A Catanzaro il centrodestra ha parecchi aspiranti sindaci e una carenza di alleati disponibili a sostenerli tutti insieme. Fratelli d’Italia guarda ad Aldo Ferrara, Filippo Mancuso reclama il primato dei partiti nella scelta del candidato, mentre Sergio Abramo continua a occupare uno spazio politico che una parte di Forza Italia non sembra intenzionata ad archiviare. La riconquista del Comune mette tutti d’accordo. Su chi debba riconquistarlo, invece, comincia il divertimento.
In questa competizione si inserisce Roberto Vannacci, che nel capoluogo può contare su Mimmo Tallini. La metafora del cavallo di Troia descrive una possibilità politica: offrire a Futuro Nazionale un accesso al mondo del centrodestra attraverso un uomo che ne conosce protagonisti, rapporti e vecchie fratture. Tallini arriva dal cuore di quella coalizione e oggi milita nella formazione che vuole contenderle elettori e rappresentanza.
Furgiuele annuncia la sfida: il candidato c’è, il nome ancora no
A rendere concreta la prospettiva è Domenico Furgiuele. Nell’intervista a Open, il coordinatore regionale di Futuro Nazionale dice che per Catanzaro sono pronti una lista, possibili apporti civici e una “candidatura autorevole”. Non ne rivela il nome, ma indica il capoluogo tra gli appuntamenti sui quali il partito intende misurarsi nel 2027. Il centrodestra deve dunque fare i conti con una proposta elettorale già annunciata. La corsa autonoma è uno scenario concreto; la sua configurazione definitiva dipenderà dalle scelte e dalle interlocuzioni dei prossimi mesi. Per ora, la dichiarazione di Furgiuele permette ai vannacciani di trattare da una posizione diversa: possono presentarsi al tavolo con un’alternativa alla subordinazione. È questa la difficoltà per gli altri partiti. Finché il dissenso resta dentro una riunione, si può rinviare la decisione alla riunione successiva. Quando prende la forma di una lista e di un candidato, il rinvio comincia a costare voti.
Ferrara, Abramo, Mancuso: l’unità aspetta che qualcuno rinunci
Il nome corretto è Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria. Il suo profilo viene indicato da molti analisti come una possibile soluzione gradita soprattutto a Fratelli d’Italia, capace di allargare il consenso al mondo produttivo. Il problema è convincerlo a scendere in campo e, poi successivamente, convincere gli altri alleati del centrodestra. Cosa assolutamente non semplice viste le ambizioni più o meno velate di chi vorrebbe assurgere al ruolo di kingmaker per dare le carte e scegliere il candidato a sindaco antitetico al centrosinistra.
Sul versante azzurro continua a pesare il nome di Sergio Abramo. Il legame politico con Marco Polimeni emerge anche dal dibattito seguito alla mancata spallata contro Fiorita. In una nota di marzo, il consigliere Antonio Corsi attribuiva a Polimeni una valutazione particolarmente favorevole sul ruolo dell’ex sindaco nella ricostruzione del governo cittadino. Poi c’è Mancuso, il cui nome circola da tempo tra quelli spendibili per Palazzo De Nobili. Il rischio, per la coalizione, è evidente: ciascuna componente può avere un candidato credibile e rendere impossibile quello degli altri. Una selezione nella quale il curriculum conta, ma il diritto di veto spesso conta di più.
Mancuso chiude ai civici: un messaggio che pesa anche sull’ipotesi Ferrara
Nell’intervista pubblicata da Calabria7 il 27 settembre, Mancuso ha negato che la convention catanzarese fosse il lancio della propria candidatura. Ha però confermato le sollecitazioni dei sostenitori e precisato: “Non posso decidere autonomamente la mia candidatura”. La scelta, ha spiegato, deve maturare dentro il progetto del centrodestra e attraverso i suoi partiti. Il passaggio più significativo riguarda la richiesta di un candidato con una chiara appartenenza politica e la critica all’apertura indiscriminata verso la società civile. Mancuso richiama l’esperienza precedente per sostenere che la coalizione debba scegliere con maggiore attenzione chi la rappresenterà. È una posizione che, sul piano politico, restringe lo spazio per una soluzione civica come quella di Ferrara.
Tallini conosce la macchina: l’ha guidata prima di metterla sotto tiro
La polemica degli ultimi giorni tra Tallini e Forza Italia racconta una separazione tutt’altro che pacifica. Gli azzurri gli contestano le scelte e i cambiamenti di posizione; lui risponde accusando il gruppo di debolezza nella difesa degli interessi del capoluogo. Nella controreplica rivendica anche il proprio ruolo nelle quattro elezioni vinte da Abramo. Questo precedente spiega il peso della sua presenza in Futuro Nazionale. Tallini conosce una parte della rete sulla quale gli altri vorrebbero ricostruire l’unità. Può cercare consenso tra persone che hanno votato e sostenuto il centrodestra per anni, offrendo loro un’altra collocazione a destra. Per Vannacci è un’opportunità. Per gli ex alleati è una complicazione: liquidare Tallini come un residuo del passato non basta a cancellare i rapporti politici maturati in quel passato.
Il precedente del 2022: Talerico fuori dalla coalizione, poi l’appoggio a Fiorita
La storia da richiamare è quella delle Comunali del 2022: quattro anni fa rispetto a oggi, cinque rispetto al voto del 2027. Tallini sostenne il percorso di Antonello Talerico, che corse separatamente dal candidato appoggiato da Lega e Forza Italia, Valerio Donato. Il gruppo riconducibile all’ex presidente del Consiglio regionale partecipò alla coalizione di Talerico attraverso Noi con l’Italia.
Al ballottaggio Talerico annunciò il sostegno a Nicola Fiorita, motivandolo anche con il veto che l’area di Donato aveva posto sulla sua candidatura. La precisazione è essenziale: Noi con l’Italia lasciò libertà di voto. Non si può quindi descrivere l’intera coalizione di Talerico come un blocco trasferito automaticamente sul candidato del centrosinistra. Il precedente dimostra però quanto una candidatura separata possa incidere sul secondo turno. I voti raccolti fuori dalla coalizione diventano una risorsa politica proprio quando la coalizione ne ha più bisogno. E chi è stato escluso dalla scelta iniziale può ritrovarsi nella posizione di condizionare quella finale.
Il “Fioritallini” e il peso del “sindaco ombra”
La formula polemica “Fioritallini” riassume la lettura critica di quella stagione di convergenze. Per ricostruirla, però, bisogna tenere distinti i passaggi documentati dalle interpretazioni sulla regia. Il peso assunto da Talerico nell’amministrazione Fiorita è riscontrabile. Già nel maggio 2023 Calabria7 utilizzava l’espressione “sindaco ombra” per descriverne l’influenza e le ambizioni nel confronto sulla giunta. Nel settembre 2024, ricostruendo la crisi, Fiorita ricordava che nell’estate precedente l’area Talerico era arrivata a esprimere tre assessori. Una presenza amministrativa consistente, ben oltre un occasionale sostegno consiliare.
Quella fase ebbe anche una conclusione: nel settembre 2024 l’area Talerico annunciò l’uscita dalla maggioranza. E nello stesso periodo Tallini negò di avere stretto patti con Fiorita. Resta la lezione politica: l’appartenenza iniziale a uno schieramento non garantisce la destinazione finale dei suoi protagonisti. A Catanzaro, le maggioranze hanno già dimostrato una notevole capacità di adattamento.
Reggio dà fiducia ai vannacciani, ma Catanzaro non è una fotocopia
Alle suppletive reggine Domenico Giannetta ha ottenuto il 10,94%. Futuro Nazionale considera quel risultato una base dalla quale costruire i successivi appuntamenti. È un dato che rende più credibile la volontà di presentarsi alle Comunali, senza fornire una previsione sul risultato catanzarese. Un collegio parlamentare e un Comune hanno dinamiche differenti. Alle amministrative pesano il candidato sindaco, le liste, le preferenze e i rapporti personali. Tallini dovrà dimostrare di saper tradurre la propria presenza politica in consenso; il simbolo di Vannacci dovrà trovare candidati e organizzazione capaci di sostenerlo.
La minaccia per il centrodestra non richiede necessariamente una vittoria di Futuro Nazionale. Una candidatura competitiva può sottrarre consensi, incidere sull’accesso al ballottaggio e rendere decisivo un sostegno al secondo turno. È uno scenario, non un risultato già scritto. Ma sarebbe imprudente ignorarlo mentre si discute ancora su chi debba sedersi al centro della fotografia.
Il rischio del bis: contendersi la candidatura e perdere il Comune
Il centrodestra può affrontare questa situazione costruendo una candidatura condivisa oppure continuare a sommare nomi, aspettando che l’unità si produca da sola. La seconda strada ha il vantaggio di non chiedere rinunce immediate. Presenta però un inconveniente: gli elettori votano i candidati sulle schede, non gli accordi ancora da trovare. Mentre Ferrara, Abramo e Mancuso occupano il dibattito sulla scelta, Futuro Nazionale prova a trasformare Tallini in una via d’accesso al consenso della coalizione. Il centrodestra rischia così di consegnare al suo vecchio regista un nuovo ruolo decisivo. Dopo aver discusso per mesi su chi debba fare il sindaco, potrebbe dover discutere con lui su chi possa diventarlo.













