È tornato in libertà Giuseppe Pisano, il 22enne di Dasà arrestato lo scorso aprile nell’ambito di un’indagine dei Carabinieri di Arena su un presunto arsenale di armi e munizioni scoperto nel Vibonese. Il Gip del Tribunale di Vibo Valentia, dottor Maccarrone, ha disposto la sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con il divieto di dimora nel comune di Vibo Valentia, accogliendo l’istanza presentata dal difensore, l’avvocato Giuseppe Orecchio.
L’inchiesta sull’arsenale scoperto ad Acquaro
L’indagine, avviata dai Carabinieri, aveva portato all’arresto di due giovani di Dasà: Giuseppe Pisano, assistito dall’avvocato Giuseppe Orecchio, e Domenico Carè, 21 anni, difeso dall’avvocato Francesco Alessandria.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, i due avrebbero avuto la disponibilità di un casolare nel territorio di Acquaro, dove sarebbero state custodite diverse armi, tra pistole e fucili, alcune delle quali con matricola abrasa, oltre a munizioni di vario calibro. Tra gli episodi contestati figura anche la presunta detenzione di un’arma clandestina rinvenuta in un terreno.
Nel fascicolo d’indagine sarebbero confluiti anche fotografie e video estratti dai telefoni cellulari degli indagati, ritenuti dagli investigatori elementi utili per ricostruire la disponibilità delle armi e alcuni degli episodi contestati.
Le accuse e la posizione degli indagati
A carico dei due giovani vengono contestati, a vario titolo, i reati di detenzione e porto illegale di armi, detenzione di munizioni e ricettazione.
Si tratta, allo stato, di ipotesi accusatorie formulate nel corso delle indagini preliminari, che dovranno essere vagliate nel prosieguo del procedimento. La responsabilità degli imputati potrà essere accertata solo con una sentenza definitiva.
Le decisioni del gip
Con il provvedimento emesso dal gip, Giuseppe Pisano ha lasciato il carcere e resterà in libertà, sottoposto al divieto di dimora nel comune di Vibo Valentia, in attesa della celebrazione del processo.
Per quanto riguarda Domenico Carè, già durante l’estate il giudice aveva accolto un’istanza presentata dall’avvocato Francesco Alessandria, disponendo la sostituzione della misura cautelare con gli arresti domiciliari, accompagnati dall’applicazione del braccialetto elettronico.












