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18 Giugno 2026
18 Giugno 2026
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Manovra 2026, pensioni sotto la lente: addio Quota 103 e silenzio-assenso sul Tfr

La legge di bilancio riscrive le regole previdenziali: addio all’anticipo pensionistico, rafforzamento della previdenza integrativa e adeguamento graduale dei requisiti di vecchiaia

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La legge di bilancio 2026 segna un cambio epocale per l’anticipo pensionistico. Addio a Quota 103, il meccanismo che consentiva il ritiro dal lavoro a 62 anni con 41 di contributi, e a Opzione Donna, valida per chi aveva almeno 61 anni e 41 di contributi.

Secondo quanto riferito dal governo, “la manovra non rinnova questi schemi, orientando il sistema previdenziale verso un adeguamento più sostenibile all’aspettativa di vita e alle risorse disponibili”, ha spiegato un portavoce del Ministero dell’Economia.

Ape sociale confermato, ma con tagli

L’Ape sociale, strumento di anticipo pensionistico per lavoratori con mansioni gravose e usuranti, sarà confermato anche nel 2026. Tuttavia, è previsto un taglio dei fondi: “Per gli usuranti verranno sottratti 40 milioni all’anno dal 2033, mentre per i lavoratori precoci i fondi si ridurranno progressivamente fino a 190 milioni dal 2034”, si legge nel testo della manovra.

Tre mesi in più dal 2028

La legge prevede un allineamento graduale dell’età pensionabile all’aumento dell’aspettativa di vita. Invece dei 67 anni e tre mesi totali, dal 2027 sarà richiesto un mese in più, mentre dal 2028 l’incremento complessivo sarà di tre mesi. “Si tratta di un adeguamento progressivo che permette ai lavoratori di pianificare meglio la propria pensione”, ha dichiarato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani.

Tfr dei neoassunti al silenzio-assenso

Dal 1° luglio 2026, in mancanza di una scelta esplicita entro 60 giorni, il Trattamento di fine rapporto (Tfr) dei neoassunti nel settore privato sarà destinato automaticamente ai fondi di previdenza integrativa, secondo la formula del silenzio-assenso.

Una misura pensata per incentivare l’adesione alla previdenza complementare, “in linea con le politiche di rafforzamento della copertura pensionistica dei giovani lavoratori”, spiegano fonti parlamentari.

Stop al cumulo tra contributi Inps e fondi integrativi

La manovra cancella la possibilità di cumulare i contributi versati all’Inps con quelli destinati ai fondi pensione, introdotta l’anno scorso. La decisione è motivata dalla scarsa adesione dei lavoratori: “La misura non ha riscosso grande successo e viene sostituita da strumenti più efficaci di promozione della previdenza complementare”, precisano dal governo.

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