11 Ottobre 2026
11 Ottobre 2026
spot_img
spot_img

“L’avvocato costretto a notificare il decreto a se stesso”: la protesta delle Camere penali in Calabria

Il Coordinamento regionale denuncia le criticità applicative della circolare ministeriale e chiede di eliminare gli oneri aggiuntivi a carico dei difensori, garantendo pagamenti più rapidi

spot_img
spot_img
spot_img

Il Coordinamento Regionale delle Camere Penali della Calabria chiede un intervento urgente al ministro della Giustizia per affrontare le criticità legate all’applicazione della circolare ministeriale del 25 luglio 2026. Al centro della segnalazione ci sono i ritardi nella liquidazione dei compensi professionali, i nuovi oneri a carico dei difensori e i rischi per l’effettività del diritto di difesa dei cittadini non abbienti. La richiesta è contenuta in una lettera datata 10 ottobre 2026, nella quale il Coordinamento denuncia le conseguenze che l’applicazione della circolare sta producendo sull’attività dell’Avvocatura, sollecitando chiarimenti e modifiche normative per garantire tempi certi nei pagamenti.

Compensi degli avvocati, le criticità della circolare ministeriale

La circolare, alla luce del rito semplificato di cognizione introdotto dalla riforma Cartabia, individua il termine per l’opposizione in trenta giorni dalla notificazione del decreto e, in mancanza, in sei mesi dalla pubblicazione. Secondo il Coordinamento regionale, il problema nasce dalla prassi che si sta diffondendo in diversi uffici giudiziari, dove la messa in pagamento dei compensi viene subordinata al decorso del termine semestrale oppure alla preventiva notificazione del decreto da parte del difensore, a proprie spese, a tutte le parti interessate.
Una conseguenza che, pur non essendo espressamente prescritta dalla circolare, sta determinando ulteriori ritardi nei pagamenti o l’imposizione di nuovi oneri a carico degli avvocati. Il paradosso evidenziato nella lettera è quello del difensore di un imputato irreperibile, costretto a notificare il decreto persino a se stesso.

A questa situazione si aggiungono ritardi cronici e compensi ridotti, che obbligano i professionisti ad anticipare per mesi i costi di un’attività già svolta e riconosciuta. Per le Camere penali calabresi, non è accettabile che un avvocato, per ottenere il pagamento del proprio compenso, debba trasformarsi in notificatore e farsi carico di ulteriori spese e adempimenti.

Il diritto di difesa dei cittadini non abbienti a rischio

La questione, sottolinea il Coordinamento, non riguarda soltanto gli aspetti economici o gli interessi della categoria professionale. Il patrocinio a spese dello Stato e la difesa d’ufficio garantiscono l’effettività del diritto di difesa sancito dall’articolo 24 della Costituzione. Rendere sempre meno sostenibile l’esercizio di queste funzioni significa, secondo i firmatari, mettere a rischio la disponibilità dei professionisti a svolgerle, con conseguenze dirette per i cittadini non abbienti. Una criticità particolarmente rilevante in Calabria, dove l’accesso alla tutela legale per le persone prive di adeguate risorse economiche rappresenta un tema centrale.

Il Coordinamento ritiene quindi necessario intervenire tempestivamente per impedire che una prassi applicativa, nata dall’interpretazione della disciplina processuale, aggravi ulteriormente la condizione economica dei difensori e comprometta la sostenibilità di un servizio essenziale per la collettività.

Le richieste al ministro della Giustizia: chiarimenti e modifiche normative

Nella lettera indirizzata al ministro, le Camere penali calabresi chiedono innanzitutto di chiarire formalmente la portata della circolare del 25 luglio 2026, precisando che la disposizione disciplina i termini per l’opposizione e non introduce un obbligo generalizzato di notificazione a carico del professionista.
Il Coordinamento sollecita inoltre un intervento normativo urgente, anche attraverso la proposta già avanzata dall’Unione delle Camere Penali Italiane, per eliminare le incertezze interpretative e garantire tempi ragionevoli e certi per la corresponsione dei compensi. Tra le soluzioni indicate, la possibilità di attribuire alla comunicazione a tutte le parti anche valore di notifica oppure di prevedere che il provvedimento di liquidazione relativo alla fase o al grado venga letto o depositato contestualmente al provvedimento che lo definisce, così da assicurare la contestuale conoscenza degli atti. Un’altra richiesta riguarda l’apertura di un confronto con le rappresentanze dell’Avvocatura, allo scopo di affrontare l’emergenza attuale e individuare soluzioni strutturali ai ritardi nelle liquidazioni e nei pagamenti.

“Non vi è più spazio per rinvii”: l’appello delle Camere penali calabresi

La posizione del Coordinamento è netta: “Il Coordinamento ritiene che non vi sia più spazio per rinvii”. I firmatari chiedono al Ministero un intervento concreto e tempestivo per superare le criticità segnalate e impedire che gli avvocati continuino a sostenere costi aggiuntivi e ad attendere a lungo il riconoscimento economico dell’attività svolta. Nella lettera viene ribadito anche il valore della funzione professionale: “La dignità dell’Avvocatura non è una rivendicazione corporativa: è una condizione indispensabile per garantire l’effettività del diritto di difesa, soprattutto a chi non dispone delle risorse economiche per tutelarsi autonomamente”.

Il Coordinamento Regionale delle Camere Penali della Calabria conclude auspicando un sollecito riscontro e un intervento risolutivo del Ministero, nell’interesse dell’Avvocatura, dei cittadini più vulnerabili e del corretto funzionamento della giustizia. La richiesta è stata sottoscritta dai presidenti delle Camere penali territoriali di Castrovillari, Catanzaro, Cosenza, Crotone, Lamezia Terme, Locri, Palmi, Paola, Reggio Calabria, Rossano e Vibo Valentia. Per il Coordinamento delle Camere Penali Calabresi firma l’avvocato Giuseppe Milicia.

spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img
spot_img
spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img
× Sponsor