Si terrà domani mattina l’interrogatorio di garanzia di Concetta Nunnari, 59 anni, avvocato del Foro di Catanzaro destinataria di una misura cautelare del divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico per stalking (LEGGI) nei confronti di due imprenditori della città. Accompagnata dal legale difensore Vitaliano Leone potrà scegliere se fornire la sua versione dei fatti davanti al gip firmatario dell’ordinanza Gilda Danila Romano o avvalersi della facoltà di non rispondere.
Secondo le ipotesi accusatorie la professionista avrebbe minacciato di ritorsioni e offeso con strumenti informatici e telematici uno di loro (difeso dall’avvocato Vincenzo Maiolo Staiano), in maniera reiterata, contattando il personale della Polizia Locale per verificare la regolarità delle autorizzazioni del locale di proprietà della parte offesa. E nelle carte dell’ordinanza sono documentate oltre 20 chiamate alle Forze dell’ordine, secondo il castello accusatorio spesso strumentali, finalizzate alla chiusura del locale. Ma gli atti persecutori non sarebbero finiti qui.
“Chi frequenta questo posto è una persona di merda”
La professionista avrebbe inoltrato molte volte richiesta di accesso agli atti per ottenere la documentazione relativa all’attività lavorativa dell’imprenditore e affacciandosi dal balcone della propria abitazione, che dà sul locale, avrebbe insultato anche i clienti: “pregiudicati andate via, chi frequenta questo posto è una persona di merda; domani vi pentirete di essere venuti”. Si sarebbe servita dei social per minacciare anche velatamente la vittima: “fate schivo voi i politici, la gente che vi dà retta, vi piace la musica e vi faccio ballare…vi maledico tutti, specie chi consente questo schifo. Non posso scrivere cosa vi auguro entro la fine dell’anno, ma sappiate che vi arriverà…sapete che vi state mettendo contro la persona sbagliata? Sapete che state facendo solo il vostro male?”.
“Spero che costui se depresso venga curato a Siano”
E come se con bastasse con telecamere di videosorveglianza rivolte sulla strada pubblica, avrebbe controllato continuamente i suoi spostamenti e l’attività che l’imprenditore svolgeva all’esterno del locale, finendo, per pubblicare i frames estrapolati dalle telecamere sul proprio profilo Facebook, raffiguranti la persona offesa e gli avventori del locale. Avrebbe talmente esasperato la vittima, da indurla la notte del primo luglio 2026, a tentare il suicidio e l’indagata avrebbe commentato l’accaduto offendendo l’imprenditore con parole forti: “Spero che costui, se depresso, venga meglio curato nella calda infermeria di Siano”.
“In quel locale si va solo per bere e fumare erba”
Copione simile anche nei confronti dell’imprenditore di un altro locale al quale avrebbe riservato lo stesso trattamento: minacce e insulti, commentando che in quell’attività si andava soltanto “per bere, fumare erba e fare bordello fino a notte fonda”, installando videocamere sulla parete di casa, che, anziché riprendere soltanto l’ingresso e le immediate vicinanze, erano volontariamente direzionate verso i locali (con comandi da remoto, trattandosi di impianti rotabili e direzionabili) per registrare i comportamenti degli avventori. Avrebbe anche questa volta contattato più volte le Forze dell’ordine per sottoporre a controlli il locale con esiti pressoché sempre negativi, pubblicando post su facebook denigratori: “Vi maledico tutti, specie chi consente questo schifo”, avvertendo la vittima che si sarebbe rivolta alle autorità amministrativa e giudiziaria: “Avete voluto la guerra? Ve la dò…Ho deciso che non si fanno prigionieri…Se ci sono connivenze io le scoverò e le renderò pubbliche…sono già partite le richieste di accesso agli atti per l’occupazione del suolo pubblico e per le relazioni di servizio, oltre le diffide ad adempiere […] la situazione sarà risolta in modo da ripristinare la legalità”. Richieste di accesso agli atti amministrativi in cui Nunnari avrebbe rappresentato fatti non corrispondenti al vero, determinando nella vittima un grave stato d’ansia per le iniziative giudiziarie e amministrative rappresentatigli e per la volontà espressa di fargli chiudere il suo locale.











