Il via libera è arrivato nero su bianco. Con la pubblicazione delle istruzioni operative, l’Inps ha aperto ufficialmente la strada al Bonus Zes Unica, trasformando una previsione normativa in uno strumento concreto. Da questo momento i datori di lavoro privati possono accedere a un esonero contributivo pieno per le nuove assunzioni, a patto che il lavoro venga svolto realmente nelle aree interessate. Non si tratta solo di un dettaglio burocratico: l’Istituto chiarisce infatti che ciò che conta non è la sede legale dell’azienda, ma il luogo effettivo di svolgimento dell’attività lavorativa, un passaggio che mira a evitare operazioni solo formali.
A chi è destinato il bonus e quale lavoro incentiva
Il perimetro dei beneficiari è preciso. L’incentivo riguarda chi assume persone con almeno 35 anni di età, che risultano disoccupate da almeno 24 mesi. Una platea spesso esclusa dalle politiche attive del lavoro, troppo giovane per la pensione e troppo “matura” per i bonus destinati agli under 30. La misura punta quindi a favorire un inserimento lavorativo stabile, almeno nelle intenzioni, cercando di riportare nel mercato del lavoro una fascia di popolazione rimasta ai margini per troppo tempo.
La Zes Unica e il perimetro geografico
Il lavoro agevolato deve essere svolto all’interno della Zona Economica Speciale Unica, che comprende Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna, ma anche Umbria e Marche, come previsto dalla legge n. 171/2025. Un’estensione significativa, che amplia il concetto stesso di Zes e prova a costruire una macro-area di intervento capace di ridurre il divario territoriale e attrarre investimenti privati.
Quanto vale davvero lo sgravio
Dal punto di vista economico, il bonus è tutt’altro che marginale. L’esonero contributivo copre il 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con l’unica esclusione dei premi e contributi Inail. Il tutto entro un tetto massimo di 650 euro al mese per ciascun lavoratore assunto. Un risparmio che incide in modo diretto sul costo del lavoro e che può rendere più conveniente l’assunzione, soprattutto per le piccole e medie imprese del Mezzogiorno.
Occupazione e sviluppo: la prova dei fatti
L’obiettivo dichiarato è chiaro: creare occupazione e stimolare il tessuto produttivo meridionale. Ma l’esperienza insegna che la vera sfida non è l’attivazione del bonus, bensì ciò che accade quando l’incentivo finisce. Il rischio, già visto in passato, è che gli sgravi si traducano in una riduzione temporanea dei costi senza generare occupazione duratura. La differenza, come sempre, la faranno i numeri: contratti stabili, continuità lavorativa e investimenti reali.
Il messaggio dell’Istituto
Nella nota ufficiale, l’Inps rivendica il proprio ruolo, sottolineando l’impegno nel rendere gli strumenti di coesione sociale più semplici e accessibili, e più vicini alle esigenze di imprese e cittadini. Un’affermazione che suona come una promessa. Ora spetta al territorio, alle aziende e alle politiche di accompagnamento dimostrare che il Bonus Zes Unica può essere qualcosa di più di un incentivo a tempo.












