Da oggi, 6 ottobre, il prezzo del gasolio torna a risentire della fine dello sconto fiscale di 6,1 centesimi di euro al litro. Il provvedimento che aveva ridotto temporaneamente la tassazione sul diesel è infatti arrivato alla scadenza il 5 ottobre, senza che sia entrato contemporaneamente in vigore il meccanismo delle accise mobili annunciato dal Governo. Il decreto interministeriale necessario per utilizzare l’extragettito Iva e ridurre le accise non risulta infatti pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Di conseguenza, per la prima volta dallo scorso marzo, viene meno qualsiasi riduzione fiscale specifica sui carburanti.
La situazione si riflette già sui dati del Mimit. Il 6 ottobre il prezzo medio nazionale in modalità self sulla rete stradale è di 2,043 euro al litro per la benzina e 2,244 euro per il gasolio. In autostrada le medie salgono rispettivamente a 2,054 euro e 2,267 euro al litro.
Il gasolio inverte la tendenza
A puntare l’attenzione sugli effetti della scadenza è il Codacons, secondo cui la fine dello sconto ha interrotto la fase di ribassi che aveva caratterizzato gli ultimi giorni, anche grazie alle iniziative adottate da Eni, Ip, Q8 e Tamoil. Sulla rete ordinaria, il prezzo medio del diesel è passato da 2,242 a 2,244 euro al litro. In autostrada, invece, è salito da 2,266 a 2,267 euro. Si tratta di aumenti contenuti, ma che arrivano proprio nel giorno in cui è terminata la riduzione fiscale.
Il Codacons contesta inoltre il mancato avvio delle accise mobili. Secondo l’associazione, il Governo aveva indicato il 6 ottobre come data di partenza del nuovo meccanismo, ma l’assenza del decreto Mase-Mef lascia per ora gli automobilisti senza lo sconto fiscale e affidati soltanto alle iniziative autonome delle compagnie petrolifere.
Unc: “Il Governo ha tradito la promessa”
Sulla stessa linea l’Unione Nazionale Consumatori. Il presidente Massimiliano Dona parla di un “tradimento del Governo”, collegando la mancata attivazione delle accise mobili all’inversione registrata dal prezzo del gasolio. Secondo Dona, l’impatto immediato è ancora limitato: sulla base delle medie Mimit, il maggior costo sarebbe di circa 5 centesimi per un pieno da 50 litri in autostrada e di 10 centesimi sulla rete ordinaria. Il presidente dell’Unc mette però a confronto l’andamento del diesel con quello della benzina, il cui prezzo medio continua invece a scendere.
“Per ora il rialzo è minimo”, afferma Dona, sottolineando tuttavia che, se anche sul gasolio fosse rimasto lo sconto precedente, il trend avrebbe potuto essere differente. La sua conclusione è che il mancato rinnovo della riduzione fiscale rappresenti un costo per gli automobilisti.
Adusbef: “Un pieno costa 3,05 euro in più”
Anche l’Adusbef contesta la fine dello sconto. L’associazione calcola che il ritorno dell’accisa ordinaria sul diesel comporti un aggravio di 3,05 euro su un pieno da 50 litri, considerando i 6,1 centesimi di maggiore tassazione per ogni litro. Secondo la stima dell’associazione, l’aumento delle entrate per lo Stato potrebbe raggiungere circa 220 milioni di euro da qui alla fine dell’anno, sulla base dei consumi medi di gasolio su strade e autostrade. L’Adusbef considera inoltre un errore non destinare l’extragettito Iva alla riduzione dei prezzi alla pompa e teme possibili ripercussioni sui listini al dettaglio.
Gli sconti delle compagnie non bastano
Il quadro arriva dopo una settimana nella quale i prezzi dei carburanti avevano registrato una significativa riduzione, anche per effetto degli interventi autonomi delle compagnie petrolifere. Secondo una rilevazione del Codacons, negli ultimi sette giorni il prezzo medio della benzina sulla rete ordinaria era sceso di 11 centesimi al litro, mentre quello del gasolio aveva perso 13,3 centesimi.
La fine dello sconto fiscale sul diesel rischia quindi di ridurre almeno in parte il beneficio prodotto dai ribassi delle compagnie. Al momento, però, l’impatto sulla media nazionale è contenuto: il dato Mimit del 6 ottobre mostra infatti un incremento di appena 0,2 centesimi al litro per il gasolio sulla rete ordinaria rispetto al giorno precedente. Il nodo resta dunque quello delle accise mobili: il loro eventuale avvio dipenderà dall’adozione e dalla pubblicazione del decreto interministeriale necessario a rendere operativo il nuovo meccanismo.















