30 Settembre 2026
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Caro carburanti, la rabbia degli agricoltori esplode a Davoli: “Non vogliamo vivere con la fame”

Gli imprenditori agricoli denunciano costi insostenibili ai microfoni di Lino Polimeni: “Come fa una famiglia a vivere con 1.600 euro?”. Alla politica chiedono interventi duraturi: “Vogliamo risposte subito, non il contentino”.

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“Quest’anno non le raccolgo”. Le olive, dice un agricoltore, rischiano di restare sugli alberi. È una delle testimonianze più amare raccolte da Lino Polimeni a Davoli Marina, durante la mobilitazione contro il caro carburanti. Una protesta che ha interessato la statale 106, tra mezzi fermi, rallentamenti e momenti di blocco della circolazione, portando sulla strada le difficoltà di chi lavora nei campi e di chi deve fare ogni giorno i conti con il costo del gasolio. Al microfono arrivano rabbia, preoccupazione e richieste precise: interventi che consentano alle aziende di continuare a lavorare e alle famiglie di arrivare alla fine del mese. Il prezzo alla pompa è il punto di partenza. Ma le testimonianze raccontano un disagio più ampio, nel quale si sommano bollette, spese quotidiane e ricavi che non bastano.

“L’anno scorso lo pagavamo 80 centesimi”

“L’anno scorso lo pagavamo 80 centesimi”, racconta un agricoltore riferendosi al gasolio. È il confronto che porta al microfono per spiegare quanto, nella sua esperienza, siano cambiate le condizioni di lavoro. Le cifre richiamate durante la protesta sono testimonianze dei manifestanti, non una rilevazione dei prezzi. Il problema, per chi coltiva, non si esaurisce nel rifornimento dei mezzi. Lo stesso agricoltore denuncia anche la difficoltà di vendere ciò che ha già prodotto: “Abbiamo l’olio nelle cisterne”. Da qui lo sfogo sulla prossima raccolta: “Io le olive quest’anno non le raccolgo”. Nelle sue parole c’è anche una contestazione alle scelte sulle importazioni e al ruolo delle associazioni di categoria, accusate di essere distanti dalle difficoltà delle aziende. “Noi non vogliamo vivere a vita con la fame”, protesta. Una frase che restituisce il clima del presidio: la convinzione di non poter continuare a lavorare senza una prospettiva economica sostenibile.

“Come fa una famiglia con 1.600 euro a vivere?”

La protesta dei campi si intreccia con quella delle famiglie. Un altro manifestante mette in fila le uscite che pesano sul bilancio mensile: l’affitto, il carburante, le spese scolastiche dei figli. Poi rivolge a Polimeni una domanda: “Come fa una famiglia con 1.600 euro a vivere con questi aumenti?”. È un interrogativo che torna più volte durante la diretta. Il gasolio serve per lavorare, ma anche per spostarsi; l’energia pesa sulle attività e sulle abitazioni. Un partecipante cita una bolletta da 401 euro, portandola a esempio di una pressione che non riguarda una sola categoria. La richiesta è che la politica si misuri con questi conti: quanto costa arare un terreno, mantenere in funzione i mezzi, sostenere una famiglia. Numeri concreti, prima degli annunci.

Gli imprenditori: “Una risposta duratura, non il piccolo regalino”

Accanto agli agricoltori prendono la parola anche altri operatori economici. Un imprenditore del movimento terra descrive il presidio e rivolge un appello ai rappresentanti politici: “Attualmente stiamo presidiando con piccoli rallentamenti”. Poi chiarisce che cosa chiedono i manifestanti: “Una risposta duratura”, non un intervento occasionale per “convincerci del piccolo regalino”. Il tono si fa più netto nel corso della mobilitazione: “Vogliamo le risposte, ma le vogliamo subito, non il contentino”. A emergere è la domanda di poter programmare il lavoro senza essere travolti dalle spese. Chi utilizza mezzi e macchinari lega la sopravvivenza dell’attività anche alla possibilità di sostenere i costi del carburante. Per questo, dal presidio, viene contestata l’idea che basti una misura temporanea a risolvere difficoltà ormai percepite come strutturali.

La contestazione ai sindaci e la presenza del primo cittadino di Petrizzi

Una parte della rabbia si rivolge alle istituzioni locali. “Non c’è un sindaco stamattina qua, non ci sono gli assessori. Dove sono?”, domanda un agricoltore nella prima parte della diretta. Nel corso del collegamento, però, dal presidio viene segnalata la presenza del sindaco di Petrizzi: “L’unico sindaco che qui è presente è il sindaco di Petrizzi”, afferma un partecipante, invitandolo a intervenire. Resta la richiesta di una partecipazione più ampia da parte dei rappresentanti del territorio. “Il problema è di tutti, è di tutta Italia”, sottolinea l’imprenditore del movimento terra, che ringrazia anche le forze dell’ordine per la pazienza e per aver consentito lo svolgimento del presidio.

“Perché non aiutano anche le piccole e medie imprese?”

Dal microfono arriva anche una richiesta di maggiore attenzione per le attività più piccole. “Perché non aiutano anche le piccole e medie imprese?”, domanda un altro intervenuto, contestando quella che considera una disparità nel sostegno pubblico. Il ragionamento parte dalla realtà economica del territorio: “Il tessuto economico di queste zone non è la grande azienda, non è l’industria”, sostiene, indicando nella microimpresa una componente essenziale dell’economia locale. È la preoccupazione di chi teme che la chiusura delle attività produca conseguenze ben oltre i singoli titolari: meno lavoro, meno servizi e ulteriori difficoltà per i paesi.

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