La giustizia e il riscatto sociale si materializzano attraverso i luoghi della bellezza e della condivisione. Una villa nel comune di Cuorgnè, in provincia di Torino, un tempo simbolo del potere mafioso e appartenuta al boss Giovanni Iaria, è stata intitolata a Renata Fonte, l’assessore di Nardò assassinata nel 1984 e riconosciuta come vittima innocente della criminalità organizzata.
L’immobile, sottratto alle cosche in seguito alle indagini e agli sviluppi della celeberrima operazione Minotauro, è attualmente interessato da un imponente piano di interventi per la ristrutturazione e la messa a norma. La struttura si trasformerà a breve in un polo di accoglienza e supporto per i diversamente abili, offrendo servizi mirati a favore di chi necessita di percorsi di inclusione sociale e si trova privato del sostegno familiare.
La cerimonia e le riflessioni di Don Ciotti sulla presenza criminale
Alla cerimonia di intitolazione, svoltasi questa mattina, hanno preso parte la sindaca di Cuorgnè Giovanna Cresto e Sabrina Matrangola, figlia di Renata Fonte, testimoni di un momento dal forte valore simbolico. Presenti inoltre il prefetto di Torino Donato Cafagna, il vicepresidente della Regione Piemonte Maurizio Marrone, il questore e i massimi vertici provinciali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di finanza.
Un contributo centrale alla riflessione collettiva è arrivato da don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che ha rimarcato il significato profondo di restituire alla collettività i beni sequestrati ai clan: “In un bel territorio, questo del Canavese, che per tanti anni è stato occupato dalla presenza della ‘ndrangheta”. Il sacerdote ha poi voluto lanciare un monito contro i rischi di sottovalutazione del fenomeno mafioso: “Oggi le mafie lavorano ad altri livelli ma sono sempre comunque presenti”.















