazionale entra così nel retroscena catanzarese. Uno degli scenari considerati è quello di elezioni politiche anticipate nella primavera del 2027. L’ipotesi su cui si ragiona sarebbe far precedere il voto nazionale alle amministrative di alcune settimane, con aprile e maggio come possibili riferimenti. Sono ipotesi di calendario, sulle quali non si può ancora costruire una sequenza certa. La loro importanza sta nelle conseguenze: il centrodestra potrebbe cercare un risultato nazionale favorevole da spendere nella successiva campagna per i Comuni, mentre i rapporti con Vannacci verrebbero chiariti prima della scelta definitiva delle alleanze locali. Per Catanzaro, cambierebbe molto. Una coalizione già definita alle politiche offrirebbe un riferimento ai partiti cittadini. Una competizione nazionale separata potrebbe invece rendere più complessa l’intesa con Futuro Nazionale e con Tallini.
Nel centrodestra si coltiva l’aspettativa che una coalizione compatta possa arrivare alla vittoria al primo turno. È una scommessa politica, che dovrà misurarsi con il candidato, le liste, la campagna elettorale e le scelte degli elettori. Prima di affrontare Fiorita, lo schieramento deve riuscire a tenere insieme i propri pezzi. La regia romana servirebbe proprio a questo. La sua efficacia si vedrà a Catanzaro, quando l’accordo tra i partiti dovrà diventare una candidatura sostenuta fino in fondo.














