4 Ottobre 2026
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Siderno, aggressione al giovane indiano: i cinque minorenni si presentano dai Carabinieri con i genitori

Gli indagati, tra i 13 e i 16 anni, sostengono di essere intervenuti in difesa di un amico. La vittima ne avrà per dieci giorni, mentre la Procura minorile prosegue gli accertamenti sul reato di rissa in concorso

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Si sono presentati spontaneamente presso la caserma dei Carabinieri, accompagnati dai rispettivi genitori, i cinque minori ritenuti responsabili della violenta aggressione consumata sul corso della Repubblica a Siderno. Secondo la Gazzetta del Sud i ragazzi, di età compresa tra i 13 e i 16 anni, hanno deciso di consegnarsi alle forze dell’ordine dopo la capillare diffusione delle immagini dell’accaduto. Nel corso delle prime dichiarazioni rese agli inquirenti, i giovani avrebbero fornito la propria versione dei fatti, sostenendo che il pestaggio sarebbe scaturito per difendere un amico coinvolto in una precedente lite con la vittima. Quest’ultima, un cittadino di nazionalità indiana di circa dieci anni più grande degli aggressori, è stata medicata e dimessa dall’ospedale con una prognosi di dieci giorni per le lesioni riportate.

L’ipotesi di reato e il fenomeno social

Tutti i componenti del gruppo sono stati formalmente identificati e risultano attualmente sottoposti a indagini preliminari con l’ipotesi di reato di rissa in concorso, mentre la loro posizione rimane al vaglio della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria. L’episodio, avvenuto lungo il centrale corso cittadino, ha visto la vittima prima accerchiata, insultata ripetutamente e infine colpita con un’ondata di schiaffi, pugni e calci. L’intera sequenza è stata filmata da un altro giovane presente sul posto, la cui identità è in fase di accertamento da parte dei militari. Il filmato, rimbalzato rapidamente sulle chat di messaggistica e sui principali canali digitali, ha suscitato profonda indignazione nell’intera Locride e acceso il dibattito pubblico, allontanando tuttavia l’ipotesi strutturata della “baby-gang” alla luce delle modalità con cui i cinque si sono messi a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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