14 Settembre 2026
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Turismo a Tropea, Macrì lancia l’allarme: “Numeri da record ma si svuota il borgo, fermiamo l’emergenza casa”

Il bilancio della perla del Tirreno su Il Sole 24 Ore tra 700mila presenze e la fuga dei residenti travolta dal boom degli affitti brevi

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La perla del Tirreno si conferma una delle mete più ambite del turismo internazionale, proiettandosi verso la soglia record dei 700mila pernottamenti complessivi. Un successo travolgente certificato anche da un recente approfondimento del quotidiano Il Sole 24 Ore, che evidenzia il boom delle presenze negli alberghi di alta fascia e valori immobiliari che, per gli appartamenti ristrutturati nel borgo storico con vista mare, arrivano a toccare i 10mila euro al metro quadrato.
Tuttavia, come emerso dalle pagine del Sole 24 Ore, dietro questi numeri da capogiro si nasconde un’insidia che rischia di alterare l’anima stessa del borgo.
Negli ultimi dieci anni Tropea ha perso circa 1.500 residenti, spinti ad allontanarsi da un mercato immobiliare sempre più orientato alle locazioni turistiche brevi. Tropea rappresenta oggi un vero e proprio laboratorio per la Calabria, dove la crescita economica deve trovare un punto di equilibrio con la sostenibilità abitativa.

La replica del Sindaco Macrì a Porro sugli affitti brevi e le medie nazionali

Nel dibattito sulle regolamentazioni delle locazioni brevi, richiamato anche dal giornalista Nicola Porro, si fa spesso riferimento a dati nazionali secondo cui gli immobili destinati agli affitti brevi rappresenterebbero soltanto l’1,4% del patrimonio italiano. Il Primo Cittadino di Tropea, Giovanni Macrì, interviene con fermezza sulle colonne de Il Sole 24 Ore per fare chiarezza sulla questione.
“Non contesto il dato in sé, ma il modo in cui viene utilizzato. Una media nazionale non può essere sbandierata per dimostrare che il mercato abitativo sia lontano da condizioni di squilibrio e che, quindi, non esista un problema di accesso alla casa per i residenti. Significa mettere insieme realtà territoriali profondamente diverse ottenendo una fotografia che può anche essere statisticamente corretta, ma che non rappresenta ciò che accade nelle aree sottoposte a fortissima pressione turistica”, osserva Macrì.
Il sindaco sottolinea come realtà ad alta intensità turistica richiedano un’attenzione specifica, visto che pochi beni sottratti al mercato ordinario stravolgono l’equilibrio locale.
“Tropea ne è un esempio emblematico. Abbiamo perso circa 1.500 tropeani in dieci anni, mentre aumentano presenze, posti letto, seconde case e valori immobiliari. Applicare a una realtà di queste dimensioni la media dell’intero patrimonio immobiliare italiano significa semplicemente non vedere il fenomeno nella sua dimensione territoriale”, aggiunge.
L’obiettivo dell’amministrazione non è la demonizzazione della proprietà privata o del business turistico, ma la tutela dei diritti fondamentali della cittadinanza locale. “Il problema nasce quando, in determinati territori, la pressione del mercato turistico raggiunge livelli tali da rendere sempre più difficile soddisfare le esigenze abitative primarie della popolazione residente. Se una giovane coppia che vive e lavora a Tropea non riesce più a trovare una casa a condizioni sostenibili ed è costretta a trasferirsi altrove, mentre quello stesso immobile trova immediatamente collocazione sul mercato turistico, abbiamo un problema reale. E quel problema non scompare perché la percentuale nazionale è bassa”, chiarisce il sindaco.

L’appello alle istituzioni e l’effetto domino sulla Costa degli Dei

Per affrontare il nodo della residenzialità serve un cambio di approccio nell’interlocuzione politica e normativa. “Gli operatori economici devono essere ascoltati e coinvolti, ma i Sindaci rappresentano le comunità sulle quali questi fenomeni producono concretamente i loro effetti. Se si vuole comprendere davvero il problema della residenzialità nelle destinazioni turistiche, bisogna ascoltare chi quei territori li amministra ogni giorno”, afferma Macrì.
Anche le dinamiche europee e i modelli regionali già esistenti, come quello della Toscana, possono tracciare una strada basata su strumenti di governo del territorio differenziati. L’uscita dei residenti dal centro di Tropea si sta già riflettendo sui comuni limitrofi come Parghelia, Santa Domenica di Ricadi e Drapia, dimostrando come il fenomeno stia contagiando l’intera Costa degli Dei.
“Non servono divieti generalizzati. Servono dati, indicatori territoriali e strumenti proporzionati. Le politiche pubbliche serie non si costruiscono sulle medie, ma sulle differenze”, precisa il Primo Cittadino nell’intervista rilasciata al quotidiano economico, rivolgendosi con fiducia anche alla Regione Calabria per studiare soluzioni mirate. “Sono convinto che il presidente Roberto Occhiuto abbia la sensibilità e la visione necessarie per affrontare anche questa questione. Non chiediamo una disciplina contro il turismo o contro la proprietà privata. Chiediamo di poter governare gli effetti del successo turistico laddove essi producono squilibri concretamente misurabili”.
La visione finale per il futuro della cittadina guarda alla conservazione del suo tessuto sociale originario.
“Dobbiamo continuare a crescere – conclude Macrì – ma dobbiamo farlo mantenendo un equilibrio. Il turismo deve creare ricchezza per una comunità, non sostituirsi alla comunità. Una destinazione senza residenti può continuare ad avere visitatori, ma smette lentamente di essere una città. Ed è esattamente questo che vogliamo evitare”.

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